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Basket f: fatica “supplementare” per la Passalacqua

Basket f: fatica “supplementare” per la Passalacqua
Febbraio 16
17:182015

Jan Masarik diceva “la tragedia di essere un ponte è che tutti ti camminano sopra”. Si potrebbe parafrasare il detto adattandolo alla Passalacqua “il problema di essere capolista è che tutti vorrebbero batterla”, a maggior ragione se l’aquila è azzoppata da infortuni e acciacchi e se ha dovuto combattere contro problemi fisici di ogni genere che hanno complicato moltissimo la settimana. La parafrasi è calzante e può essere adattata, ma a patto di non dimenticare che l’aquila ha un vantaggio sul ponte: le ali, che le consentono di volare anche azzoppata (ecc.ecc.) e, meglio, di volare più in alto della portata dei fucili in possesso della rivale. Che, nel caso specifico di domenica, era la quarta forza del campionato, tanto per rendere il tutto ancora più difficile. Naturalmente, come sempre c’è il trucco, che sta nell’avere la forza di volare fin quando ti allontani a sufficienza dal pericolo. Però per riuscirci devi essere in buone condizioni fisiche. Quindi?. Quindi sembrerebbe il classico circolo vizioso dal quale non si esce: sembrerebbe, ma non è così. Perché l’aquila capolista ha alcune armi segrete per trovare la strada e rompere il circolo: l’orgoglio da squadra di razza, la voglia di non mollare e la determinazione feroce nel non arrendersi mai, la capacità di stringere i denti così forte che a chiunque altro si spezzerebbero, la grinta che indirizza la palla sul binario giusto quando le gambe non reggono più. Armi che la condizione fisica precaria ha imposto di impiegare anche oltre i canonici 40 minuti, per garantirsi quel “rinvio a dopo” che la situazione d’emergenza ha reso impresa straordinaria già di per sé, ancora prima di conoscere l’esito. E prima che, alla faccia della scalogna sgradita compagna di viaggio delle ultime settimane, andasse come tutti speravano e come, in fondo, era anche giusto: con un successo importantissimo per tutto (morale, classifica, rapporto con la tifoseria). Grazie al quale si può ripartire esattamente dallo stesso punto: senza aver ceduto terreno e, anzi, avendo acquistato qualcosa (molto) in fiducia e autostima a dispetto di tutto e tutti. La soffertissima vittoria sull’Umbertide, tosta da morire e non solo per aver costretto alla fatica “supplementare”, riveste anche un significato aggiuntivo non meno importante: perché consente di iniziare bene la “settimana della Coppa”, impegno prestigioso che sarà onorato al meglio anche se qualche giorno di riposo sarebbe stato più benedetto di un passaggio quando hai bucato e piove a dirotto. passcinili1Certo, poi si andrà a Schio, ma è presto per preoccuparsene: prima c’è Perugia. Chissà chi alzerà la Coppa. Chissà, forse è già scritto in qualche bigliettino dei “Baci”: magari se proviamo a gustarne qualcuno…

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Lina Giarratana

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