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Reddito di cittadinanza. Una misura propagandistica, ma non da rigettare in toto

Reddito di cittadinanza. Una misura propagandistica, ma non da rigettare in toto
Ottobre 24
20:26 2016

La sperimentazione sul Reddito di cittadinanza, presentata qualche giorno fa in conferenza stampa al Comune, è stata accolta da una montagna di critiche, molte delle quali provenienti da ex amministratori, non ultima l’intervista odierna di Francesco Barone ai nostri microfoni, e da ex consiglieri comunali, sia di maggioranza che d’opposizione.
Una su tutte: “Nulla di nuovo, hanno cambiato solo il nome dello strumento. Questa misura c’è sempre stata. Nessun reddito di cittadinanza”.

Iniziamo a sgomberare il campo da un po’ di confusione. Questo non è e non può essere il tanto decantato reddito di cittadinanza, per un solo motivo: quello propogandato dai vertici del Movimento 5 Stelle è una misura che solo il Governo centrale può adottare e non un ente locale, per ovvi motivi. Inoltre, il reddito di cittadinanza di cui parlano i vari Di Battista e Di Maio è un sussidio di ben 700/750 euro a persona. Un sussidio che è dato in cambio di un percorso formativo, propedeutico alla reintromissione nel campo lavorativo grazie alle nuove competenze professionali acquisite. Nulla a che vedere perciò con i 300 euro mensili che il Comune sta o dice di garantire ai cittadini indigenti.

Quindi questo non è il reddito di cittadinanza. Ma proviamo a chiarire la questione.

Oggi abbiamo fatto un giro di telefonate e abbiamo chiesto un po’ di lumi sulla questione, bene, ciò che ci è stato detto è che questa misura non va a sostituire quelle esistenti, bensì è uno strumento in aggiuna a tutto quello che è stato fatto sino ad ora ossia il Comune ha stanziato altri 50 mila euro. Una goccia nel mare, si potrebbe dire, certo, ma meglio di nulla. Pace.

La misura approvata, questo cosiddetto reddito di cittadinanza, mira a raggiungere un altro obiettivo, forse quasi più importante di quei 50 mila euro in più: mettere un po’ di ordine in tutta questa materia. Parliamo dell’emersione del lavoro nero dei tanti indigenti, che, per ovviare alle loro condizioni economiche, sono costretti ad arrabattarsi in mille modi. Un fatto questo che in qualche modo falsa le graduatorie e soprattutto l’aiuto ai più bisognosi. Ci riusciranno? E’ solo una sperimentazione, ci dico. Ecco l’importanza dei servizi sociali, che dovranno indagare e scandagliare le varie richieste, nonché gli stessi soggetti richiedenti. Inoltre, ci dicono sempre in via confidenziale, sarà un preciso impegno degli uffici e quindi dell’Amministrazione quello di aggiornare sistematicamente la piattaforma dell’Inps, cosa che non sia mai stata fatta in modo esaustivo, al fine di rendere più trasparente l’erogazione dei sussidi. Nessuna rivoluzione quindi, ma un’iniziativa di tutto rispetto. A questo punto ci sorge un dubbio. Perché tanta confusione? Sono i cinque stelle che non sono riusciti a spiegarsi, vista la complessità della materia, oppure hanno veramente ragione i detrattori?

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Rosario Distefano

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