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Videointervista di Gianni Papa all’infettivologo Nunzio Storaci sull’ebola

Videointervista di Gianni Papa all’infettivologo Nunzio Storaci sull’ebola
Settembre 30
10:02 2014

Videointervista sull’ebola all’infettivologo dott. Nunzio Storaci

 

I migranti giunti in Sicilia dall’inizio di quest’anno hanno superato abbondantemente le 100.000 unità. Uomini, donne e bambini scappati da guerre, povertà e persecuzioni etniche e religiose, che arrivano sulle nostre coste nella speranza di un futuro migliore. Più di una volta abbiamo raccontato le tristi storie di queste persone e di quegli uomini senza scrupoli che, nel migliore dei casi, lucrano su queste misere esistenze. Oggi vogliamo rivolgere lo sguardo a chi presta i primi soccorsi, uomini delle forze dell’ordine, della protezione civile, della croce rossa e semplici volontari.
La domanda che ci facciamo è una: questa gente è sufficientemente tutelata?
Senza voler creare inutili allarmismi, è un fatto che le zone di provenienza di questi migranti spesso sono aree infestate da malattie devastanti, malattie di cui l’occidente, per fortuna, non ha più memoria. Parliamo di peste, di tifo, di febbre gialla, di malaria, di epatite, di tubercolosi ed ebola. Proprio l’epidemia di l’ebola sta preoccupando, in questo periodo, la comunità internazionale. Pochi giorni fa è stato pubblicato un rapporto, sull’epidemia in corso in Africa, redatto dal Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta, l’ente nazionale americano che si occupa di salute pubblica, nel quale si afferma che entro il prossimo gennaio, in Africa occidentale, il virus potrebbe arrivare ad infettare fino a 1,4 milioni di persone.
Naturalmente neanche il territorio ibleo è immune a questo rischio. Il 18 settembre scorso, infatti, le autorità maltesi respinsero un mercantile proprio perché si sospettava che a bordo vi fosse un marinaio affetto dal virus dell’ebola. Il mercantile, a questo punto, fu dirottato a Pozzallo. Furono 24 ore di panico, finché il direttore generale dell’Asp 7, Maurizio Aricò, smentì categoricamente la notizia. Ritorniamo così al nostro interrogativo iniziale: l’equipaggiamento che lo Stato italiano fornisce a questi operatori umanitari è adeguato, le mascherine antipolvere, per esempio, che vediamo indossare a queste persone, servono realmente a qualcosa? E poi, siamo certi che la profilassi è rispettata in modo scrupoloso, senza alcuna eccezione? Troppo spesso il Bel Paese ci ha abituato ad una certa leggerezza nei comportamenti, leggerezza che a volte si tramuta in superficialità, un atteggiamento che proprio non possiamo permetterci in un momento storico così delicato.
Solo per assurdo, immaginiamo cosa sarebbe potuto succedere se quel marinaio fosse stato realmente affetto dal virus dell’ebola o da un’altra elemento patogeno altrettanto aggressivo e, per un motivo o per un altro, qualcosa fosse andato storto, magari le mascherine non rappresentano un’adeguata barriera o qualcuno non avesse rispettato rigidamente tutti i protocolli del caso. Se ciò fosse avvenuto, nell’arco di qualche mese, anche l’Europa sarebbe vittima di questo o quel virus.
C’è qualcuno che vigila? C’è qualcuno che supervisiona periodicamente tutto?

 

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Rosario Distefano

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