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Basta con le teoria del complotto, il M5S ammetta che è solo politica

Basta con le teoria del complotto, il M5S ammetta che è solo politica
Aprile 26
14:312018

“Il lupo perde il pelo, ma non il vizio”. Così recita l’antico detto e mai ci fu caso più calzante per interpretare le strategie dei pentastellati. Non importa se parliamo di Di Maio, della Raggi o delle cose di casa nostra, per i 5 Stelle la colpa è sempre e solamente degli altri. Si può parlare della loro incapacità, della loro inconsistenza, del loro sistema valoriale, che sempre più assomiglia a una banderuola, la loro risposta sarà sempre la stessa: Complotto!
Ordito da chi non si sa, ciò che è certo è che esiste e che ha un’unica vittima: gli esponenti dei 5 Stelle e il Movimento, di conseguenza impossibilitati a realizzare quella meravigliosa rivoluzione tante volte promessa.

“In questi giorni il M5S di Ragusa è stato preso d’assalto da delatori, spie, hacker, profili fake, infiltrati e chi più ne ha più ne metta! Anche la nostra piattaforma è stata presa d’assalto”. Così l’on. Stefania Campo prova a spiegare quello che sta accadendo in questi giorni all’interno del Movimento. Forse folgorata dai recenti fatti di cronaca collegati a Cambridge Analytica, che tante ombre hanno gettato sulle elezioni statunitensi o sul referendum della Brexit, l’onorevole prova a nascondere così la polvere sotto il tappeto, dando la colpa di tutto a fantomatici hacker, servizi segreti e naturalmente ai soliti occulti delatori, tutti impegnati nella delegittimazione sistematica del M5S.

La vicenda è arcinota, qualcuno all’interno del del Movimento, magari di concerto con altri, ha deciso, nel pieno rispetto delle “regole democratiche”, di epurare le voci dei dissidenti dalla piattaforma del meetup di Ragusa. Ma non c’è pace per il povero Movimento e così, pochi giorni fa, una testata locale pubblica una registrazione audio, dalla quale appare chiaro la divisione in due fazioni del Movimento, l’una legata a Piccitto e l’altra alla Campo. Un’indiscrezione che ha fatto imbestialire i ragazzi del meetup, che addirittura minacciano querele contro il giornale e il giornalista, rei di aver svolto solo il proprio lavoro. Peccato che, ancora una volta, i cinque stelle scivolano su una buccia di banana, che poi è sempre la stessa: l’ordinamento giuridico, che loro continuano a disconoscere. Se ne facciano una ragione, l’Italia è uno stato di diritto, regolato da leggi, che stabiliscono cosa si può fare e cosa no, al di là dei diktat di Grillo.

A questo punto due sono le ipotesi in campo. 1) I fantomatici poteri occulti lavorano alacremente per delegittimare il Movimento. 2) Qualcuno all’interno del Movimento ha deciso di fare un po’ di pulizie. Dove sta la verità? Propendiamo per il rasoio di Occam (a parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire)?

Più di una volta abbiamo raccontato i tormenti dei cinque stelle ragusani. Un’insofferenza nata già all’indomani dell’elezioni di Piccitto. L’ingegnere, infatti, indifferente alle richieste della base, insensibile alle sacre regole del blog di Grillo, decise di lavorare a testa bassa e chiuso nella sua torre d’avorio, impermeabile a tutto e a tutti. Una refrattarietà che però a lungo andare ha logorato, più di qualsiasi spia o hacker, irrimediabilmente quella che iniziò come una splendida luna di miele. Così nacque il secondo meetup, alternativo a quello originario, poi scomparvero i meetup e infine fu ricostituito un meetup, che poi si suddivise a sua volta. Ma l’acme di tutto di certo lo si raggiunse con l’inspiegabile defenestrazione dell’allora assessore Campo, che di fatto creò una spaccatura insanabile tra l’amministrazione Piccitto e i sostenitori del Movimento. Dopo lo scorso 5 novembre, qualcuno ci confidò che era prossima una resa dei conti. Sarà vero?

Attenendoci ai fatti, appare evidente che la situazione politica è un po’ più complessa di ciò che ci vogliono far credere e non solo per i recentissimi fatti di cronaca. E’ innegabile che Casaleggio o Grillo o Di Maio o lo stesso Cancelleri hanno sonoramente bocciato questa Giunta, eppure Ragusa poteva essere un ottimo spot elettorale per le elezioni del 4 marzo. Lo stesso Iannucci, potentissimo braccio destro di Piccitto, fu indotto a ritirare la candidatura, nata da un’investitura da parte dello stesso sindaco. L’on. Campo ricordò che la carica a primo cittadino non è qualcosa che si può lasciare in eredità. Infine la spunta Tringali, la cui nomina non sarà stata una scelta facile. Nonostante il suo nome circolava da tempo, la sua ufficializzazione è avvenuta appena due giorni fa. Perché? Quali garanzia l’ex forzista ha dovuto dare a Cancelleri? Qual è stato il ruolo, in questa partita, dell’onorevole Campo? Se Tringali dovesse diventare sindaco, la Campo sarà il suo tutor, sarà il suo referente principale? Sarà lei la cinghia di trasmissione tra Ragusa e Palermo? Ma ancora. Abbiamo saputo che la squadra assessoriale non verrà scelta in base ai curricula, come fu nel 2013, ma verrà nominata come in qualsiasi altro partito, ma da chi? Dalla Campo? Da Cancelleri?

In politica, e questo Tringali lo può spiegare alla Campo, ha più esperienza in materia, le bugie hanno le gambe corte. Inoltre, l’esistenza delle correnti all’interno di un soggetto politico non è di per sé deplorevole, anzi spesso è indice della vivacità democratica dello stesso. Tutto ciò a patto che il Movimento inizi a spiegare ai suoi sostenitori che il racconto delle origini era solo una fiaba e che la politica è tutt’altra cosa. Fare politica infatti significa fare compromessi, che non per forza devono essere giustificati alla luce di complotti o a colpi di bianchetto. Adesso, ci chiediamo, se questa lezione è stata capita da Di Maio e Casaleggio, perché non la dovrebbero accettare pure gli attivisti ragusani?

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Rosario Distefano

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