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Cosa ha detto veramente ieri il mattatore Renzi

Cosa ha detto veramente ieri il mattatore Renzi
novembre 16
21:01 2016

Ieri il tour di Renzi, per raccontare agli italiani le ragioni del Sì, è sbarcato a Ragusa. Dopo circa due ore di ritardo, veniva da altri due incontri fatti a Catania, il presidente del Consiglio è stato accolto da un Teatro Tenda straripante di elettori e simpatizzanti del Pd, provenienti da tutta la provincia.
Fatta eccezione per una breve nonché “timida” contestazione da parte di alcuni operai, ben altra cosa sono state le contestazioni a Catania, è stata una vera e propria standing ovation per il presidente del Consiglio. Un tour, come tutti sanno, iniziato circa un mese fa, per spiegare agli italiani perché bisogna andare votare Sì al referendum.

Se fosse stato uno spettacolo in teatro, tutti i giornali oggi avrebbero titolato: “Sold out per Renzi, mattatore indiscusso di una serata indimenticabile”. Ma ovviamente quello di ieri non era uno spettacolo teatrale, ma un comizio politico e di politica ha parlato. 60 minuti serratissimi per raccontare tutto ciò che è avvenuto in questi ultimi mesi. Tensioni con l’Europa, Brexit, crisi economica, migranti, terremoto, elezioni statunitensi e tanta, tantissima politica interna.

Un’ora dicevamo, durante la quale, il mattatore Renzi ha affascinato e ammaliato il suo pubblico. Inarrestabile Renzi, si potrebbe dire. Per 60 minuti non si è fermato un attimo. Niente bottiglietta o bicchiere d’acqua, in maniche di camicia, ovviamente arrotolate sopra i gomiti. Non c’è tempo da perdere, il tempo è tiranno. L’occasione è importantissima e le cose da dire sono veramente tante ed eccolo quindi percorrere quel palco centinaia di volte, su e giù, a guardar tutti, quelli della prima fila come quelli dell’ultima, come se volesse rivolgersi personalmente a tutti i suoi duemila spettatori, che sì, bisogna dirlo, pendevano dalle sue labbra. Ed ecco una platea ridere con lui, diventare subito seria, contrirsi e preoccuparsi con lui e alla fine sperare in un altro futuro. Insomma un mattatore navigato che ha guidato sapientemente gli umori dei suoi sostenitori.

Sì, si è pure riso e non poco, perché Renzi nel dileggiare i suoi avversari non lo ha fatto alla “vecchia maniera”, ma a modo suo, da toscanaccio, imitandoli e scimmiottandoli, mostrando così tutta la loro “inadeguatezza”, il loro esser vecchi. Perché lui è diverso, è uno del popolo, non “come quelli attaccati alla poltrona o ai vitalizzi”, non come i suoi colleghi o “come i professoroni del Cnel”.
A proposito di Cnel, e il referendum? Infatti, il referendum.
Se ne è parlato poco, quasi a margine del comizio, come fosse una chiosa alla sua arringa politico-elettoralistica, come fosse il contraltare (e qui sta la chiave di lettura per intendere l’intero comizio) allo status quo politico e sociale di un’Italia che non ce la fa più, che deve obbligatoriamente “cambiare verso” se non vuol morire. Ovviamente in Italia chi soffre di più è proprio la Sicilia.

La Sicilia nella partita del referendum rappresenta un tassello di capitale importanza. I sondaggi danno il Sì per sfavorito e lui lo sa e quindi gran parte del comizio è in favore dei siciliani, che vivono in una terra ricchissima e bellissima, ma da troppo tempo vessata da politici incapaci, sia locali che non, e da stereotipi inaccettabili (la mafia, ndr.). Parla della dignità dei siciliani e della cultura che tutto il mondo ci invidia, delle nostre ricchezze e dei problemi che stiamo vivendo a causa dell’esodo dal Medio Oriente e della miopia dell’Europa, “un’Europa che pretende di scegliere per noi”. Da qui lo scontro con i vertici UE, che è in difesa dell’Italia e della Sicilia, ma ancora, il G7 che verrà organizzato a Taormina e poi l’impegno profuso dal Governo per la Ragusa-Catania, per l’aeroporto di Comiso e per la metropolitana di superficie a Ragusa. La Siclia deve essere rilanciata, sembra dire: la Sicilia può e deve cambiare verso.

