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Quando il ministro Lezzi rideva di gioia per la Ragusa-Catania, ma a volte di questa strada si muore

Quando il ministro Lezzi rideva di gioia per la Ragusa-Catania, ma a volte di questa strada si muore
Gennaio 18
20:16 2019

Quasi non riusciva a trattenere le risate per la gioia il ministro Lezzi, il mese scorso, quando, circondata da ben sette sindaci del Sud-Est di Sicilia, annunciava che il raddoppio della Ragusa-Catania era ormai cosa fatta. A metà gennaio, diceva, si sarebbe riunito il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica che, *finalmente*, avrebbe deliberato per l’opera e, *finalmente*, si sarebbero potuti aprire i cantieri. E gioiva il ministro Lezzi – quella convinta che il PIL di un Paese come l’Italia aumenta d’estate grazie all’accensione simultanea dei condizionatori in tutto il territorio nazionale – rideva mentre dava la notizia importantissima per tutti i siciliani e il sindaco di Chiaramonte Gulfi, poco avvezzo alle dirette streaming su un social network, centrato in pieno dall’ottica di uno smartphone, chiedeva insistentemente che qualcuno gli scattasse una foto, perché era accanto al ministro per il Sud, anzi, per il Suddo, come dice lei. Rideva e minimizzava quasi la questione, per farla apparire cosa semplice, perché “abbiamo ricevuto da parte dei sindaci un sollecito molto educato e privo di qualsiasi forma di polemica (io non so neanche di che partito sono) abbiamo guardato solo all’interesse di questo territorio che aspetta questa strada che è un collegamento da paese civile, non è che ci abbiano chiesto qualcosa di stratosferico…”. Rideva, ma non c’era proprio nulla da ridere: il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che, non ce ne voglia la Lezzi, da sempre pesa qualcosina in più del Ministero per il Sud(do), durante la seduta del Cipe, ieri, ha presentato delle prescrizioni tecniche non meglio precisate, ma legate alle tariffe per l’utenza, e si è tornati indietro di un anno, incomprensibilmente.
Non ha fatto mancare un proprio intervento il ministro Danilo Toninelli – quello che scrive i decreti col cuore, sempre se non si perde per il tunnel del Brennero – il quale, quasi a scusarsi, conferma da parte del suo Ministero “il forte impegno politico sull’opera, data la sua rilevanza, e la necessità di avviare i lavori il più celermente possibile”, rimandando tutto a tra un mese. Forse.
La delusione, però, è tanta e la speranza sembra essere stata sopraffatta da un sospetto che più volte ha tormentato gli attori di tutta la vicenda: potrebbe essere che l’opera sia antieconomica a tal punto da creare tutti questi problemi? Il nodo principale, infatti, continua ad essere l’elevato costo del pedaggio. Ma adesso, dopo che il ministro Lezzi si è spesa, ultima di una lunghissima serie di politici di ogni colore e grado, come si potrebbe dire al territorio che quest’opera, per come è nata, non si potrà fare?
La Regione, intanto, tramite l’assessore Marco Falcone, chiede chiarezza (“Il Governo ci dica subito se non intende far costruire l’autostrada”) e continua a proporre l’ingresso del Consorzio Autostrade Siciliane nell’affare. Questo potrebbe essere il nodo cruciale. Con il Cas in società con il concessionario – porterebbe in dono 16milioni di euro – la Regione investirebbe altri 363milioni provenienti da fondi POC, da spendere entro il 2023. A questo punto, forse, il pedaggio potrebbe scendere sensibilmente sotto i 10 euro a tratta (si punterebbe a dimezzare la cifra) rendendo l’opera appetibile anche per i cittadini. I dubbi sull’immensa presa in giro nei confronti di questa piccola parte di Sicilia, si fanno sempre più forti.
Una cosa giusta, però, l’ha detta proprio Lezzi ed è bene che sia chiara per tutti: aspettiamo da non sappiamo più quanti anni una strada degna di un paese civile, nulla di stratosferico. E non c’è davvero niente da ridere, anche perché di Ragusa-Catania a volte si muore.

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Leandro Papa

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