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Quando i nostri politici impareranno a lavorare, Ragusa farà un salto di qualità

Quando i nostri politici impareranno a lavorare, Ragusa farà un salto di qualità
Febbraio 24
18:32 2016

La vicenda delle royalties diviene ogni giorno più stucchevole. Troppi soldi in ballo, su cui tutti vogliono metterci le mani, specie in un momento di crisi economica come quella che stiamo vivendo. L’emendamento Dipasquale, inserito nella finanziaria regionale, ha, e non poteva essere altrimenti, acceso speranze nei comuni della provincia ed indispettito tutti gli altri (i ragusani, ndr.). Si è parlato di uno scippo, di un mero calcolo elettoralistico, di un atto politico contro l’Amministrazione Piccitto e contro i ragusani. Altri ancora, hanno salutato questo emendamento come una vera e propria manna: “così – hanno detto – l’Amministrazione di Palazzo dell’Aquila, qualunque essa sia, non potrà più utilizzare i proventi delle royalties a proprio uso e consumo ossia per finanziare la spesa corrente”.

Fatto sta, come ha spiegato anche l’assessore al Bilancio, Stefano Martorana, che sin dal 2013 le royalties sono state impiegate per la spesa corrente, ma solo nel 2015, una parte di questi proventi, poco più di 11 milioni di euro, sono stati investiti sul territorio, per la cultura e lo sport, per il welfare e lo sviluppo economico. Giusto o no, è difficile non approfittare di un extragettito di tale portata, se poi a ciò aggiungiamo il fatto che non esiste un effettivo regolamento che vincoli questi soldi a dei capitoli di spesa ben determinati, il gioco è fatto.

Adesso, è da un po’ che si parla della necessità di razionalizzare questi introiti, di vincolarli a settori ben precisi con un programma specifico ed evitare, perciò, di “perderli” nei meandri del bilancio. Risale ad un anno fa, per esempio, l’atto di indirizzo presentato dal consigliere del Movimento Città, Carmelo Ialacqua, che proponeva di utilizzare le royalties per finanziare il Paes, parliamo di efficientamento energetico. La messa in atto di quella proposta avrebbe significato una riduzione effettiva delle emissioni di CO2 in atmosfera oltre ad un abbattimento significativo delle spese per il riscaldamento delle abitazioni private. L’atto ovviamente fu bocciato. Peccato, verrebbe da dire e poi, come mai nessuno gridò allo scandalo ed alzò barricate?

Il problema è sempre lo stesso, in Aula si ragiona a comparti stagni. I nostri politici, non tutti certo, propongo non per la città e per il bene comune, ma solo nella speranza di poter segnare un punto a proprio favore in questo immaginario scacchiere mediatico/elettoralistico. Insomma ognuno lavora per sé. Ognuno è totalmente ed assolutamente impegnato a coltivare il proprio orticello, che è sempre più misero e desolante. Se poi la propria proposta di legge non viene recepita dall’Aula, apriti cielo, si parla di atto gravissimo e si coglie l’occasione per dire peste e corna degli avversari politici, a volte prendendo pure delle sonore cantonate.

Nessuna concertazione, nessuna strategia comune, nessun tentativo di dialogo e di mediazione, ma solo uno scontro, muro contro muro, nella vana speranza di raggranellare una manciata di voti. Chissà, se un anno fa, dopo l’atto di indirizzo del consigliere Ialacqua, tutta l’Aula avesse lavorato insieme per produrre uno regolamento condiviso sulle royalties, cosa sarebbe accaduto? Sicuramente oggi l’emendamento Dipasquale non avrebbe avuto senso. Ma questa è fantapolitica, specie con questi consiglieri. Un pressappochismo imbarazzante, che ha come unico risultato quello di creare infinite praterie per politici meno chiacchieroni, ma più navigati.
Impareranno mai la lezione? No. E a nulla vale il continuo lamentarsi della maggioranza bulgara, che è solo l’effetto di una strana legge elettorale, con la quale tutti dovrebbero fare i conti, ma nessuno lo fa, preferendo, invece, un trafiletto su un giornale qualsiasi, gridando quotidianamente allo scandalo.

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Rosario Distefano

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