Lui attacca questa Unione Europea, non la UE in quanto tale, lui vuole un’Unione Europea più “sociale e giusta”. Non come quelli del No al referendum che “non osano mai contraddire l’Europa (Monti, Bersani e D’Alema in testa) o vogliono uscirsene (Grillini e Lega)”, non riuscendo a capire cosa ciò comporterebbe, vedi il caso Brexit.
Ecco il richiamo allo spirito originario europeo e perciò Spinelli, ma anche agli altri politici buoni, come Giorgio La Pira, che lo nomina quattro volte, certo fu sindaco di Firenze, ma primariamente pozzallese, uno dei nostri concittadini più illustri. Anche Salvini viene citato e imitato egregiamente quattro volte a proposito del suo endorsement a Trump, del suo odio per il meridione, per la Sicilia e per i migranti. Ben altro trattamento è stato rivolto a Grillo e ai 5 Stelle. Direttamente Grillo è stato nominato due volte, la prima volta come esponente del No al referendum e la seconda volta in merito ai Musei Vaticani e alla sua idea di esigere un affitto al Papa. Il Movimento, invece, è stato nominato ben cinque volte: a proposito delle firme false a Palermo, del complotto dei frigoriferi a Roma, della gaffe di Di Maio su Pinochet dittatore venezuelano, della gaffe di Di Battista sulla Costituzione votata dagli italiani e dei progetti presentati dai 5 Stelle e votati dal Governo (Metropolitana di superficie a Ragusa, ndr.). Ecco la distanza tra lui e gli altri politici, tra i fautori del Sì e quelli del No. Serietà e concretezza contro superficialità e irresponsabilità. Insomma tra chi vuol cambiare le cose e chi fa solo finta di volerle cambiare.

Siamo giunti così quasi ai tre quarti del suo comizio ed ancora il referendum e le motivazioni del Sì sono solo accennate, sfiorate. Il vero argomento messo sul piatto è la fiducia a lui e al suo Governo ossia quello che qualche mese fa fu definita la personalizzazione del referendum. E’ chiaro, Renzi è in campagna elettorale, si sta preparando per la tornata elettorale del 2018 contro la fronda interna del Pd, ma soprattutto contro Salvini e il suo populismo, contro il populismo di Grillo, unica vera minaccia ai suoi progetti.
Troppa attenzione, infatti, è stata rivolta ai suoi avversari e troppo poca alle motivazioni del Sì e del No, che sono servite solamente, quando sono state ricordate, a tracciare la distanza tra il suo gruppo e gli altri, tra la sua politica e quella altrui, tra le cose fatte dal Governo Renzi e la “vecchia” politica, definita dal presidente del Consiglio: immobilistica, sprecona, farraginosa e autoreferenziale.

Una campagna elettorale che naturalmente coinvolge massicciamente pure i suoi epigoni locali, con Nello Dipasquale in testa, che, oltre ad essere il coordinatore provinciale dei comitati Ora Sì, da qualche mese a questa parte è estremamente presente sulle tematiche e sulle problematiche del territorio ibleo. Cosa vorrà fare Dipasquale non è chiaro, anche se un’idea ce la siamo fatta, ma di sicuro possiamo sancire con oggi l’inizio della campagna elettorale per il Pd. Una campagna elettorale che nel prossimo 4 dicembre vede uno di suoi appuntamenti più importanti, un appuntamento dal quale i vari equilibri oggi in campo verranno o rafforzati o ridisegnati.

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Rosario Distefano

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