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Servizio idrico. Una strana occupazione ed il mediatore che non ti aspetti

Servizio idrico. Una strana occupazione ed il mediatore che non ti aspetti
Marzo 15
14:062016

Ancora una volta il Consiglio comunale è stato occupato, questa volta dagli operai del servizio idrico. Non tutti. Solo una parte. Cinque, sei o al massimo sette lavoratori su 39. Gli altri, volutamente, hanno interrotto la protesta in aperto dissenso con i loro colleghi.
Strana protesta quella di ieri, a tal punto che l’occupazione è finita poco dopo l’una di notte. Ma andiamo per ordine.

In dicembre è stata celebrata la gara per il servizio idrico, vinta dalla cooperativa Pegaso. Il bando di gara prevede l’impiego di 33 unità lavorative, gli operai, invece, attualmente impegnati nel servizio sono 39, quindi molto probabilmente vi sarà un esubero di 6 unità. Sin da subito iniziano le proteste, le manifestazioni, gli incontri con il sindaco, l’assessore Corallo ed il prefetto. Sino a quando, alla presenza di Sua Eccellenza e dei lavoratori, l’Amministrazione prende un impegno: tutti gli esuberi verranno reimpiegati in altri servizi appaltati dall’Ente, rispettando naturalmente le relative qualifiche degli inoccupati. Un impegno, certo, nessuna garanzia assoluta: ed è questo che spaventa i lavoratori. Hanno paura di rimanere a casa, le proteste perciò continuano, sino alla farlocca occupazione di ieri sera.

Verso le 20 il neoeletto presidente del Consiglio, Antonio Tringali, sospende la seduta e si chiude in sala Commissioni con alcuni rappresentanti della maggioranza, dell’opposizione e gli operai del servizio idrico. Una parte di questi esige l’annullamento della gara, l’altra parte ha voglia di mediare, di provare a sentire cosa ha da proporre Tringali, il quale non può che farsi garante per un incontro, che doveva svolgersi stamane, con il sindaco e l’assessore, per stilare, l’ennesimo documento, da presentare al prefetto oggi alle 18. Gli intransigenti non sentono ragione. Il bando va ritirato e vanno blindate subito le 39 unità lavorative. Salta il tavolo della “concertazione”. Tringali visibilmente infastidito si alza e va in Aula consiliare per riaprire i lavori. Gli operai iniziano a litigare tra loro. “Così buttiamo a mare mesi di lavoro” qualcuno dice, “l’Amministrazione persegue altri fini, chi sta proteggendo?” rispondo gli altri. Gli animi si scaldano ed alcuni lavoratori iniziano ad abbandonare Palazzo dell’Aquila. Fermato uno di questi ci dice: “La loro priorità non è salvare i posti di lavoro (riferendosi ai colleghi più facinorosi, ndr.), vogliono solo fare le scarpe alla Coop. Pegaso. Non ci interessa fare battaglie inutili, questa è solo una bassa disputa politica”, insomma qualcuno vuole strumentalizzare questi lavoratori? Può essere.

Nel frattempo il Consiglio riprende, ma per pochi minuti. Gli operai occupano l’Aula. “A che pro?” Chiede insistentemente l’assessore Martorana agli occupanti ed ancora “Cosa pensate di raggiungere?”. Vengono i carabinieri e poi la Digos, è un atto dovuto. Iniziano le interlocuzioni tra gli agenti e i manifestanti, ma questi non sentono ragione. Sono e rimangono in occupazione, sono 23.30.
In Aula insieme ai manifestanti ci sono Sonia Migliore e Manuela Nicita. Come abbiamo detto l’occupazione terminerà poco dopo l’una di notte, grazie all’intervento di Maurizio Tumino e Giuseppe Lo Destro. I due rappresentanti del Gruppo Insieme, giustamente, riescono a convincere gli occupanti della inutilità della loro protesta, visto che oggi si sarebbero dovuti incontrare con il prefetto, ma anche delle conseguenze, non proprio positive, che questo atto di forza avrebbe potuto causare, anche da un punto di vista giudiziario. Bravi Tumino e Lo Destro, fare politica significa anche questo.

Ciò che dobbiamo registrare tristemente è l’assenza del sindaco, che ancora una volta si fa negare. Certo, cosa avrebbe potuto dire di nuovo o di diverso da ciò che è stato già detto? Nulla. Ma i lavoratori non avevano nessuna intenzione di interloquire con i consiglieri, con Tringali o con l’assessore, volevano il loro sindaco, esigevano la presenza del primo cittadino, in fondo è la più alta autorità del Comune. Una sua rassicurazione ha un altro peso, ma lui colpevolmente, ancora una volta, era assente.

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Rosario Distefano

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