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Nessuno strumentalizzi piazza San Giovanni

Nessuno strumentalizzi piazza San Giovanni
luglio 27
19:02 2016

Tra pochi istanti gli organizzatori di “Ragusani nel Fondo” daranno vita ad un’assemblea pubblica in piazza San Giovanni, per discutere delle problematiche sociali che sono alla base dei disagi che da qualche tempo a questa parte stanno caratterizzando la vita nel centro storico di Ragusa.

Siamo ben lieti del fatto che anche loro si sono accorti che qualcosina in piazza San Giovanni non andava e non va. E’ giusto che se ne parli, è giusto che iniziative di questo tipo si moltiplichino, perché solo così potremo affrontare concretamente quella situazione. Solo sviscerando le tante sfaccettature di quella realtà si potrà sperare di trovare delle soluzioni concrete e durature a una situazione fortemente critica.
Non importa se i ragazzi di “Ragusani nel Fondo” se ne sono accorti solo adesso. Non importa se il loro interesse è nato solo dopo i fiumi di inchiostro che sono stati scritti sull’argomento, non importa se solo adesso hanno deciso di interessarsi a quella zona, non importa se ciò è avvenuto solo dopo i tanti fatti di cronaca, alcuni veramente drammatici, solo dopo gli interventi dei politici che si sono accumulati e accavallati.
Come si suol dire: meglio tardi che mai. Eppure da loro ci saremmo aspettati una tempestività diversa, un’attenzione differente, insomma un’altra sensibilità.
Chissà, se qualche mese fa fossero scesi in piazza e avessero raccolto il disagio delle persone che lì vivono, giocano, bivaccano o semplicemente trascorrono il loro tempo, oggi forse ci troveremmo a parlare d’altro. Chissà, se avessero provato a trovare delle soluzioni a quelle problematiche o ancor meglio se avessero “iniziato a lottare per chiedere più spazi sociali per i ragazzi, più luoghi di aggregazione, più interventi di decoro nel centro torico, più interventi dei servizi sociali per affrontare i gravi disagi che molti cittadini, italiani e stranieri”, oggi, forse, non ci troveremmo a parlare di questa ipotetica, paventata, immaginata, sbandierata “isteria collettiva”. Chissà, ma la storia non si fa con i se. Quel che è fatto, è fatto.

Un consiglio però ci sentiamo di darlo, senza arroganza, senza alcuna presunzione. La società è un organismo ed un organismo funziona solo a condizione che tutte le sue parti svolgano il proprio ruolo, se solo una di queste però non dovesse funzionare, a farne le spese è l’intero organismo. Qui la situazione è la medesima, ognuno col proprio ruolo e con le proprie competenze: i giornali fanno cronaca, le forze dell’ordine fanno il loro lavoro, così come la politica dovrebbe fare il suo. Ogni tanto, però, la macchina non funziona, si inceppa e bisognerebbe capire il perché ciò è accaduto prima che le conseguenze siano drammatiche. A volte capita che una parte del tutto decide di sostituirsi arbitrariamente al tutto, ridisegnando ruoli e competenze e questo non deve mai accadere.

Non vorremmo che per un basso gioco politico o per l’incapacità di guardare al di là del proprio naso, la situazione in piazza San Giovanni venga strumentalizzata. Tranne una certa consigliera di maggioranza, nessuno, ma proprio nessuno, ha additato lo straniero o l’extracomunitario come la causa del degrado nel centro storico.
Adesso ci chiediamo come mai la manifestazione di oggi, organizzata dai membri di “Ragusani nel Fondo”, è stata denominata: “Contro il razzismo strisciante”? Comprendiamo che una tale dicitura è tanto evocativa, ma, ci scuseranno, è anche tanto fuorviante, quanto inesatta. Perché si è deciso di spostare la questione su un problema inesistente ossia quello del razzismo? Così si rischia di perdere di vista il nocciolo della questione e con quello le soluzioni. Ci rendiamo conto che certi temi ci toccano da vicino, e non potrebbe essere altrimenti, ma non ha senso utilizzarli come chiave di lettura per ogni cosa. Addirittura nel loro comunicato stampa, scrivono: “Noi vogliamo, invece, far riflette i cittadini sulla vera emergenza che la nostra città sta vivendo, su come si stia tentando di creare una guerra tra poveri”, ossia? Sanno qualcosa che noi non sappiamo? O anche loro vedono complotti in ogni dove?

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Rosario Distefano

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