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Vittoria. Il Museo Italo-Ungherese non esiste più

Vittoria. Il Museo Italo-Ungherese non esiste più
Settembre 11
13:152014

“Ormai chiuso da anni, nonostante gli appelli e le denunce sulle sue condizioni di insicurezza, il museo è stato depredato di tutto”. Dichiara Francesco Aiello, consigliere comunale di Vittoria di Azione Democratica.

“Negli ultimi giorni – continua Aiello – si è consumato il delitto finale. Ora hanno lasciato solo i muri: tutto sparito.

Ho avuto ospite a Vittoria come sindaco il Presidente della Repubblica Ungherese Dott. Arpod Gonz, intellettuale prestigioso e difensore dei diritti di libertà del Popolo Ungherese.

La piccola città di Vittoria era custode di memorie di epoche tormentose che avevano devastato l’Europa con la prima guerra mondiale.

Il Museo fu realizzato sotto ogni profilo con la collaborazione ad alto livello della Città di Vittoria e delle Autorità Ungheresi, Civili e Militari.

Il nostro Museo, dove erano esposti pezzi e documenti originali, messi insieme faticosamente anche con la collaborazione fraterna delle Istituzioni Museali Ungheresi, era un faro di civiltà e di umanità famoso in tutta Italia, e oltre. Ora non esiste più, prima devastato, poi abbandonato, e infine distrutto, sparito. Le responsabilità sono tutte di una amministrazione incolta e irresponsabile, qual è quella di Vittoria, che ha cancellato il sistema dei musei e la cultura di questa città”.

“E ora qualcuno dovrà rendere conto di questo massacro. I Musei di vittoria sono stati tutti liquidati: magari per aprire nei rispettivi locali una qualche vineria con gli amici di cordata. E a coloro i quali non diranno una parola per questa triste storia e per il massacro delle istituzioni culturali di Vittoria, dico: abbiate rossore! Vergognatevi!”.

“Siete una rovina. Avete veramente umiliato la Citta’ di Vittoria.
A quei molti Vittoriesi, che sono diventati ormai rassegnati e indifferenti, mi permetto di rivolgere un appello perché riscoprano il valore di se stessi. E alzino la voce contro questa indecente sorte alla quale vorrebbero costringerci”.

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