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La Cgil si costituisce parte civile nel processo contro un imprenditore edile

La Cgil si costituisce parte civile nel processo contro un imprenditore edile
Gennaio 22
12:432016

La Fillea CGIL di Ragusa si è costituita parte civile nel procedimento pendente nei confronti di un titolare d’impresa edile, G. G.
L’uomo è imputato perché, secondo l’accusa, approfittando della propria posizione di egemonia e di supremazia in quanto datore di lavoro, e abusando dello stato di bisogno e di necessità in cui versavano gli operai edili alle sue dipendenze, li avrebbe costretti a lavorare senza il rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro nei cantieri.
Avrebbe obbligato, altresì, alcuni di loro (tra cui un nostro iscritto) a versargli, contro la loro volontà, le somme dai medesimi percepite quali indennità di cassa edile dell’anno 2012, di loro esclusiva competenza, così da procurarsi, con tali illecite condotte, un ingiusto profitto con corrispondente altrui pari danno.
La Fillea – CGIL di Ragusa ha ritenuto di aver subito un danno d’immagine a carico dei lavoratori del comparto e tra i propri iscritti a motivo della condotta di quel datore di lavoro, oltre alla lesione di un diritto costituzionalmente garantito a tutti i lavoratori.
La Fillea – Cgil si è sempre battuta per la tutela ed il rispetto dei contratti collettivi nazionali di categoria e delle norme sulla sicurezza sul lavoro.
Si tratta di principi costitutivi, quali la tutela alla salute, il diritto al lavoro, il rispetto della normativa vigente in materia di lavoro, il rispetto dei contratti collettivi.
In questa vicenda sarebbero stati elusi e pertanto la segreteria della Fillea CGIL, in accordo con la CGIL provinciale, ha ritenuto di costituirsi Parte Civile affidando la propria difesa all’avv. Tiziana Caruso del foro di Ragusa.
Quanto accaduto, purtroppo, nel nostro territorio si profila come un’insopportabile consuetudine e per tale motivo la Fillea CGIL ha deciso non solo di intraprendere quest’azione legale ma, nello stesso tempo, divulgarla al fine di scoraggiare le “furberie” di alcuni imprenditori e dall’altro per sollecitare i lavoratori a trovare il coraggio di denunciare vessazioni e illegalità nei posti di lavoro.

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