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Stevanato (M5S): La revoca del presidente del Consiglio è un dettame regionale

Stevanato (M5S): La revoca del presidente del Consiglio è un dettame regionale
marzo 27
09:29 2014

“Vogliamo rassicurare il presidente del Consiglio comunale Giovanni Iacono, che non ha certo motivo di dubitare riguardo al fatto che la rappresentatività e l’equilibrio del suo lavoro vengano da tutti noi riconosciuti”, precisano dal Movimento cinque stelle in merito alla proposta di modifica dell’articolo 8 del Regolamento comunale, che introdurrebbe, una volta approvata, l’istituto della revoca del presidente e del vice presidente del Consiglio.

Come spiega in un comunicato il rappresentante del Movimento, Maurizio Stevanato, questa proposta non è frutto di una manovra politica atta a sfiduciare, nel prossimo futuro, il presidente Iacono, ma il semplice recepimento di una norma regionale e in particolar modo dell’art. 10 della Legge n° 6 del 2011, che introduce questo particolare istituto giuridico. Una novità certo, una garanzia di democraticità. Il ruolo del presidente del Consiglio è estremamente delicato, in quanto nonostante l’uomo sia espressione di una parte politica, la carica deve rappresentare in egual modo tutto il civico consesso, deve esser perciò super partes. Qualora questa sua peculiarità venga tradita il Consiglio comunale, con questa modifica, ha possibilità di sfiduciarlo.

Quindi una garanzia di democraticità. Il problema sorge se una parte del Consiglio, invece, si considera offesa o non adeguatamente tutelata dal presidente, in questo caso potremmo assistere a qualcosa di veramente aberrante ovvero la sfiducia politica del presidente. Per esempio, cosa sarebbe successo se questa norma avesse riguardato la Camera dei deputati nella scorsa legislatura, quando il presidente era Gianfranco Fini e parlamentare il suo alleato Silvio Berlusconi. Questi, come qualcuno ricorderà, per dissidi tutti interni alla maggioranza, non perdeva occasione per delegittimare il presidente Fini e naturalmente se avesse potuto lo avrebbe pure sfiduciato.

Questo è un pericolo reale, specie con questa legge elettorale che regala una maggioranza bulgara a chi vince le elezioni comunali. I 2/3 di consensi, proposti dal Movimento, per la revocare la carica del presidente del Consiglio, solo in apparenza rappresentano una maggioranza qualificata. Parlare di 2/3 nell’Aula consiliare di Ragusa significa parlare di 20 consiglieri, il M5S ne vanta 18. Quindi nessuna ricostruzione scabrosa o fantasiosa.

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Rosario Distefano

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