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Revoca del Presidente del Consiglio comunale: una porcheria da applicare dalla prossima sindacatura

Revoca del Presidente del Consiglio comunale: una porcheria da applicare dalla prossima sindacatura
Marzo 29
18:04 2014

Introdurre nello statuto del Comune di Ragusa la possibilità di revocare il presidente del Consiglio comunale è una porcheria.
Non è argomento di cui discutere molto, lo è e basta, senza se e senza ma. Usare l’esistenza di una legge che obbligherebbe tale modifica (uso il condizionale perché ancora quest’obbligo non è certo) come alibi non rende l’intenzione meno sleale di quanto non appaia.
Per spiegarmi meglio: l’esistenza di una legge che mi consente di fare qualcosa di brutto, non fa diventare le mie cattive azioni migliori. Sarebbero legali, ma resterebbero delle malefatte.
A beneficio innanzitutto di chi insiste nel dire che proporre, e in seguito approvare, questa modifica risponde semplicemente all’esigenza di adeguare lo statuto alla legge regionale 6/2011, è necessario chiarire la nostra posizione. La carica elettiva di presidente del Consiglio comunale, seconda per importanza dopo il sindaco, ma di uguale dignità istituzionale, non appartiene a chi la vota o a chi la ricopre, ma all’intero Consiglio comunale. E’ la figura che garantisce l’imparzialità nello svolgimento delle sedute d’aula e, per questa ragione, è rappresentante tanto della maggioranza quanto della opposizione. Un presidente che può essere revocato, cioè “sfiduciato” dalla maggioranza del Consiglio, non è più libero, ma è solo ricattabile. Sempre.
Ha detto bene il consigliere Stevanato in aula, abbastanza bene da sentire il bisogno di sottolinearlo in una nota politica: “I presidenti, al pari degli amministratori e dei consiglieri, passano: ma i regolamenti restano”. Allora, visto che sono i regolamenti a rimanere e non gli inquilini dei Palazzo dell’Aquila, ammettendo (per assurdo) che i consiglieri del M5S non vorranno mai revocare il presidente in carica, per quale motivo si vuole procedere adesso a questa modifica piuttosto che rimandarla a fine mandato? Oppure, e mi rivolgo direttamente ai consiglieri pentastellati, se è vero che non intendete usare questa porcheria come arma di ricatto (ri-cat-to!) nei confronti del presidente Giovanni Iacono, dato che siamo convinti che è poco corretto cambiare le regole a gioco iniziato, vi sfidiamo ad approvarla, sì, ma a farla entrare in vigore nella prossima sindacatura. Pur rimanendo il fatto che sempre di porcheria si tratta.
Perché, vedete, questa legge è stata partorita quando alla presidenza della Regione sedeva Raffaele Lombardo e, che ci si creda o no, nonostante possa sembrare, come dite voi, uno dei “trasparenti meccanismi di verifica della neutralità della funzione e della correttezza dei comportamenti” del presidente del Consiglio comunale, in realtà è solo uno strumento di controllo, un sistema che serve a garantire che quel ruolo sia sempre ricoperto da qualcuno gradito alla maggioranza del Consiglio e, in caso contrario, a rimuovere l’ostacolo. E’ superfluo sottolineare che a voi del M5S, trovare i numeri necessari e già previsti dalla legge per operare la rimozione, verrebbe facile.
Prima di voi, devo dire, questa modifica allo statuto, l’aveva proposta il commissario straordinario Margherita Rizza, con la delibera n. 203 dell’aprile 2013. Tuttavia non era la sola, ma era inserita in un corposo documento con il quale si intendeva procedere alla modifica di più punti dello statuto proprio per adeguarlo alle leggi.
Ai lettori rivolgo, quindi, questa domanda: non trovate anche voi quanto meno singolare che dall’insediamento di questa nuova amministrazione l’unica modifica allo statuto proposta finora sia proprio quella che riguarda il presidente del Consiglio senza accogliere quelle avanzate dalla dottoressa Rizza?

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Leandro Papa

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