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Il Comune sul rifugio sanitario crea ancora più confusione

Il Comune sul rifugio sanitario crea ancora più confusione
Aprile 07
17:11 2014

Finalmente è arrivata la risposta del Comune alle due interrogazioni presentate dalla consigliera Sonia Migliore in merito alla gestione del rifugio sanitario. Risposta che se da un lato nulla spiega, se per spiegazione non si vuol intendere la sterile cronistoria degli eventi, già evidenziati a dovere dalla Migliore, dall’altro lato cristallizza la nebulosità della gestione del rifugio da parte del Comune/Aida.

In questa risposta, che tutto è tranne che analitica, non ci pare che l’Ente municipale abbia spiegato l’inserimento, nel bando, dell’istituto dell’avvalimento. Una scelta anomala anche perché l’avvalimento, di norma, viene richiesto per bandi di gara superiori a 150 mila euro e dà la possibilità al soggetto economico, che partecipa alla gara, di consorziarsi con altri soggetti per sopperire alle proprie mancanze economico-finanziarie o tecnico-organizzative. Ora, qual è il motivo per cui bisogna affidare la gestione del canile ad un’associazione priva di criteri economici, tecnici ed organizzativi? Ma ancora, perché 5 proroghe in 10 mesi, per un importo complessivo di quasi 85 mila euro? Il Comune risponde così: i cani randagi sono di più di quelli stimati e il primo bando è andato deserto. Tutto ciò era sin troppo chiaro e non c’era bisogno di ribadirlo, sarebbe stato interessante sapere chi è perché ha sottostimato le colonie di randagi e perché il primo bando andò deserto. Troppi oneri per l’associazione? La confusione generata con l’affidamento diretto all’Aida e contestualmente all’Asp aveva creato una pregiudiziale insormontabile? Non è dato saperlo.

Come non è dato sapere, nonostante l’interrogazione in merito era abbastanza chiara, quale fu la formula matematica o le ricerche scientifiche o, ancora, lo studio adottato dal Comune per stabilire la somma rimborsabile quotidianamente per ogni cane. Infatti nel primo bando la salute degli animali era garantita con 1,50 euro, poi, nel secondo bando, la soglia fu spostata a 2,60 euro, perché tanta differenza? Da dove nascono queste cifre. Misteri.

Ma il meglio giunge solo alla fine di questa risposta.
Innanzitutto le accuse del Comune all’Asp, rea di non aver rispettato i propri obblighi. Questa, infatti, non sostenendo le spese veterinarie, ha costretto l’Aida a sobbarcarsi di tale onere, a dimostrarlo, afferma l’assessore Conti, ci sono 110 fatture rendicontate e regolarmente rimborsate dal Comune. La cosa, se fosse così, è grave. Uno, perché l’Asp è inadempiente. Due, in base a quale titolo ed accordo l’Aida ha prescritto ed acquistato dei medicinali? E poi perché il Comune non ha denunciato l’Asp per inadempienza? Quest’ultima domanda se la pone pure il responsabile del servizio veterinario dell’Asp, che naturalmente respinge tutte le accuse al mittente. Tutti colpevoli e tutti innocenti, dove sta la verità?

Infine, si sfiora il ridicolo quando l’assessore Conti spiega che il rifugio è destinato ai soli cani perché gli stanziamenti regionali solo finalizzati alle sole colonie canine, può essere. Ma come mai tutte le leggi regionali, riguardanti questa materia, parlano indistintamente di cani e gatti? Forse a Crocetta non piacciono i gatti?

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Rosario Distefano

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