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Ordine pubblico: Quanto è sicuro il Foro di Ragusa?

Ordine pubblico: Quanto è sicuro il Foro di Ragusa?
Ottobre 14
14:032016

Quanto sono adeguati e soprattutto sicuri i locali del Tribunale dell’ex Palazzo Ina? Questa è la domanda che ci siamo posti, sulla scorta di certe indiscrezioni.
Non vogliamo di certo entrare nella querelle, che ormai dura da anni e che non accenna a placarsi, fra i fautori dei due tribunali, uno a Ragusa ed uno a Modica, e quelli che invece vorrebbero la loro unificazione, ma ciò che ci sta a cuore è la salvaguardia, l’incolumità, di chi là lavora. Parliamo di giudici, di Pubblici Ministeri, avvocati e funzionari vari.
Basta, ci siamo chiesti, una sola guardia giurata all’ingresso dell’immobile? E’ vero che il sistema di videosorveglianza è stato ridotto, pare del 50%, non appena la situazione in piazza San Giovanni si è normalizzata? Ma ancora, perché non ci sono metaldetector, non ci sono agenti o militari di istanza permanente nei locali del Tribunale e, cosa ancor più grave, è, a nostro modo di vedere, il fatto che le due aree di Palazzo Ina, quella di pertinenza del Comune di Ragusa e quella del Tribunale, continuano ad essere comunicanti, insomma basta aprire una porta per passare dal Comune al Palazzo di Giustizia e viceversa. E’ normale?
Adesso non riusciamo a capire come mai la sede storica del Foro di Ragusa è giustamente un vero e proprio caveau, con agenti armati, metaldetector e un sistema di sorveglianza degno di questo nome, mentre la sede di piazza San Giovanni soffra di tante criticità.
Ora, nessuno pensa o teme un qualche attentato imminente, mica siamo a Roma o a Palermo, anche se un certa apprensione nell’aria c’è. Il Tribunale è sempre un obiettivo sensibile. In fondo il Palazzo di Giustizia non è frequentato solo da giudici e avvocati, ma anche da delinquenti o più semplicemente da persone disperate, che, magari, da un giorno all’altro, si trovano a non avere più nulla da perdere.
Il pensiero non può non andare alle tristi vicende delle prime case vendute all’asta e alle sacrosante battaglie dei Forconi in favore dell’impignorabilità della prima casa. Di certo non pensiamo ad un atto inconsulto ordito da un rappresentante dei Forconi o da un padre di famiglia, che vede la sua casa minacciata da un’ordinanza di sfratto, ma al gesto isolato di un folle, di un esagitato. Un pazzo, certo, magari in cerca dei suoi due minuti di notorietà o perché solidale a questa o quella famiglia.
Allarmismo? No, non vogliamo creare nessun inutile allarmismo, ma esser certi che chi lì lavora possa svolgere il suo servizio in totale sicurezza.

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Rosario Distefano

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