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La Polizia identifica lo scafista dello sbarco di ieri

La Polizia identifica lo scafista dello sbarco di ieri
giugno 09
12:30 2014

Continuano le indagini inerenti lo sbarco di 102 migranti avvenuto ieri alle 23.00 al porto di Pozzallo. Dal video, oggetto di analisi della Polizia Giudiziaria, si è appreso che durante le fasi di trasbordo, dal gommone alla petroliera, vi è stato un incidente che ha fatto cadere tutti in acqua. Si registrano 2 dispersi e 3 giovani (in corso d’identificazione) deceduti per annegamento.
53 gli scafisti arrestati nel 2014 in Provincia di Ragua.
In queste ore si sta procedendo a trasferire in altri centri centinaia di immigrati sbarcati ieri, in considerazione del fatto che in 220 attendono di scendere da un’altra nave che si trova già in porto.
La Polizia Giudiziaria ha eseguito il fermo di MOHAMED YOUSEF ABD LWAHID SUMAA Hazim, nato a Domiat (Egitto) il 19.02.1978 in quanto responsabile del delitto previsto dagli artt. 416 C.P. e 12 D.Lgs.vo 25.7.1998 nr. 286, ovvero si associava con altri soggetti presenti in Libia al fine trarne ingiusto ed ingente profitto compiendo atti diretti a procurare l’ingresso clandestino nel territorio dello Stato di cittadini extracomunitari di varie nazionalità. Il delitto è aggravato dal fatto di aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale in Italia di più di 5 persone; perché è stato commesso da più di 3 persone in concorso tra loro; per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale delle persone esponendole a pericolo per la loro vita e incolumità ed inoltre per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale le persone sono state sottoposte a trattamento inumano e degradante.
Il fermato unitamente agli altri associati presenti in Libia, è quindi responsabili di aver condotto dalle coste libiche a quelle italiane un peschereccio carico di 320 migranti provenienti prevalentemente dall’Eritrea.

I FATTI

Alle ore 21.00 del 07.06.2014 la motonave denominata “Jupiter Bay” rintracciava un’imbarcazione clandestina che aveva chiesto soccorso in mare con a bordo numerosi migranti. La motonave, dopo aver trasbordato i clandestini che risultavano essere in numero di 321, prevalentemente di nazionalità eritrea, dirigeva verso la rada del porto di Pozzallo, dove giungeva alle ore 03.45 del giorno 08.06.2014. Le operazioni di sbarco verso la banchina del porto di Pozzallo avvenivano anche grazie all’ausilio del rimorchiatore “Taurus” che concludeva le operazioni alle ore 04.30. A trasbordo ultimato si conteggiavano 320 clandestini prevalentemente di nazionalità eritrea e 01 di nazionalità egiziana.

 

ORDINE PUBBLICO ED ASSISTENZA

Le operazioni di sbarco al porto di Pozzallo dei 320 migranti venivano coordinate dal Funzionario della Polizia di Stato della Questura di Ragusa responsabile dell’Ordine Pubblico, operazioni alle quali partecipavano 30 Agenti della Polizia di Stato, altri operatori delle Forze dell’Ordine, la Protezione Civile, la Croce Rossa Italiana ed i medici dell’A.S.P. per le prime cure.
In questa occasione il l’Ufficiale di Pubblica Sicurezza a cui è demandata la responsabilità dell’Ordine Pubblico inviava 150 migranti sbarcati poche ore prima in c.da Cifali a Ragusa mentre gli altri permanevano al centro.
Nelle more delle fasi di sbarco e trasferimento presso altre città siciliane, la Polizia Giudiziaria individuava il probabile scafisti isolandolo dagli altri; unitamente all’Ufficio Immigrazione della Questura di Ragusa venivano fatti permanere presso il C.P.S.A. di Pozzallo tutti gli immigrati che avrebbero reso testimonianza al fine di procedere alle attività di Polizia Giudiziaria.

