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Pizzo, mafia e chiesa. Le esternazioni di Gulino e i soliti silenzi di Piccitto

Pizzo, mafia e chiesa. Le esternazioni di Gulino e i soliti silenzi di Piccitto
Marzo 28
12:23 2017

Come una bomba a orologeria tornano le butade del consigliere pentastellato Dario Gulino. Questa volta, nel mirino del “dormiente” Gulino, c’è il protocollo d’intesa, tra Comune e Diocesi, per la fruizione delle chiese.
Adesso non vogliamo dire che il nostro Gulino sia una persona poco sveglia, tutt’altro, certo è che da un punto di vista politico non brilla per impegno e solerzia, eccezion fatta per qualche post su Fb o qualche roboante dichiarazione in Aula. Tutti interventi volti – questa è la nostra impressione – a distogliere l’attenzione da problemi più seri e contingenti o magari buoni solo a lanciar messaggi a questo o a quel rappresentate dell’Amministrazione. Tutto lecito, certo, è che il “povero” Gulino, consigliere comunale affaccendato in altre faccende, sempre di più assomiglia – o così vorrebbero farci credere – a un cane rabbioso che va sciolto all’occorrenza. Da chi? Non è chiaro o forse lo è sin troppo. In fondo Gulino, da un punto di vista politico, non ha nulla da perdere a differenza di altri e quindi chi meglio di lui può lanciare strali?
Gli dicono cosa scrivere, gli dicono cosa dire, gli dicono qual è il nemico del momento.
E’ proprio il caso del suo ultimo post: “Ed anche quest’anno il comune paga 45.000 di pizzo alle chiese per farle tenere aperte. Quindi: il comune regala il terreno, il comune paga i lavori di costruzione, il comune paga le ristrutturazioni, il comune paga per tenere le porte aperte. Qualcosa non funziona. Sono sempre più convinto che basterebbe togliere il vaticano dall’Italia per risolvete almeno il 50% dei problemi”. Insomma l’equazione è tanto facile quanto ardimentosa. Chiesa uguale pizzo, chiesa uguale mafia (o atteggiamento mafioso).
Adesso, ognuno pensi quel che vuole, per fortuna siamo in democrazia, ma ci sembra una polemica alquanto speciosa quella del consigliere e per un motivo soltato: lui non era neanche presente nella seduta comunale in cui si discuteva la destinazione di una parte della Tassa di soggiorno, ergo la faccenda non gli interessava. Come mai questo repentino quanto inaspettato interesse? Chi e perché lo ha consigliato in tal senso?
E poi, si può veramente parlare di pizzo per una cifra tanto irrisoria?
Mentre infuriano polemiche di tutt’altra natura in città, vedi la questione di piazza del Popolo, l’imbarazzante vicenda della potatura degli alberi o l’incerto o certissimo futuro dei lavoratori del servizio idrico (dopo i sette già licenziati, altri tre operai stanno per andare a casa, ndr.), Gulino che fa? Apre il suo bel profilo FB e attacca il Vaticano, la Diocesi, l’Amministrazione per soli 45 mila euro, soldi che vanno a sostenre direttamente il nostro turismo. 45 mila euro, lo ripetiamo, una vera goccia nel mare se si pensa al nostro bilancio annuale, che ammonta a circa 200 milioni di euro.
Chissà, magari, ci sbagliamo e l’unico vero intento di Gulino è quello di essere un anticlericale e noi non lo avevamo ancora capito.
In tutta questa vicenda, come sempre, il grande assente è il primo cittadino, che, a parer nostro, ha il dovere di intervenire, ma colpevolmente ha deciso di stare in silenzio. Qualsiasi suo intervento oggi risulterebbe tardivo, ma non inutile. Come dire: meglio tardi che mai.
Piccitto dovrebbe prendere una posizione, qualunque essa sia, lo esige la città, lo prevede il suo ruolo, ma lui opta, ancora una volta, per un silenzio assordante.
Potrebbe, ad esempio, denunciare la Diocesi che, con una pistola puntata alle tempie, lo ha costretto a sborsare questa somma, potrebbe, in alternativa, redarguire e stigmatizzare l’uscita improvvida del suo consigliere. Tutto, perciò, fuorché il silenzio! Ma no, non è da lui, lui sceglie sempre di mantenere un profilo basso e di seguire il vecchio adagio del calati juncu ca passa la china.

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Rosario Distefano

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