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Dipasquale (M5S) si dimette da consigliere. Fare politica non è come fare una partita di calcetto

Dipasquale (M5S) si dimette da consigliere. Fare politica non è come fare una partita di calcetto
settembre 08
12:19 2016

Un altro pezzo se ne va, di certo non un pezzo da novanta, non una colonna portante, non un punto di riferimento per la squadra di Piccitto e per la città, anzi, ma il dato è incontrovertibile: in tre anni di governo, i 5 Stelle non riescono proprio a trovare pace.
Tra meetup che si sdoppiano e poi scompaiono, tra defezioni e cambi di casacca, tra rimpasti e rimpastini, tra accuse e ripicche di ogni genere (vedi Sigona, Gulino e lo stesso Dipasquale), il Movimento 5 Stelle non riesce proprio a trovare un suo equilibrio.
Ma la colpa di chi è? Di Piccitto? Dei suoi mille assessori? Di Ragusa che non capisce questa rivoluzione strisciante o dei consiglieri (di maggioranza o di opposizione, non importa) che proprio non vogliono bene alla nostra città?
Sì, forse, anzi no! La colpa è solo dei grillini e del loro leader, naturalmente, reo di aver illuso, irretito, abbindolato tutta questa gente con una serie di favole, di raccontini e di slogan, buoni solo ad animare l’ultima sagra, dell’ultimo paesello della nostra amata Italia.
Questo esercito di consiglieri, di assessori e di sindaci, che, da un giorno all’altro, si è trovato catapultato, senza sapere neanche bene il perché, in questa o in quella amministrazione pubblica, ha dovuto ben presto fare i conti con la realtà: la politica. Una realtà complessa, dura, feroce e traumatica, che nulla ha a che vedere con gli spettacolini teatrali di Grillo o con l’iscriversi ad un blog o ad una pagina Fb, da dove poter pontificare su tutto e su tutti. No, la politica è una cosa seria e pian piano se ne stanno accorgendo.
Sarebbe opportuno consegnare a questi neofiti della politica, ancor prima che prestino giuramento, ma è solo un vano anelito, un decalogo ed un glossario, così per evitare magre figure e, soprattutto, per non far perdere tempo a chi, invece, ha ben chiaro il ruolo del politico e della politica.
Senza dilungarci troppo, potremmo immaginare un bignami nel quale venga spiegato a chiare lettere, che fare politica non è come andare a fare una partita di calcetto o un picnic, che le rivoluzioni son cosa seria, che non si fanno da dietro un pc, che una rivoluzione necessita di un supporto teorico, filosofico e morale rigoroso ed autosufficiente, un sistema di pensiero ossia un costrutto lontano anni luce dai “Vaffa” tanto in voga ultimamente, che, come novelli totem, sono riusciti ad attrarre a sé frotte di sognatori dell’ultima ora. Ma ancora, bisognerebbe far capire a questa gente che fare politica a livello locale consta più oneri che onori, non ci sono soldi, non c’è gloria, non c’è fama, non c’è riconoscimento, ma solo studio ed impegno, notti insonni e mal di pancia ed inoltre infinite riunioni dove praticamente non si decide quasi mai nulla. Fare il consigliere o l’assessore, significa primariamente accantonare i propri affetti, i propri hobbies, il proprio lavoro, solo per provare a raggiungere qualche risultato, la cui bontà, andrebbe anche questo ricordato, non è quasi mai oggettiva. In sintesi: fare politica significa decidere, significa scegliere, e ciò comporta immancabilmente il fatto di scontentare qualcuno. La politica, lo avevano già capito i greci più di 2000 anni fa, è primariamente dialettica e questi signori di dialettica non ne sanno assolutamente nulla.
Dipasquale è l’ultimo dei dissidenti, non è chiaro il reale motivo delle sue dimissioni, dimissioni su cui si vociferava da tempo, come si vocifera sulle sorti politiche di Dario Gulino, tra i più assenti in Consiglio e tra i i più critici nei confronti dell’Amministrazione Piccitto. Al posto di Dipasquale salirà Maria Rosa Marabita con i suoi 40 voti. Ennesima gatta da pelare per Piccitto & Co.? Può essere, la Marabita è tra i fondatori di quel secondo meetup, Ragusattiva5stelle, veri e propri dissidenti, un tempo si sarebbe detto massimalisti, da sempre in aperto contrasto con Piccitto e le sue politiche.

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Rosario Distefano

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