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Trivellazioni. Alcune precisazioni di Legambiente

Trivellazioni. Alcune precisazioni di Legambiente
Gennaio 23
16:40 2015

Riceviamo e pubblichiamo.

“Non si è ancora spenta l’eco del convegno Legambiente, tenutosi a Ragusa sulle trivellazioni con ospite d’eccezione Maria Rita D’Orsogna, docente di fisica presso la California State University di NorthRidge, la quale ha illustrato i rischi che questo tipo di attività comporta, che si è già scatenata, come prevedibile, una marea di polemiche da parte di giornalisti, dirigenti sindacali, rappresentanti delle istituzioni e per finire responsabili di ditte petrolifere presenti nel territorio.
Se è certamente comprensibile che il Settore Petrolifero reagisca sostenendo che il petrolio rappresenta una risorsa nell’isola, un po’ meno si comprendono le dichiarazioni love-petrol fatte da tutti gli altri che di seguito passeremo in rassegna. Legambiente Ragusa infatti è in grado di ribattere e chiarire qualunque critica od obiezione in merito.
La Edison dichiara che vi sono protocolli ultrasicuri sia in terra come in mare; ciò fa certamente piacere, ma non si capisce allora come, negli elaborati progettuali presentati dalla Società per la realizzazione di Vega B (fonte: http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/1018/1310?pagina=10#form-cercaDocumentazione), per quanto riguarda il “piano di emergenza per l’antinquinamento marino” la Società, nell’ ipotesi di scenari di sversamento, preveda una costante presenza di personale, malgrado sia la stessa Società ad ammettere che la costruenda piattaforma sarà una struttura non presidiata. Questo non è certamente un piccolo dettaglio perché ipotizzare degli scenari di sversamento prevedendo una costante presenza di personale, quando di fatto non ci sarà nessuno per la maggior parte del tempo, la dice lunga sui “protocolli ultrasicuri”.
Ma anche sui dati bisogna essere precisi, soprattutto da parte della stampa: quando ad esempio si afferma, come si è fatto in qualche articolo, che nella nostra Provincia si estrae il 50 % delle risorse petrolifere nazionali. Sicuramente la nostra Provincia custodisce questa importante risorsa (come del resto tante altre che ingiustamente non sono state citate dall’estensore dell’articolo….) ma aver dato queste cifre è fuorviante.
Infatti secondo i dati UNMIG (sito ufficiale del Ministero), per il 2013 la produzione di gas in Sicilia (solo terraferma) è stata del 3,7% rispetto alla produzione nazionale complessiva; mentre, per quanto riguarda l’olio greggio la produzione è del 13 %. Se aggiungiamo anche le estrazioni effettuate nel mare siciliano, le produzioni aumentano complessivamente al 4,0 % per il gas ed al 18,5 % per l’olio greggio. Per gli anni precedenti si registrano produzioni grosso modo analoghe.
Per quanto ci risulta la Provincia di Ragusa fa parte della Sicilia, di conseguenza le produzioni di idrocarburi non possono essere superiori a quelle siciliane.
Particolare non indifferente è che, secondo i Dati Ministeriali, la regione con la maggior produzione di olio greggio è la Basilicata con quasi l’85% su base nazionale che scende al 74 % se si considerano anche le risorse a mare. Come ben noto, la Basilicata è la regione più povera d’Italia a conferma che l’equazione: petrolio = ricchezza è un luogo comune destituito di fondamento.
Per quanto riguarda gli incidenti, non è che negli ultimi anni non ne siano avvenuti, a partire da quello che successe a metà degli anni cinquanta quando si verificò l’esplosione del pozzo “Tabuna 9” che per una decina di giorni tenne col fiato sospeso tutti gli abitanti di Ragusa e non solo. Si dirà: cose stravecchie, certamente la tecnologia ha fatto passi da gigante ma anche la ricerca per estrarre idrocarburi è diventata più invasiva. Prova ne sia ad esempio l’inchiesta in corso per inquinamento della sorgente Paradiso del Comune di Santa Croce Camerina o gli sversamenti nella vallata del Tellaro od in quella dell’Irminio.
Per il Segretario Provinciale della UIL (secondo quanto riportato dai quotidiani), il petrolio nei pressi di Marina di Ragusa è addirittura in superficie, ma esiste anche in altre zone, basta scendere di appena 40 metri per intercettare “sacche utili”.
Non vogliamo mettere in dubbio la competenza ed i dati del Dirigente Sindacale in tema di idrocarburi ma la domanda è d’obbligo: se è da sessant’anni che si estrae in Provincia di Ragusa, e non certamente in superficie o a 40 metri di profondità, chi ha estratto fino ad ora era un incompetente, visto che poteva intercettare “sacche utili” e “stupidamente” non lo ha fatto? Esisterà qualche “problemino” ?
Quello che stupisce di più di questa dichiarazione è che, mentre a Foggia vengono bloccate dal TAR delle trivellazioni a circa cinque km dall’abitato, perché non sufficientemente distanti, qui ci sono alcune persone che con “dichiarazioni oniriche” (ma non troppo) prevedono delle trivellazioni nei pressi del nostro amato centro balneare.
Ma torniamo alla combattiva Soprintendente di Ragusa che ha rilasciato i pareri positivi per il pozzo Irminio in zona di tutela 2. La stessa ha replicato alle accuse di Legambiente dichiarando che è stato fatto tutto a norma e che non sappiamo di cosa parliamo. Passi che Noi, secondo la Soprintendente, saremmo degli incompetenti; tuttavia, in questo caso lo è anche il Sottosegretario ai Beni Culturali Borletti dell’Acqua che, in risposta ad un’interpellanza parlamentare, ha chiarito che “dalla lettura combinata della normativa di piano si evince, pertanto, che le attività estrattive che costituiscono oggetto dell’interrogazione non sarebbero consentite nelle aree con livello di tutela 2 e 3”.
Ciò che stupisce di più è che le dichiarazioni del Sottosegretario nascono da un parere del competente Assessorato Regionale. Lo stesso Assessorato che, con un altro parere, ha evidentemente “illuminato” la Soprintendente in modo diverso.
Se la Soprintendente invece di richiedere pareri al “competente Assessorato Siciliano” si fosse basata sugli art. 20, 29 e 40 del Piano Paesaggistico, forse avrebbe un’opinione diversa. Ci permettiamo di dire “forse”, visto la “quanto meno singolare interpretazione” che ha fatto degli art. 13 e 36 del Piano Paesaggistico a proposito delle opere a mare.
Ma la cosa che si registra maggiormente è l’assordante silenzio da parte della stragrande maggioranza dei politici. Ci saremmo aspettati qualche dichiarazione relativamente a queste attività ed al modello di sviluppo che si intende perseguire, ed invece il Nulla Assoluto.
Chissà forse per Lor Signori il petrolio è cosa buona e giusta; o forse, questo tema é troppo divisivo ed è meglio voltare le spalle”.

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