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I grillini, la Marabita, la panzana sui trasporti, la democrazia

I grillini, la Marabita, la panzana sui trasporti, la democrazia
Febbraio 14
12:07 2017

Se ogni volta che il membro di un movimento politico, divenuto critico nei confronti dei propri vertici, venisse sospeso allora quei movimenti o partiti sarebbero solo contenitori vuoti, animati da poche teste altrettanto vuote. Non per scomodare uno dei padri della filosofia classica, ma “è Pòlemos il padre di tutte le cose”, cioè la Guerra nella sua accezione più vasta, comprendendo anche la dialettica. E non è un caso se la dialettica è, stringi stringi, la più grande conquista del mondo, perché ha consentito e consente che le idee si scontrino, prevalendo l’una sull’altra o compenetrandosi fino a plasmare la cultura, essendo espressione di democrazia. Senza la dialettica vivremmo in una realtà grigia, piatta. Così è anche nei partiti, nei movimenti, nelle associazioni, nelle famiglie. Ed ogni contrasto crea, genera, è padre di qualcos’altro, ci si augura qualcosa di buono.

Per questo non comprendiamo come le critiche all’Amministrazione Piccitto da parte del Consigliere Mariarosa Marabita abbiano portato alla sua sospensione dal Movimento 5 Stelle. A meno che non si tratti del tentativo, privo di senso né di un risultato concreto, di mettere a tacere una voce contraria e scomoda, quindi antidemocratico.

Mariarosa Marabita è come la voce critica interiore che ci sussurra consigli alle orecchie e che, quando non l’ascoltiamo, diventa disagio nervoso: Mariarosa è la coscienza del M5S ibleo. Ecco, forse per i grillini ragusani la Consigliera che cerca di occupare l’aula consiliare senza riuscirci – per mera inesperienza – che piange guardando “i suoi ragazzi”, come li ha definiti, che rimprovera ciò che è diventato il movimento di Grillo a Ragusa, rappresenta il tic nervoso del Movimento stesso. Ma i pentastellati, invece che “andare in analisi” e cercare di comprendere cosa davvero non va, passa direttamente alle cure psichiatriche. Non funziona così, perché prima o poi il disagio tornerà a farsi vedere, sicuramente più forte di prima.

Il problema della politica più recente è che, frequentemente, chi la pratica in modo attivo ha un’errata percezione di sé e dei propri successi. Di rado ascoltiamo ammissioni di colpevolezza, qualcuno che faccia pubblica ammenda o che riconosca all’avversario un traguardo, un risultato.

Tutto è filtrato dal proprio punto di vista, fino a mirabolanti negazioni della realtà, quasi a inventarne un’altra nella quale ciò che è ordinario diventa prodigioso, quasi miracoloso.

Vale per tutti: ne è un esempio “il centinaio di eroici dirigenti PD” (comunicato stampa di Peppe Calabrese) i quali sfidano il freddo per fischiare i fiaschi di Piccitto, loro, quelli che “fino a prova contraria rappresentano il primo partito d’Italia” (comunicato di Mario D’Asta) ma che erano appena una quarantina. Un “flash mob” che metteva insieme Giuseppe Calabrese e Michele Tasca, Giovanni Lauretta e Emanuele Distefano, diversi e distanti, ma ormai indistinti in un’area politica per la quale si attenderebbero ben altri numeri per una qualsiasi mobilitazione.

E così, a Ragusa, il bianco diventa nero e viceversa. Chi dissente va isolato e delegittimato.

Perfino nelle conquiste autocertificate. E’ questo il motivo per il quale Mariarosa Marabita è il peggior nemico dei 5 Stelle ragusani, e non solo. Perché, programma alla mano, ha il coraggio di chiedere che fine abbiano fatto tutti quei progetti che qualificavano la presenza del movimento alle scorse amministrative. Una domanda che, di recente, si pongono tutti i loro elettori che hanno voluto visitare il portale dedicato ai Comuni grillini. Non una parola su “A Ragusa non si spirtusa”, non un rigo sul reddito di cittadinanza, non un accenno al consumo di suolo zero. Naturalmente nulla su quella panzana stratosferica sparata da Di Maio a L’Aria che Tira. “Ragusa è uno dei Comuni all’avanguardia per i trasporti”. Un’intera città che ancora ride e immediatamente da Palazzo dell’Aquila si son affrettati a ricordare che se i trasporti non vanno è colpa della Regione, dell’AST, di chiunque altro ma non dell’Amministrazione Piccitto. Vero (molto parzialemente) ma allora perché mai Di Maio avrebbe dovuto vantarsi di un qualcosa che, evidentemente, anche se per assurdo fosse stato vero, non sarebbe stato un merito dell’Amministrazione? L’alibi del progetto Mvmant o della Metropolitana di superficie non regge neanche un po’.

La verità, tornando alla filosofia classica è che questi grillini ragusani che non accettano la dialettica contro, sono maestri dell’arte della retorica. Rendono omaggio a quest’area di Sicilia che dato i natali Gorgia da Lentini, quello che scrisse L’elogio di Elena, difendendo la donna che da Sparta finì a Troia scatenando una guerra durata dieci anni sostanzialmente per una questione di corna. Oppure sarà che questi amministratori “nuovi”, sono diventati “vecchi” e hanno già stufato.

Attendiamo, speranzosi, qualcosa di completamente diverso.

(l’immagine è presa dalla pagina Facebook “Di Maio all’avanguardia”)

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Leandro Papa

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