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Limiti e prerogative della legge di contrasto alla corruzione nella Pubblica Amministrazione

Limiti e prerogative della legge di contrasto alla corruzione nella Pubblica Amministrazione
Ottobre 16
16:17 2014

La nuova legge per contrastare la corruzione, nonché gli aspetti giuridici, etici e politici che la caratterizzano, al centro del seminario proposto dalla Provincia regionale di Ragusa –Libero Consorzio Comunale, che si è svolto presso la sala Convegni del Palazzo della Provincia.

Moderato dal Capo ufficio stampa Giovanni Molè e alla presenza di numerose autorità civili e militari, il seminario è stato aperto dal Commissario straordinario della Provincia Carmela Floreno che ha posto l’accento sull’allarmante e dilagante fenomeno della corruzione nella pubblica amministrazione. Di seguito il Segretario generale dell’Ente Ignazio Baglieri, responsabile della prevenzione della corruzione, ha fatto un excursus sui vari provvedimenti legislativi anticorruzione attualmente in vigore, soprattutto la legge 190/2012, ed ha espresso il proprio punto di vista di come i funzionari pubblici sentono e vivono le misure in esse contenute soprattutto ai fini dell’istruttoria dei provvedimenti amministrativi. Baglieri ha espresso forti perplessità, soprattutto riguardo le limitazioni dei dirigenti, freni che possono indurre all’errore e ad una ulteriore allungamento dei tempi burocratici, soprattutto per la realizzazione delle opere pubbliche.
Riguardo l’etica in campo istituzionale e politico Gianfranco Amenta, professore Associato di Istituzioni di Diritto Privato presso l’Università di Palermo, ha spiegato le ragioni storiche e sociali che spìngono particolari soggetti della società ad approfittarsi del denaro pubblico. “La grande sfida – ha spiegato Amenta- è capire se può coesistere un rapporto armonico tra etica e pubblica amministrazione considerato che il codice civile prevede da sempre e comunque il principio di correttezza”. Il relatore ha esternato profondi dubbi sulla applicabilità del “principio etico” per il tramite dell’articolo 2 della Costituzione perché i cittadini che dovrebbero sentire di per sè la correttezza di un provvedimento legislativo e la sua relativa applicazione dovrebbero conseguentemente condividere principi etici che invece non sempre sono accettati da tutti. Anche l’applicazione della legge anticorruzione da parte dei magistrati è complessa poiché ognuno, nel determinare il comportamento giuridico di particolari soggetti, applicherà al singolo caso il proprio concetto di etica, che sarà unico, e magari in contrasto con quello del resto della società e dei colleghi. A prescindere da leggi e provvedimenti repressivi, ogni componente della pubblica amministrazione e della società civile, dovrebbe essere portatore sano di valori etici fondamentali e universali per il bene, miglioramento e la crescita della cosa pubblica.
Di trasparenza e rapporti fra politica e amministrazione ha parlato Fabrizio Tigano, professore ordinario di Diritto amministrativo presso l’Università di Catania. Tigano ha riportato come negli anni si è passati da una completa segretezza nella creazione degli atti della pubblica amministrazione ad una collaborazione con i privati nell’istruzione delle pratiche ma soprattutto nell’affermazione della certezza del diritto del cittadino. Di fatto la svolta in Italia è stata la legge 150/2009 sulla trasparenza che all’art. 11 disciplina in modo pieno e compiuto la nozione di trasparenza e gli obblighi gravanti sulle singole amministrazioni per garantirne l’effettivo perseguimento anche se, in origine, si puntava più alla pubblicità degli atti che alla vera trasparenza dei vari passaggi effettuati dagli uffici preposti.
Il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Ragusa, Carmelo Petralia, ha enunciato i nuovi aspetti normativi sul contrasto alla corruzione iniziando a segnalare che l’Italia si trova solo al 67° posto nella classifica mondiale della percezione della corruzione, proceduta anche dal Ruanda. Il Procuratore è convinto che i fenomeni di corruzione all’interno delle pubbliche amministrazione oltre a derivare da un problema culturale tipico dei popoli latini, è dovuto anche ad una mancanza del senso dello Stato e del dovere da parte dei pubblici dipendenti. “La legge anti corruzione – ha detto Petralia – rischia di rivelarsi solo uno spot pubblicitario se non vengono potenziati gli strumenti dell’azione giudiziaria e la sanzione non diventa tangibile e immediata”.

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