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Idee per Ragusa: “La Campo mette il bavaglio alla cultura, per un bieco gioco politico”

Idee per Ragusa: “La Campo mette il bavaglio alla cultura, per un bieco gioco politico”
Gennaio 29
17:172015

“Non possiamo che provare vergogna e sconcerto per ciò che è accaduto ieri nella chiesa di San Vincenzo Ferreri. Un momento importante e solenne come la commemorazione delle vittime del genocidio è stato infangato da un bieco gioco politico orchestrato dall’assessore Stefania Campo”. Così il Coordinamento cittadino di Idee per Ragusa in merito alla decisione dell’assessore Campo che ha inspiegabilmente tolto il patrocinio del Comune allo spettacolo ‘Una stagione all’inferno’.

“Non è ammissibile – proseguono dal coordinamento – che una manifestazione importante e lodevole come quella organizzata dai ragazzi di RagusaGiovani, non venga celebrata solo perché tra l’Amministrazione e il maestro Franco Cilia, non corre buon sangue. È questa l’unica verità. La Campo può nascondersi dietro tutta la burocrazia di questo mondo, il fatto è, che con questa Amministrazione, puoi lavorare solo se sei organico, per non dire supino, al Movimento dei 5 stelle. Proprio nel giorno in cui Ragusa ricorda l’immane tragedia della Shoah, l’assessore alla Cultura mette il bavaglio alla cultura, all’arte, all’iniziativa di un gruppo di ragazzi e di artisti locali, solo perché non voleva una statua del maestro Cilia, unico elemento di una scenografia scarna ed essenziale. Ha dell’incredibile questo atto d’imperio. Ancora una volta la Campo, e con lei tutta l’Amministrazione, ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza, a questo punto ci chiediamo il sindaco ha condiviso la decisione del suo assessore? Perché se così fosse, sappiamo che questa Amministrazione pretende di metter bocca anche sulle scenografie di un qualsiasi spettacolo, con buona pace del libero pensiero. Se, invece, il sindaco Piccitto era allo scuro di tutto, forse sarebbe il caso che si decidesse a prender provvedimenti, anche revocando il mandato all’assessore Campo. Infine, chiediamo un incontro pubblico con l’assessore e il sindaco, perché la città deve sapere come le nostre risorse, in questo caso culturali, vengono gestite”.

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