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Ed io che pensavo che cubista fosse sinonimo di studiosa di fisica quantistica

Ed io che pensavo che cubista fosse sinonimo di studiosa di fisica quantistica
Gennaio 08
19:40 2017

Lo devo ammettere: ogni volta che vedo le immagini di quest’ultimo capodanno a Ragusa ho un sussulto al cuore. Vedere quelle due donne ballare mezze nude sul palco: mi fa male.
No, non sono bigotto né puritano né bacchettone, ma quelle immagini mi fanno soffrire.
Vedere quelle due cubiste svestite ballare, per quasi tre ore, in piazza San Giovanni, a zero gradi, mi fa sentire male. Sento freddo al solo pensarci. Intendiamoci, sono state pagate abbondantemente per il loro lavoro e non con dei voucher, quindi nessuno sfruttamento, nessuna violenza, ma di sicuro, la loro, è stata un’impresa che io personalmente definirei epica, coraggiosa, storica.
Ciò che invece non riesco proprio a capire, nonostante siano passati quasi otto giorni da quella notte, è questa indignazione piccolo borghese, provinciale, nei confronti di queste due donne.
C’è chi si è scandalizzato perché erano mezze nude, chi perché erano mezze nude davanti a dei ragazzini e chi perché erano mezze nude in piazza, là, davanti la cattedrale. Infine c’è stato pure chi, in onore del più becero femminismo, è rimasto sconvolto perché due donne sono state pagate per ballare mezze nude.
In sintesi, tutti preoccupati a difendere una certa idea di pudore, un po’ anacronistica a dire il vero, e nessuno che si è preoccupato per la salute di queste due povere ragazze. Tralasciando il fatto che qualcosa dovevamo pure al “povero” Albertino, vero sopravvissuto dei bei tempi andati, un vero dinosauro della disco music. Almeno così anche lui si è goduto lo spettacolo delle cubiste, che siamo sicuri avrà alleviato il peso di lavorare a zero gradi, per tre ore e soprattutto alla sua età. Tralasciando tutto questo, un fatto rimane: ma il motivo di questa sommossa popolare? Veramente non avete nulla di più serio a cui pensare?
Mi ricordo un vecchio slogan della Democrazia Cristiana che recitava pressapoco così: nella cabina elettorale Stalin non ti vede, ma Dio sì. Certo questo è uno slogan un po’ datato, che trovo però molto più interessante e coerente di certe filippiche odierne e perciò continuo a chiedermi ma veramente vi sconvolge il fatto che due donne, in slip e reggiseno, ballino, non sul sagrato, non in chiesa, ma davanti una chiesa? E se sì, a quale distanze dalla chiesa le due cubiste potevano lavorare senza urtare la vostra sensibilità? Nel senso, il vostro “ardore” religioso sarebbe stato salvo se le due avessero ballato in via Mariannina Coffa o dovevano spostarsi sino in piazza Poste? In ultima analisi, sin dove si spinge l’influenza dell’edificio consacrato? Ma forse questo è un calcolo un po’ troppo complesso e perciò lo lasciamo stare. Di sicuro quello sculettamento, che tanto clamore ha suscitato, non mi appare poi così distante da certi “spettacoli” che tutti noi guardiamo sulle nostre spiagge. No, non parlo di topless, ma di tanga e di perizomi vari o ancora di certi bikini indossati da donne che tutto potrebbero indossare fuorché un bikini, come dire la decenza. La stessa decenza che, a parer mio, manca nell’abbigliamento di certe signore che un po’ troppo incautamente vanno ad incontrare la domenica il Signore. No, non mi ricordo di lettere ai giornali per questo o quello spettacolo. Ma la cosa più divertente, di tutta questa vicenda, di sicuro è stata la critica vetero femminista, indignata per il mercimonio a cui tutti noi abbiamo assistito.
Diciamo che il mercimonio è ben altra cosa e che non dovrebbero essere due tette, per giunta pure coperte, a farci scandalizzare, in fondo nessuno le ha costrette, questo è il loro lavoro e giurerei pure anche ben pagato, ma questa è un’altra storia.

Questa mia personalissima e pure banale riflessione su un certo malcelato pudore dei miei concittadini, mi fa ricordare un verso di una vecchia canzone: “Non è mica normale
che un comune mortale, per le cazzate tipo compassione e fame in India, c’ha tanto amore di riserva che neanche se lo sogna, che viene da dire: ‘Ma dopo come fa a essere così carogna?’

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Rosario Distefano

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