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Illustrato il progetto di legge di iniziativa popolare sul nuovo statuto dei lavoratori

Illustrato il progetto di legge di iniziativa popolare sul nuovo statuto dei lavoratori
Gennaio 19
12:112016

Saranno chiamati ad una consultazione straordinaria, anche nel territorio ibleo, gli iscritti alla Cgil per apprezzare la “Carta dei diritti universali del lavoro” e quindi sottoscrivere i 97 articoli del nuovo statuto delle lavoratrici e dei lavoratori che sarà presentato in Parlamento come disegno di legge di iniziativa popolare (2° comma art 71 della Costituzione). La Cgil propone di rendere legge una “Carta dei diritti universali del lavoro” che sostituisca le attuali normative sul lavoro. Si tratta di norme che si occupano del lavoro subordinato, del lavoro precario, del lavoro autonomo.
Il progetto è stato presentato ieri all’assemblea generale della Cgil di Ragusa. Il nuovo statuto si compone di tre parti: principi universali, norme di legge che danno efficacia generale alla contrattazione e codificano democrazia e rappresentanza per tutti e in ultimo la riscrittura dei contratti di lavoro.
Il nuovo statuto affronta il precipitare delle diseguaglianze nel mondo del lavoro con lo strumento proprio di un sindacato.
A relazionare sull’argomento il segretario generale della Cgil di Ragusa, Giovanni Avola, che ha illustrato per vie generali lo spirito dell’iniziativa che vede coinvolta tutta l’organizzazione nazionale con un lavoro di illustrazione agli iscritti sui luoghi di lavoro, con delle assemblee convocate ad hoc, sino al 19 di marzo p.v.
Ad aprile comincerà la raccolta delle firme, ne sono sufficienti 50mila, per consentire il deposito del disegno di legge in Parlamento perché lo discuta.
Occorre una legge,ha puntualizzato Giovanni Avola, che rovesci l’idea che sia l’impresa, che rappresenta il soggetto più forte, a determinare le condizioni di chi lavora, cioè il soggetto più debole.
Estendere i diritti a chi non ne ha, riscriverne di nuovi per tutti, per garantire i diritti nel lavoro in un mondo che cambia velocemente e ha bisogno di innovazione.
Interessante e articolato il dibattito che ne è seguito che ha toccato i temi veri della politica sindacale con i suoi principi e le sue regole che mettono la Cgil di vivere una stagione di protagonismo tesa a riscrivere una nuova Carta dei diritti universali del Lavoro attualizzando la famosa legge 300 del 1970 (Statuto dei lavoratori) figlia di un’epoca di grandi tensioni morali e di impegno politico sindacale.
Il nuovo Statuto dei lavoratori deve rendere agibile la partecipazione attiva dei lavoratori nella definizione dei contratti collettivi. Fare i conti con la precarietà e ricostruire il valore dei contratti di lavoro rendendoli appropriati al loro utilizzo. Il lavoro, insomma va valorizzato nella sua funzione sociale oltre che economica.
Il documento tende a rivalutare l’art 39 della Carta, ovvero quello che disciplina l’azione sindacale e il riconoscimento del diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende (art 46 della Costituzione). Ma non solo. In tema di licenziamenti torna il principio fondamentale di giustizia nel lavoro: se un licenziamento è illegittimo, la sanzione per l’impresa deve avere un effetto “deterrente” e cioè scoraggiare comportamenti scorretti a danno dei lavoratori.
“E’ del tutto evidente, commenta Saverio Piccione segretario regionale della Cgil che ha concluso i lavori dell’assemblea generale, che il nuovo Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori, è un’iniziativa che non è solo sindacale. Essa è politica e soprattutto culturale che rivoluziona le regole del mondo del lavoro ponendo la Cgil di fronte ad una sfida che raccoglie e rilancia l’innovazione tenendo ferma l’idea del riconoscimento di diritti negati o compressi a danno della parte più debole del mondo del lavoro. Siamo certi di poter raccogliere un numero importante di firme sul disegno di legge che presenteremo e per il quale tutta la Cgil è già mobilitata”.
La Cgil chiederà un mandato ai lavoratori e agli iscritti affinché il sindacato si faccia promotore di un eventuale referendum abrogativo di parte della legislazione vigente che contrasta con la Carta.

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