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Amministrative. Tutti rimandati a settembre e qualche bocciato. Raggi deludente

Amministrative. Tutti rimandati a settembre e qualche bocciato. Raggi deludente
Giugno 06
16:23 2016

I risultati delle amministrative oramai, seggio più o seggio meno, sono definitivi e possiamo in tutta tranquillità fare qualche riflessione. Innanzitutto possiamo dire che c’è un’unica vincitrice ed è l’astensione, un fatto che dovrebbe preoccupare, ma ormai ci siamo tristemente assuefatti, anzi non sono stati pochi i commentatori che sin da ieri sera minimizzavano l’accaduto. Quasi entusiasti, hanno ricordato come questa tendenza ci avvicina ai Paesi europei ed ai tanto amati Stati Uniti, notoriamente famosi per l’altissimo livello di astensionismo, che detto in altri termini è una mancanza di democrazia e di senso civico, ma contenti loro. L’impressione è che a perdere è stata proprio la politica. Dalle elezioni del 2011 l’astensione è cresciuta quasi del 20%, ma questo piace ai nostri governanti, che vogliono le liste bloccate e un Parlamento di nominati. Andrebbe ricordato, invece, a questi cosiddetti esperti che, andare a votare, è sì un diritto, ma anche e soprattutto un dovere, ma in fondo viviamo in un Paese dove non si celebrano le elezioni politiche da sin troppo tempo, nell’indifferenza generale. Peccato, eppure per questo diritto dei nostri compatrioti sono morti.
Di solito, all’indomani delle elezioni amministrative, si dice sempre che i risultati usciti dalle urne non possono esser considerati come un banco di prova per il Governo e per le opposizioni, qui la percezione che si ha è proprio l’inverso. Ieri, gli italiani, se non hanno bocciato, non hanno dato fiducia a nessuno.

Ma veniamo ai risultati. Nessun vincitore, dicevamo. Tutti rimandati a settembre, come si diceva un tempo, ossia tutti al ballottaggio, tranne Zedda, a Cagliari, che viene riconfermato al primo turno, con uno striminzito 50,9% e pochi altri, ma tutti in piccoli centri. La Lombardia si conferma la “roccaforte” del centrodestra, peccato che sia rimasta l’unica. Lì, la vecchia coalizione che vedeva Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia, uniti contro le sinistre, ha dato più di un grattacapo al Pd, che, ad esempio a Milano, raccoglie un 41,7% contro il 40,8 di Parisi, un testa a testa, certo, ma tra due candidati intercambiabili, nessuno dei due può essere legato indissolubilmente e chiaramente ad uno dei due schieramenti. Forse il vantaggio di Sala è da attribuire al successo dell’Expo e non al Pd, che lo ha sponsorizzato. Un altro dato pare evidente: il centro gravitazionale della destra è la Lega Nord e non più Forza Italia, sempre più l’ombra di se stessa. Lo si sapeva, ma oggi ne abbiamo la conferma. Tranne rari casi, la Lega Nord da sola ossia senza Forza Italia, ma alleata con altri partiti, non ha demeritato, non possiamo dire il contrario. Il caso di Roma è emblematico o se volete si possono prendere in esame risultati dei capoluoghi, Forza Italia da sola va al ballottaggio solo ad Isernia, altrimenti è relegata al terzo, quarto se non al quinto posto, il suo range medio oscilla tra un 5 ed un 10%. Altra storia è se Forza Italia ha corso al fianco della Lega.
Se Atene piange, di certo Sparta non ride.

E’ vero, il Pd può vantare altri risultati, ma per nulla edificanti. Il presidente Renzi parla del caso Napoli, ma qui i casi sono veramente tanti ed altri. Oggi, i vertici del Pd non possono vantare nessuna vittoria. Il ballottaggio è l’unica cifra che contraddistingue la loro performance. Tutti sotto il 40%, tranne Fassino a Torino, ma questa è una magra consolazione. Come irrilevante è la vittoria dei 5 Stelle. Un caso su tutti? Roma, dove la Raggi ha tecnicamente perso, anche se sarà il prossimo sindaco della Capitale.
La Raggi infatti doveva vincere a mani basse. Insomma sono mesi che ci raccontano il disastro Roma. Una città messa in ginocchio dal centrosinistra, poi dal centrodestra e poi dal centrosinistra ancora. Affittopoli, parentopoli ed infine mafia capitale, tutte situazioni ascrivibili, più o meno direttamente, sia al centrodestra che al centrosinistra. Come dire: le perfette condizioni per far sì che un movimento, come quello di Grillo, avrebbe dovuto sbaragliare gli avversari ed invece? Supera di poco il 35%. Certo, tra due settimane la Raggi potrà contare sui voti di Salvini, della Meloni, dei fascisti di Casa Pound e di tutti quelli che non si rivedono nel Pd, ma dopo ieri, a Roma, c’è un unico vincitore: Giachetti o forse il Pd. Il suo 25% infatti vale doppio, foss’anche per l’imbarazzante vicenda che ha travolto l’ex sindaco Marino ed il Pd. Di sicuro Giachetti era uno dei competitor, importante, temibile, ma nessuno gli dava, a lui ed al Pd, tanto credito.

Infine, da questa tornata elettorale, nonostante quello che dicono colleghi ben più blasonati di me, possiamo fare un’ultima considerazione: il voto ai 5 Stelle non è più un voto di protesta, i 5 Stelle non sono più quel soggetto politico antisistema, anzi è una realtà ben inserita nel sistema partitico nazionale, che gode di una certa fiducia tra i cittadini, che potremmo valutare all’interno di una forbice che va dal 10 al 20%. Vero e proprio ago della bilancia, il Movimento 5 Stelle è la terza forza politica nel panorama nazionale, che con molta facilità indossa la medaglia d’argento e, a buon diritto, aspira al gradino più alto del podio. Non va per nulla sottovalutato il fatto che le percentuali del Movimento sono i voti di un unico partito e non di una coalizione. il Movimento 5 Stelle, perciò, potrà ben presto diventare la prima forza politica in Italia, a patto che la Raggi non faccia troppi errori a Roma.

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Rosario Distefano

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