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Una brutta pagina per la danza, per la cultura, per la nostra città

Una brutta pagina per la danza, per la cultura, per la nostra città
Febbraio 16
13:25 2017

Il prossimo 5 marzo si terrà, presso il Teatro Tenda di Ragusa, la X edizione di “Un contest per la ricerca”. Una kermesse di danza organizzata dal Csen, dal Coni e da Akademi arte, danza e movimento. Ma veniamo ai fatti.

Due giorni fa Saveria Tumino, di Progetto Danza, denuncia, in un lungo post su Facebook, quello che non possiamo che definire come un veto del Csen alla scuola suddetta, a Saveria Tumino, ad Andrea Pannuzzo e soprattutto ai loro allievi.

“Visto che una mia allieva ha vinto la partecipazione con una borsa di studio al 100%, avevamo deciso, dopo anni, di partecipare al concorso, presentando un totale di 10 brani divisi tra solisti e gruppi – scrive nel post la Tumino, che prosegue – quindi telefono ad una delle organizzatrici, che si nega attraverso la sua segretaria e mi indirizza al suo socio, nonché presidente provinciale Csen.
Lo chiamo e dall’altro lato trovo una persona altezzosa che mi nega la partecipazione al concorso e mi dà queste due inaudite motivazioni:
1- per la partecipazione devo essere affiliata Csen (ma non è scritto da nessuna parte, anzi nel regolamento è specificato solo che i soci csen usufruiscono di uno sconto del 10%.)
2- ci sono già tanti partecipanti e non c’è posto per la mia scuola (ma nel regolamento le iscrizioni comunque saranno raccolte fino al 25 di questo mese e non è specificato da nessuna parte che al raggiungimento del numero saranno chiuse) chiedo ulteriori spiegazioni, ma, disorientato il presidente mi fa capire chiaramente che non ci vuole al concorso né a noi come scuola, né alla solista in borsa di studio…”

Ossia? Il Csen, per chi non lo sapesse, è un ente nazionale che, come si legge sul loro sito, “Persegue uno scopo promozionale e di propaganda sportiva di alto valore sociale”, “Contribuisce allo sviluppo della pratica sportiva ed alla realizzazione dell’obiettivo di uno sport per tutti e di tutti”, “Crea le condizioni di un più largo sviluppo della educazione fisica, dello sport e della salute”, “Collabora con il C.O.N.I. e le Federazioni Sportive, con la Scuola, con le Regioni e gli Enti Locali, con le forze sociali e politiche e con le libere associazioni di altri Paesi”, “Stimola la crescita delle Società Sportive” e infine “Opera su tutto il territorio nazionale senza fine di lucro”. Queste le finalità del Csen nazionali, finalità che nella nostra provincia sembrano essere altre. Perché? Come mai? Chi gestisce il Csen nella nostra provincia?

Più che uno spettacolo di danza, l’intera vicenda assomiglia sempre di più alla messa in scena del teatro dell’assurdo.

Comunque, il presidente, tale Sergio Cassisi, si sente chiamato in causa e risponde, con un commento al post della Tumino, cercando di giustificare e spiegare la sua scelta.

E’ vero e lo ammette candidamente: “La Scuola Progetto Danza di Ragusa NON era gradita al nostro concorso”.
Pare infatti che in passato sia volata qualche parola di troppo, tra lo stesso Cassisi e la Tumino. Insomma uno screzio, un diverbio, di cui non possiamo averne prova e del quale ci interessa veramente poco. Chi abbia la colpa, chi abbia cominciato e cosa avrebbe detto non lo sapremo mai, queste, se ci sono state, sono solo beghe che riguardano i loro rapporti personali, nei quali non vogliamo entrare. Ciò che invece ci interessa è sapere se un’associazione nazionale, con dei precisi fini, possa esser piegata agli umori di questo o quel presidente ed ancora, qualora la Tumino avesse sbagliato – e qui bisognerebbe capire l’entità dello sbaglio – cosa c’entrano gli allievi della scuola Progetto Danza? Qual è l’insegnamento che questa triste vicenda trasmette a questi giovani sportivi, che si sono visti preclusi l’ingresso a un concorso per un antico dissapore? Ed infine, il Csen, che collabora con il Coni, beneficia di finanziamenti pubblici o meglio un “Un contest per la ricerca” gode di finanziamenti pubblici? E se sì, a quale titolo – quello di presidente provinciale a nostro modo di vedere non basta – si arroga il diritto di chiudere le porte ad una scuola e ai suoi allievi?

Speriamo che la vicenda si risolva quanto prima e soprattutto nel miglior modo possibile, perché, come abbiamo detto, questa è una triste pagina per la danza, per la cultura e per la nostra città.

csen

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Rosario Distefano

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