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Un’analisi a caldo sui risultati elettorali

Un’analisi a caldo sui risultati elettorali
Maggio 26
10:182014

Le europee si sono finalmente concluse e, come sempre più spesso sta accadendo nell’ultimo periodo, hanno sconfessato sondaggi e sondaggisti. Il quadro che se ne può trarre è estremamente interessante, certo queste sono “solo” europee non sono le politiche, ma visto che tutti gli schieramenti, in campagna elettorale, le hanno presentate come un referendum politico sul governo e sui partiti, noi oggi non possiamo fare altrimenti.

Il primo dato eclatante è la vittoria assoluta di Renzi, che porta il Pd intorno al 41%, un risultato storico. E’ la performance migliore che ha raggiunto il Partito democratico in tutta la sua storia. Richiamando gli slogan della campagna elettorale possiamo dire, citando Renzi, che “ha vinto la speranza contro la rabbia”. Vero la rabbia, ne avrà da smaltire Beppe Grillo ed i suoi sostenitori, che non solo non potranno andare dal presidente Napolitano e chiedere le sue dimissioni (non avrebbero potuto farlo in ogni caso, ndr.), ma hanno pure perso punti percentuali nei confronti dell’ultima tornata elettorale, siamo intorno al meno 4/5%, quindi la tanto decantata scatoletta di würstel più che esser aperta e mangiata gli è praticamente esplosa in mano. A nulla è servita la passerella stucchevole sul palcoscenico del tanto odiato Bruno Vespa. Il terzo dato politico è il sensibile ridimensionamento di Forza Italia, che tutti davano intorno al 20%, invece attestatasi al 16,8%. Sul risultato del partito di Berlusconi va fatta, però, una precisazione. Nelle scorse politiche questo partito era alleato di Angelino Alfano, che poi fondò come tutti sanno il Nuovo centro destra. Se sommiamo i due dati, cosa che tutti gli analisti politici sconsigliano di fare, perché quasi mai la somma delle parti rispetta i risultati ottenuti da una ipotetica coalizione, questa alleanza avrebbero fatto registrare un 21,2 punti percentuali; inoltre se a questo aggiungiamo l’alleato storico di Berlusconi, ossia la Lega Nord, con il suo 6,2%, la coalizione arriverebbe al 27,4%. Infine, il centro destra avrebbe superato il 30% se conteggiamo pure il risultato ottenuto da Fratelli d’Italia (3,7%), ma la storia non si è mai fatta con i sé. Per quanto riguarda il centrodestra non posso che convenire, per una volta, con il segretario della Lega Nord Salvini, che ha detto che da oggi bisogna ricostruire il centrodestra in Italia.

Un’altra osservazione che si può fare è il risultato ottenuto dalla coalizione che oggi sostiene il governo Renzi, che si attesta intorno al 45%, risultato poco inferiore di quello ottenuto da un’ipotetica alleanza di centrosinistra, con la lista Tsipras, che con il suo 4% riesce a mandare tre deputati al Parlamento europeo.

Se la mera somma dei risultati dei singoli partiti non ha senso per il centrodestra, ne ha ancora meno per l’ipotetica coalizione di centro sinistra. Il risultato sbalorditivo, infatti, ottenuto da Renzi, che ricorda un po’ i risultati del 1976 del Pci di Berlinguer, va letto in un solo modo, questa non è la vittoria del Pd, ma è la vittoria personale di Renzi. E’ la cambiale in bianco che il popolo italiano, almeno chi è andato a votare, gli ha consegnato. Non va sottovalutato che il Pd è la prima forza nel nord est d’Italia, ciò vuol dire che nel milione e duecento mila voti raccolti da Renzi vi sono tanti delusi del centrodestra, imprenditori, partite iva, liberi professionisti ed operai, che, dando fiducia all’ex rottamatore, puntano su un cavallo nuovo e forse vincente, che taglia i rapporti con i sindacati, minacce le banche e i manager pubblici e promette di rivoluzionare il Paese. Stesso ragionamento lo si può fare per il Movimento 5 stelle, oramai promossa a seconda forza politica in Italia. Il sensibile calo, che c’è stato è perfettamente speculare al 41% di Renzi. La propaganda anti-sistema dei pentastellati non dà alcuna garanzia e forse la virulenza del linguaggio dei grillini ha indispettito più di un elettore, non dimentichiamo che l’Italia è una nazione attratta moderatamente da un orizzonte di centrodestra.

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Rosario Distefano

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