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L’aggrediscono violentemente per un “I like”. Bullismo tra le giovanissime

L’aggrediscono violentemente per un “I like”. Bullismo tra le giovanissime
Novembre 26
14:48 2014

La Polizia di Stato – Squadra Mobile – a seguito di delicate indagini hanno individuato e denunciato due giovani studentesse ragusane per aver minacciato e procurato lesioni ai danni di una coetanea.
Sembrava quasi incredibile la storia raccontata dalla vittima agli investigatori della Squadra Mobile, ma i poliziotti sono abituati a non stupirsi mai difronte alle novità ed anche questa volta le indagini sono iniziate immediatamente e portate a termine hanno permesso di appurare quanto inizialmente appariva inverosimile.
Poche settimane fa, una piccola donna contattava il 113 per richiedere l’intervento di una Volante in quanto era stata minacciata e insultata da due coetanee in Piazza San Giovanni a Ragusa.
La Volante appena arrivata in piazza ascoltava la vittima e raccolte le descrizioni ricercava le autrici del fatto, un gruppetto di donne in questo caso molto “piccole”, ma ovviamente erano già fuggite.
La Squadra Mobile ha ricostruito i fatti: le “bulle” in rosa avevano accerchiato in 5 o 6 la fanciulla, colpevole di aver commentato e cliccato qualche “mi piace” in più sulla bacheca di un ragazzo che piaceva ad una di loro.
La storia sembrava inverosimile ma ormai non è più tempo di sguardi minacciosi, ormai si è giunti al mancato rispetto del corteggiamento virtuale e tutti sanno tutto perché la vita è resa pubblica sui social network, quindi un’infatuazione non rimane più scritta su un diario segreto o confidata all’amica del cuore ma è resa pubblica.
Le donne molto “piccole” non contente di aver accerchiato e minacciato la loro vittima hanno fatto di peggio, qualche giorno dopo l’hanno cercata e trovata a casa con tanto di insulti e minacce alla madre della piccola che cercava di difendere la propria figlia.
In famiglia avranno pensato che dopo essere state viste anche dalla madre della piccola vittima, i fatti non si sarebbero più ripetuti ed invece così non è stato.
Qualche sabato dopo, sempre in centro storico, la giovane studentessa era in compagnia di alcune amiche quando è stata avvicinata da una delle “bulle” in rosa che ha chiesto un confronto, subito negato.
Non aver obbedito di recarsi al cospetto della “bulla” delle “bulle” ha scatenato la reazione ancora più grave.
Dapprima sguardi di minaccia, poi l’accerchiamento e la sfida fisica. Le due ragazze hanno strattonato fino a far cadere a terra la vittima e poi l’hanno trascinata procurandole delle lesioni guarite dal Pronto Soccorso, il tutto davanti agli occhi di un gruppo di ragazzi rimasti a guardare i pochi secondi di “spettacolo”.
Quanto raccolto dagli investigatori della Squadra Mobile è l’epilogo di una triste storia di violenza sulle donne, in questo caso da parte di altre donne anche se molto piccole.
A seguito della denuncia, dall’esame dei profili facebook e dei contatti telefonici è stato possibile appurare l’identità delle due ragazze, tanto che sono state subito convocate negli uffici di Polizia per riferire in merito all’accaduto e non hanno negato di aver commesso i fatti loro attribuiti.
Adesso dovranno rispondere del reato di minacce, ingiurie e lesioni personali e dovranno prendere parte ad un processo come imputate, il tutto per un gesto di violenza ai danni di una coetanea, una come loro, una di loro.
“La Polizia di Stato oggi più che mai (25 novembre) rammenta a tutte le vittime di violenza di non far vincere i carnefici, affidandosi ai poliziotti della Squadra Mobile, denunciando quanto subito. È fondamentale, non abbandonare la speranza di poter uscire da questi terribili reati che affliggono psicologicamente la vittima, a prescindere dal contesto dove vengono perpetrate queste violenze, professionale, scolastico, familiare o sportivo. Bisogna denunciare, bisogna confidarsi con chi può aiutare le vittime a vincere la violenza con gli strumenti giuridici esistenti, gli uffici della Polizia di Stato sono sempre aperti, così come le porte dei centri antiviolenza che collaborano quotidianamente con la Squadra Mobile”.

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