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Diritti ad una stella, Piccitto non vuole una Casa dei Diritti a Ragusa

Diritti ad una stella, Piccitto non vuole una Casa dei Diritti a Ragusa
Marzo 22
12:01 2015

Riceviamo e pubblichiamo.

«”Non è utile istituire altre case dei diritti”. Così il Sindaco di Ragusa, Ing. Federico Piccitto, liquida la petizione popolare sottoscritta da più di 500 cittadini e sostenuta da svariati gruppi, associazioni e sindacati che da anni sono impegnati nella lotta contro tutte le discriminazioni. La giustificazione del rifiuto a questa proposta dal basso risiede, secondo il Primo Cittadino, nel fatto che il Comune rappresenta già il luogo fisico e istituzionale preposto alla tutela di tutti i cittadini, ergendosi ad unico legittimato paladino dei discriminati. Se non fosse già chiaro dal testo della petizione, ricordiamo al nostro eroe, autoleggittimatosi  difensore unico degli oppressi, che l’oggetto della petizione era, ed è ancora, legato al riutilizzo sociale di uno degli spazi di proprietà del Comune attualmente vuoti ed inutilizzati destinandolo a gruppi ed associazioni che, nel territorio, si occupano di diritti a 360°. Lungi da noi il volerci sostituire al ruolo istituzionale della casa comunale. Ci lascia, tuttavia, ancora più basiti il contesto in cui arriva questa risposta negativa: solo pochi giorni fa (lunedì 9 marzo) abbiamo avuto un incontro, dai toni concilianti, ma a questo punto del tutto vano, con l’Assessore al ramo. Durante quell’incontro erano state avanzate diverse proposte riguardo alla fattiva realizzazione della Casa dei Diritti, ridando vita ad uno dei tanti immobili vuoti del Comune. Gli stessi immobili che, qualche settimana fa, erano stati al centro di una bislacca richiesta dei gruppi consiliari al fine di poter avere delle stanze da utilizzare per delle riunioni di partito o meetup che sia. E non capiamo la logica della proposta del Sindaco, che con una superficialità  che lascia senza parole, mescola in un unico calderone il progetto della Casa delle Associazioni con la Casa dei Diritti. Se le parole hanno ancora un senso, per noi la differenza, lessicale e sociale, è lapalissiana. Chiudere la porta in faccia a chi chiede uno spazio per i diritti è un fatto grave, soprattutto se viene dalla penna di un Primo Cittadino. Tuttavia, riconoscendo a chiunque il diritto di sbagliare, cercheremo nuovamente un confronto con l’Amministrazione per ribadire la bontà del nostro progetto. Parimenti, proseguiremo il nostro percorso di mobilitazione e sensibilizzazione, sempre dritto ai diritti».

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