LE INDAGINI

Gli uomini della Squadra Mobile della Questura di Ragusa ed il Servizio Centrale Operativo Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, collaborati da un’aliquota della Sez. Oper. Nav. della Guardia di Finanza di Pozzallo ed un’aliquota della Compagnia Carabinieri di Modica hanno iniziato le indagini sin dai primi istanti dell’approdo della motonave, il tutto insieme agli altri sbarchi già giunti poche ore prima ed alle contestuali indagini che hanno portato all’arresto di altri scafisti in questi giorni.
A bordo del mercantile gli investigatori appena saliti a bordo facevano ricadere i sospetti tutti su un egiziano difatti dopo poche ore di interrogatorio in presenza dell’avvocato, lo scafista ha confessato ed il tutto è stato confermato dai testimoni, sempre fondamentali per questa attività.
I migranti hanno raccontato di violenze durante la permanenza nei centri di reclutamento in Libia per poter partire per il viaggio in Italia alcune delle quali terribili anche solo da ascoltare.
Al termine delle indagini durante 18 ore gli investigatori hanno appurato che in questo caso i migranti sono partiti tutti dalle coste libiche e che l’organizzazione composta da cittadini libici e dallo scafista egiziano ha incassato centinaia di migliaia di dollari. Lo scafista è stato trovato in possesso di centinaia di dollari sottoposti a sequestro.
LE TESTIMONIANZE
Un migrante eritreo:
“i libici ci picchiavano gratuitamente o solo perché qualcuno di noi preso dalla fame e dalla sete chiedeva loro una quantità più consistente di cibo ed acqua rispetto a quell’esigua, costituita solo da pane, formaggini e acqua dal sapore salmastro, che ci venivano distribuiti una sola volta al giorno. I servizi igienici erano altresì insufficienti rispetto ai fabbisogni di tutti gli occupanti del capannone. I libici erano armati di pistole e fucili mitragliatori, armi queste di cui avrebbero di certo fatto uso nel caso in cui qualcuno di noi si fosse in maniera più forte rispetto alle deboli richieste di cui ho già riferito. Nel corso delle ore notturne udivo dei colpi ravvicinati di armi da fuoco ed ho sempre pensato che a sparare erano i soggetti che ci vigilavano, forse solo per divertimento o per passare il tempo. Prima della partenza i libici hanno ricevuto da noi le somme pattuite per il viaggio e personalmente ho pagato 1750,00 $”.

LA CATTURA

Le indagini condotte dagli investigatori durate quasi 20 ore continuative, hanno permesso anche questa volta di sottoporre a fermo di indiziato di delitto il responsabile del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, reo anche di essersi associato con i libici al momento ignoti.
Ogni migrante ha pagato in media 1.700 per un totale di 560.000 dollari circa che sono andati quasi tutti agli organizzatori ed una piccola parte allo scafista.
Al termine dell’Attività di Polizia Giudiziaria coordinata dalla Squadra Mobile di Ragusa gli arrestati sono stati condotti presso il carcere di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria Iblea anch’essa impegnata sul fronte immigrazione costantemente.
In corso complesse indagini con i gruppi di investigatori presenti in territorio estero sugli altri componenti dell’associazione a delinquere di cui il fermato fa parte.
LA GESTIONE DELL’ORDINE PUBBLICO

La Polizia di Stato responsabile dell’Ordine Pubblico così come delle indagini in materia di criminalità straniera, sta gestendo la “macchina” organizzativa con grande dedizione permettendo un fluido arrivo e contestuale partenza verso altre mete dei migranti a bordo dei charter messi a disposizione del Ministero dell’Interno così come accadrà nella data di oggi.
Gli uomini e le donne della Polizia di Stato stanno dando grande esempio di professionalità e spirito di abnegazione in considerazione delle interminabili giornate dedicate a gestire gli arrivi, l’identificazione, le indagini di Polizia Giudiziaria ed i trasferimenti, così come tutto il lavoro che inizia il giorno dopo lo sbarco.
L’Ufficio Ordine Pubblico per disposizioni del Questore di Ragusa Giuseppe Gammino sta organizzando partenze via charter per tutti i migranti trasferendoli in altri centri del nord Italia o a bordo di autobus.
BILANCIO ATTIVITA’ POLIZIA GIUDIZIARIA

Sino ad oggi, solo nel 2014 sono stati arrestati 53 scafisti dalla Polizia Giudiziaria a Pozzallo e sono in corso numerose attività di collaborazione tra le Squadre Mobili siciliane al fine di permettere scambi informativi utili per gestire indagini sul traffico di migranti dalle coste libiche a quelle Italiane. Inoltre il Servizio Centrale Operativo sta coordinando le diverse Squadre Mobile siciliane e nazionali per addivenire ad un’eventuale rete di assistenza di questi migranti una volta sbarcati in Italia.
Gli investigatori con poche ore di sonno, in considerazione anche dei rinforzi ormai operanti da settimane fianco a fianco con la Squadra Mobile di Ragusa, stanno opponendo un muro a coloro i quali speculano sulla vita dei migranti assicurando alla giustizia coloro i quali fanno parte di più ampie organizzazioni criminali transnazionali.

L’ATTIVITA’ DI POLIZIA GIUDIZIARIA IN CORSO

Gli investigatori stanno ascoltando i migranti superstiti della tragedia del mare accaduta in acque libiche durante le fasi di soccorso operate da una petroliera battente bandiera maltese. Saranno loro a far comprendere cosa è accaduto, oltre a quanto ripreso da una telecamera e già oggetto di esame della Polizia Giudiziaria. Appare evidente che le fatiscenti condizioni del gommone utilizzato per la traversata non hanno retto al peso eccessivo durante le fasi di trasbordo. In 20 erano già saliti ed erano in salvo, quando il gommone strisciando sulla scaletta si è forato e sgonfiandosi ha fatto si che alcuni si gettassero in mare presi dal panico. Una volta capovolto il gommone, per alcuni non è stato possibile riuscire a salvarsi nonostante indossassero tutti i giubbotti salvagente che pochi minuti prima erano stati dati ai migranti da una motovedetta maltese che poi si era allontanata.

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