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Liberi Consorzi dei comuni. Piccitto non si fa coinvolgere nell’ennesimo fallimento crocettiano, perché?

Liberi Consorzi dei comuni. Piccitto non si fa coinvolgere nell’ennesimo fallimento crocettiano, perché?
Novembre 10
14:12 2015

Finalmente tutto è pronto per i Liberi consorzi dei comuni, adesso ci sono pure i candidati per la presidenza. Perfetto!
Franco Raffo (Acate), Vito Fornaro (Chiaramonte Gulfi), Filippo Spataro (Comiso), Bartolo Giaquinta (Giarratana), Pierenzo Muraglie (Ispica) e Franca Iurato (Santa Croce Camerina).
Un iter lento, lentissimo, farraginoso, che finalmente mostra un primo risultato concreto e burocratico, certo se si fa eccezione per l’adesione del Comune di Licodia Eubea.

Salta all’occhio, però, la mancanza dei big o meglio la candidatura dei sindaci delle città più grosse della provincia di Ragusa, su tutte l’assenza di Federico Piccitto. Perché?
Potremmo ipotizzare che il sindaco di Ragusa sia stato colto da un’improvvisa apatia politico-istituzionale, può essere, anche se questa è un’ipotesi piuttosto remota, in fondo sia il sindaco che il presidente del Consiglio comunale, Giovanni Iacono, hanno lavorato alacremente, durante questi mesi, per portar a compimento questa riforma epocale. Ed allora? Con tutto il rispetto per i sei sindaci e i loro rispettivi comuni, come mai Federico Piccitto ha deciso di fare un passo indietro?
Un’ipotesi meno peregrina potrebbe essere che Piccitto non creda più nell’istituzione dei Liberi consorzi, ma non in quanto tali, ma perché svuotati di qualsiasi reale funzione e capacità di incidere positivamente sul territorio e quindi abbia deciso di non perdere tempo. Non è un segreto, ma quella del Liberi consorzi è l’ennesima castroneria a firma Crocetta. Una riforma che nel tempo è stata via via modificata, sino al punto di dar vita all’ennesimo carrozzone istituzionale, di cui sinceramente non se ne sentiva l’esigenza. L’impressione è che i Liberi consorzi, così come sono stati concepiti oggi, servano solo a mantenere gli stipendi dei vari funzionari. Se così fosse, bene ha fatto Piccitto a non volersi immischiare e a dimostrare, con la sua assenza, tutto il suo disappunto.
Questa riforma ha tolto competenze ai comuni, non ne sta dando ai futuri Enti e pare pure che non ci siano i soldi necessari per far funzionare i Consorzi. Oggi addirittura l’Ars discuterà in Aula la legge che riguarda i Consorzi ossia dopo l’istituzione del seggio e la candidatura dei sei, quindi non solo Piccitto avrebbe fatto bene a non candidarsi, ma non si capisce il senso e l’utilità di queste candidature, forse fatte solo per adempiere ad obblighi istituzionali.
Alla luce di tutto ciò la Regione, con Crocetta in testa, poteva e doveva ammettere il fallimento dell’operazione, dividere i vari funzionari provinciali tra i vari enti comunali e riorganizzare le competenze, certo nessuna riforma epocale, nessun paragrafo per Crocetta nei libri di storia, ma di sicuro, in tal modo, si sarebbe velocizzato l’intero processo di cancellazione delle province, senza, però, creare nuovi disastri. Ma come si suol dire: tra il dire e il fare…

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Rosario Distefano

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