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Il sindacato lavoratori di polizia: “Dopo decenni di sbarchi, non vorremmo più sentir parlare di emergenza”

Il sindacato lavoratori di polizia: “Dopo decenni di sbarchi, non vorremmo più sentir parlare di emergenza”
aprile 24
08:42 2015

L’esodo dei migranti attraverso il nostro mare continua incessante, con l’impietoso tributo di anime al mare, e con esso continua il lavoro silenzioso, costante ed ininterrotto delle donne e degli uomini delle forze dell’ordine che, nonostante le difficoltà, fronteggiano il fiume impetuoso di uomini, donne e bambini, profughi, scafisti e sfruttatori della disperazione, vivi e morti.
Quel fiume che lo sgomento e l’orrore per quello che accade nel Mediterraneo non fermano.
Quel fiume che nel pomeriggio del 16 aprile ha portato, nel tratto di mare davanti al porto di Pozzallo, la nave della Marina Militare “Fiorillo”, con a bordo circa 300 migranti, che hanno potuto essere sbarcati e trasferiti all’interno del C.P.S.A. di Pozzallo solo nella mattina del giorno dopo, quando sono stati trasferiti altrove gli ospiti che ancora si trovavano nel centro di primo soccorso.
Un’emergenza nell’emergenza, che fa ancor più rabbia perché, dopo decenni di sbarchi, di emergenza il SILP CGIL non vorrebbe più sentir parlare.
Accade così che, dalla sera del 16 aprile fino al momento dello sbarco, viene disposto un servizio di vigilanza da parte di pochi uomini di Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza a bordo della nave militare, che è entrata in porto solo nella mattina del 17 aprile.
Personale che come sempre, con spirito di servizio e senso del dovere, al fine di non creare disservizi nella circostanza emergenziale, ha eseguito quanto disposto, nonostante le tante perplessità.
I poliziotti sono così saliti sulla nave “Fiorillo”, che incrociava fuori dal porto di Pozzallo – rimediando in emergenza un pasto, visto che erano in servizio dalle prime ore del pomeriggio – sono saliti a bordo, dicevamo, con la loro elegante uniforme ordinaria, perché ai “questurini” non viene data in dotazione neanche una uniforme da ordine pubblico (anche se l’ordine pubblico lo fanno, eccome!), per cui indossavano il pantalone in lanetta, quello con le pieghe e con le pences, per intenderci, e magari anche la giacca con i bottoni dorati e la scarpa bassa… Non proprio l’ideale per lavorare di notte sul ponte di una nave militare in navigazione, senza tra l’altro avere nessuna preparazione specifica per quel contesto operativo.
Fortunatamente a bordo sono state date loro dalla Marina Militare le tute monouso per la protezione individuale, visto e considerato che i migranti, probabilmente, non erano ancora stati sottoposti agli accertamenti medici da parte del personale sanitario dell’ASP.
E’ stata un’emergenza, un’eccezionalità che non si ripeterà, sono le assicurazioni che ci arrivano dalla Questura.
Ma non è un’emergenza la carenza ormai cronica di uomini, l’inadeguatezza delle uniformi e degli equipaggiamenti, la confusione nella gestione dei flussi di migranti.
Per l’Expo si trovano migliaia di uomini, mentre qui ne basterebbe qualche decina per risollevare gli uffici di Polizia di un’intera provincia.
Per l’allarme terrorismo si istituiscono e si equipaggiano “squadre di pronto intervento”, mentre qui il personale lavora ancora con uniformi assolutamente inadatte all’operatività.

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