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Randello. A Sinistra Ragusa: “Defecare tra le dune non è reato”

Randello. A Sinistra Ragusa: “Defecare tra le dune non è reato”
agosto 04
13:31 2014

Riceviamo e pubblichiamo.

“La spiaggia di Randello, con le sue dune incontaminate e la sua sabbia dorata, questa estate è diventata, suo malgrado, una latrina a cielo aperto. Si segnalano infatti sparuti gruppi di persone, macchina fotografica al collo, arrampicarsi trafelati tra le dune, passarsi di mano salviette e fazzoletti, rincuorarsi l’un l’altro dopo cotanta fatica, discendere finalmente liberi e distesi. All’apparenza sembrano avere le sembianze e le movenze di turisti, anche se non c’è nessuna certezza in merito, in quanto, all’atto del defecare, non si desume chiaramente la loro provenienza geografica, per il semplice fatto che, impegnati in altro, non proferiscono verbo. Voci di spiaggia, tutte da verificare, sostengono che si tratti di ospiti ed avventori di un Resort presente in zona, accampati in sdraio ed ombrelloni, ormeggiati proprio al centro dello spiaggione. Ospiti così facoltosi costretti a scacazzare tra dune e cespugli. Che malcelata goduria, altro che lotta di classe, qui andiamo oltre. Qualora fosse quindi confermato che a concimare la spiaggia siano davvero gli ospiti del Resort, vorremmo anticipatamente spezzare un lancia nei confronti dei loro intestini. Defecare tra le dune non è reato. Il problema è un altro, dove sono i bagni? I soliti maligni ci dicono che quelli più vicini sono a circa 2 km di distanza dall’arenile, posti praticamente a ridosso del cancello che si apre sulla provinciale Santa Croce – Scoglitti. Si vocifera anche che i più pudichi tra gli ospiti del Resort, restii a denudarsi ed espletare i propri bisogni chiappe al vento e a cielo aperto, siano accompagnati fino alla meta, a velocità variabile a seconda dell’entità e dell’urgenza, direttamente dal personale della struttura, con l’ausilio di mezzi motorizzati. Un’emozione tutta da vivere per i facoltosi avventori, un’esperienza da raccontare ai nipotini con il cuore in gola. In motoretta, a folle velocità tra dune sabbiose, verso un solo ed unico obiettivo: non farsela sotto prima di varcare la soglia del tanto agognato cesso. Turismo d’avanguardia. Qualora queste voci fossero vere, l’intera storia assumerebbe i contorni dell’incredibile. Come può essere che un Resort di lusso a 5 stelle non metta a disposizione dei propri ospiti i più elementari servizi igienici? O meglio, come può essere che uno stabilimento balneare, o qualcosa di similare, sia stato autorizzato dagli organi competenti ad operare in queste condizioni? Chiediamo pertanto il conforto del primo cittadino nel verificare se l’attività produttiva di cui sopra in oggetto abbia tutte le autorizzazioni amministrative necessarie. Se così fosse, se tutto l’iter autorizzativo fosse completo, (autorizzazione sanitaria compresa), ci sarebbe davvero poco da stare allegri. Si darebbe vita ad un bel precedente. Apri di qua, con i cessi di la. Chiunque potrebbe ad esempio chiedere di aprire tranquillamente un’attività produttiva, un pubblico esercizio, che ne so, un bar, predisponendo i servizi igienici a diversi isolati di distanza. Se scappa, sono problemi del cliente, la farà in strada o, se proprio dovesse insistere, sarà cura del titolare del bar, o dei suoi collaboratori, accompagnarlo in macchina o in motoretta nei bagni posti a 2 km di distanza dal luogo dove si è autorizzati a svolgere l’attività produttiva.

Defecare tra le dune non è reato, ma tutto il resto?

La questione è intricata, puzza, si rischia di scivolare nella cacca.

Il primo cittadino, invece di metterci il piede sopra, è caldamente invitato a far piena luce su quanto sta accadendo nella spiaggia di Randello”.

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