Reteiblea

Il numero legale e questo Rubicone che non arriva

Il numero legale e questo Rubicone che non arriva
marzo 22
14:06 2016

Ennesima seduta andata a vuoto e questa volta non per colpa della maggioranza grillina. Sono lontani i tempi in cui Ragusa vantava in Aula una maggioranza bulgara. Oggi tra le frizioni con l’alleato Partecipiamo, che continua a disertare l’Aula, e le due assenze dei consiglieri pentastellati, Sigona e Schininà, il numero legale è sempre un terno al lotto.

Certo, come giustamente spiegava, ai microfoni di Teleiblea, il consigliere Massimo Agosta il numero legale non è di esclusiva pertinenza della maggioranza, le opposizioni esistono anche per discutere e migliorare gli atti proposti dalla maggioranza, se, invece, il loro unico intento è quello di mettere in cattiva luce la maggioranza di governo è ovvio che l’unico risultato che registriamo è quello di impantanare i lavori d’Aula. Ieri, tristemente, abbiamo dovuto assistere a degli strani balletti dei rappresentanti delle opposizioni, in un continuo entra ed esci dall’Aula nella speranza di far mancare il numero legale. Peccato perché ieri l’Aula doveva discutere del bilancio partecipativo e della questione Versalis, ma le opposizioni avevano altro in progetto, eccenzion fatta per Carmelo Ialacqua, che come sempre si è distinto. Non ha lesinato critiche, anche aspre, all’Amministrazione, ma rimanendo in Aula, onorando il suo ruolo e la sua funzione. Per la cronaca, giusta, giustissima la sua indignazione, poi sposata anche dal consigliere Massari del Pd, per il bavaglio che il Ministero sta imponendo a tutte le amministrazioni d’Italia affinché cali il silenzio sul referendum del prossimo 17 aprile. Il referendum è uno strumento democratico in mano ai cittadini, sancito e difeso dal nostro ordinamento giuridico ed è inammissibile che lo Stato cerchi di boicottarlo in questo modo, fa bene il consigliere Ialacqua (questa è l’opinione personale di chi scrive, ndr.) a definire questo atto un atto fascista. Ammesso e non concesso che un Renzi qualsiasi, dimentico del suo ruolo ed in totale ossequio ad un certo Craxi, invita a disertare le urne, ciò che mi risulta inaccettabile e che a far ciò sia lo Stato italiano, sia il Ministero degli Interni. Se dar voce ai cittadini spaventa questo o quel governo, forse è il caso di non nascondersi più dietro ad un dito e cancellare d’imperio questo strumento e perché no anche le elezioni, così tanto per sollevare gli italiani da questo onere. Ma torniamo ai fatti di ieri in Consiglio o meglio al ruolo di Partecipiamo nella maggioranza.

Cosa vuole fare Giovanni Iacono? Non è mai bello quando un politico prova a stare con un piede in due scarpe. Che Iacono ci sia rimasto male per il fatto di non esser stato rieletto presidente del Consiglio è cosa ovvia, che Iacono stia meditando una vendetta più o meno sottile è ipotizzabile, che Iacono e quindi il Movimento Partecipiamo fluttui in questo limbo politico in attesa di una qualche illuminazione, proprio non ha senso. Vuole rompere l’alleanza con i 5 Stelle? Bene, ne ha facoltà, ritiri l’assessore e vada all’opposizione, vuole mantenere l’accordo siglato con Piccitto, lo faccia, ma il tutto senza tentennamenti. La politica significa scegliere, significa decidere. L’attendismo non può durare in eterno. Non è carino vedere la Castro, consigliere in forza a Partecipiamo, andare in Consiglio e rimanere appena un’ora e poi abbandonare l’Aula, magari perché raggiunta da un sms o da una telefonata.

Iacono prova a fare il suo gioco, ma cosa fa il sindaco? No, non stiamo parlando della nomina dell’assessore alla Cultura, ma del ruolo politico che un sindaco deve svolgere. Piccitto è il comandante in capo, direbbero negli States, è lui il timoniere di questa nave, che si chiami a sé Partecipiamo, che li costringa a venir fuori, in un senso o nell’altro. Appiani le divergenze, cosparga di cenere e fiele l’Aula consiliare, non c’è più tempo da perdere. Tragga le dovute conseguenze, è un ingegnere, sa far di conto, non tergiversi anche lui, non dia spazio ed alternative a certi comprimari della politica, le redini vanno prese in mano. Un po’ di decisionismo, a volte, non fa per male, anzi è necessario.

About Author

Rosario Distefano

Rosario Distefano

Related Articles