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La memoria corta.

La memoria corta.
Febbraio 20
14:512019

Uno dei grandi problemi delle città è che le istituzioni hanno la memoria corta e quindi, via via che si rinnovano, ritornano in auge i problemi che sono stati affrontati e sviscerati nel tempo. Grazie a Dio ci sono quelli che invece la memoria ce l’hanno, eccome. Ad esempio chi vi scrive che, grazie al proprio lavoro di giornalista, quotidianamente ha seguito le fasi di crescita di questa città analizzandone i fenomeni e criticando le scelte che si stavano facendo , spesso, ad uso e consumo di alcuni. Parliamo ad esempio della questione centro storico. Oggi il Prefetto, animato da tanta buona volontà, ma che naturalmente non può ricordare quante parole sono state spese inutilmente sull’argomento, ha convocato un tavolo di concertazione per discutere dei problemi della zona che Padre Burrafato, parroco di San Giovanni, ha voluto raccontare su un articolo pubblicato sul giornale. Qualcuno ricorderà che le stesse parole, le stesse difficoltà e criticità, erano state già evidenziate, 25 anni fa, da Mons. Tidona parroco della cattedrale. Dunque il tempo fugge, è vero, ma non si è mai intervenuto sulla questione degrado, spopolamento, negozi che chiudono etc etc. La colpa non è di nessuno perchè il problema è grande e bisogna affrontarlo in modo strategico. Noi, come Teleiblea abbiamo fatto intere trasmissioni, lanciato allarmi che sono stati recepiti dalla forza dell’ordine e cosi via. Ma come si sa vanno più di moda i tavoli dove ognuno, a giro, può dire la sua ed avere un momento di celebrità. Per dovere di cronaca devo riportare una necessita evidenziata dal prof Flaccavento che ha fatto cenno all’importanza che potrebbe avere il Museo Archeologico. Alcuni anni fa il soprintendente dell’epoca insieme al prefetto, in conferenza stampa organizzata nella sala degli affreschi al palazzo di governo, annunciarono con grande soddisfazione che il museo sarebbe stato trasferito a Ibla, al Gesù. Solo alcuni, tra cui l’archeologo Distefano ed il sottoscritto, si schierarono contro questa assurda decisione che avrebbe contribuito a depauperare la Via Roma. Fortunatamente con l’arrivo di Rizzuto si è pervenuti alla saggia decisione di lasciare il Museo di via Natalelli come simbolo della archeologia del territorio mentre, al Monastero di Ibla, appena sarà pronto, andranno altre testimonianze più ragusane. Insomma oggi, come ha detto il prof. Flaccavento bisogna mettere insieme diverse esigenze e capire che il problema è economico prima di tutto perchè le attività chiudono per mancanza di clienti e poi ideologico cercando di superare questo modo di dire che al centro ormai non ci va nessuno ed infine culturale perchè mancano gli spazi adatti. Comunque noi l’avevamo detto.

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