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Il gettone di presenza e il populismo del sindaco Piccitto

Il gettone di presenza e il populismo del sindaco Piccitto
Luglio 13
14:242014

Che cosa è rimasto del mirabolante programma elettorale dei Cinque stelle? Ad oggi, a poco più di un anno di distanza, ben poco. Nessuna rivoluzione, nessun cambiamento epocale, nessuno sconvolgimento degno di nota.

Certo, per il 2014, la Tasi non la paghiamo, la Tari sarà sospesa per le nuove attività del centro storico, forse la vallata Santa Domenica verrà finalmente riqualificata e poi? E poi nulla più. In compenso la ditta Busso è ancora lì, la cooperativa Pegaso continua a gestire tutto ed il contrario di tutto, le proroghe, in soli 12 mesi, sono più di 100 e le tasse sono aumentate di 10 milioni di euro. Ed invece no, pare che il sindaco Piccitto abbia deciso di dichiarare guerra a tutti quei consiglieri, della sua stessa maggioranza, restii a diminuirsi del 30% il gettone di presenza.

La riduzione dei costi della politica è qualcosa di assolutamente condivisibile, un po’ meno quando questa si tramuta in una sterile azione populista e perciò inutile e buona solo ad irretire gli elettori. Perché populista? Molti sembrano commettere l’errore di paragonare un consigliere comunale ad un consigliere regionale o ad un parlamentare. Un consigliere comunale guadagna, se va bene, 500 euro al mese. Ora mettendo da parte, per un solo momento, il fatto che l’attività del consigliere è, se la si svolge con coscienza, un’attività a tempo pieno, che non si riduce ai soli consigli comunali, un consigliere, infatti, deve studiare sempre, leggi, delibere e regolamenti e ancora deve preparare i suoi interventi in Aula, interrogazioni ed ordini del giorno compresi, insomma è un lavoro a tempo pieno e perciò andrebbe retribuito, ne va anche della dignità di queste persone, ma detto ciò, applicare questa riduzione farebbe risparmiare alle casse comunali, poco più o poco meno, 4.500 euro al mese. Che senso ha? Pare addirittura che il sindaco ne stia facendo una “questione di Stato”, del tipo o approvate questo taglio o io mi dimetto. Se tutto fosse vero siamo al paradosso.

In 12 mesi questa Amministrazione non ha approvato un atto che abbia fatto risparmiare un solo euro alle casse pubbliche, perché incaponirsi per 4.500 euro? La macchina burocratica ha ben altri costi, che Piccitto pare aver dimenticato. Per esempio, i compensi dei dirigenti, che oscillano tra i 100 e i 200 mila euro l’anno ed ancora la valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Perché l’Amministrazione vuole regalare, a chissà chi, Palazzo Zacco, Palazzo Cosentini, il Castello di Donnafugata e San Vincenzo Ferreri, per soli 20 mila euro l’anno, quando questi monumenti ne fruttano qualche milione? Ed il sindaco minaccia di dimettersi per 4.500 euro al mese ossia pressapoco il suo stipendio? Se lo tagliasse lui.

L’unica spiegazione plausibile, a questo punto, è quella populista, un po’ gli 80 euro di Renzi. È come se dicesse: “Lancio un bel messaggio ai miei concittadini, non risolvo nulla, ma l’impatto mediatico è di sicuro effetto”.
Certo un colpo gobbo, non per noi o per Ragusa, ma per la sua prossima campagna elettorale, si sa l’immagine è tutto. Sarebbe bello, un domani, magari fra quattro anni o magari anche prima, poter dire: “Io ci ho provato, ma loro non me lo hanno permesso”.

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Rosario Distefano

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