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Primo giorno di scuola, ma è già polemica

Primo giorno di scuola, ma è già polemica
settembre 14
11:24 2016

Ragazzi e ragazze imbracciano zaini e borsellini, libri e quaderni alla mano: è il primo giorno di scuola, oggi 14 settembre, e già non mancano le polemiche. Infatti, il movimento Rete degli Studenti Medi Sicilia non perde l’occasione per sottolineare quanto non le scuole italiane non vertano in una situazione ottimale, in quanto “martoriate da una politica sempre più indifferente e superficiale”.

È il classico braccio di ferro tra associazionismo e politica quello che si ripropone sui banchetti dell’aula, un gioco che evidentemente continua ad avere seguito, anno dopo anno, studente dopo studente. E questa volta non si è aspettato nemmeno che si concludesse la prima settimana per annunciare la data della prima manifestazione, prevista per il 7 ottobre.

Dalla Rete degli Studenti Medi Sicilia spiegano: “ il 7 ottobre scenderemo in tutte le piazze italiane, per rivendicare il diritto a un`istruzione pubblica, gratuita, laica, democratica e aperta a tutti.
Il percorso verso il 7 Ottobre parte dal primo giorno di scuola! Proprio per questo l`11 settembre, come Rete degli studenti medi, abbiamo fatto un blitz al Ministero dell’Istruzione per ribadire la volontà di ridare voce ai tanti studenti e ai tanti giovani che vivono una condizione generale di incertezza e precarietà”.

Ed è dunque in preparazione dell’ormai annunciata mobilitazione del prossimo 7 ottobre che oggi è partita la campagna di volantinaggio voluta dalla Rete; una campagna che si svolge anche qui, a Ragusa, oltre che a Siracusa, Palermo, Messina e Caltanissetta.

Perché evidentemente la Rete degli Studenti Medi punta molto sul prossimo 7 ottobre, come momento di dialogo e partecipazione sul tema dell’istruzione; un momento di oculata attenzione per chi dalla scuola è rimasto deluso, secondo il coordinatore regionale della Rete, Flavio Lombardo, secondo cui “oggi più che mai è necessario ripartire dalla scuola, e da quegli studenti che all’istruzione non credono più, non vedendo sbocchi concreti nel proprio futuro”.

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Carmelo Dipasquale

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