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L’Aida e la Lav contro tutti, perché?

L’Aida e la Lav contro tutti, perché?
Marzo 17
11:07 2014

Ultimamente la cronaca locale è stata impegnata nel raccontare lo scambio di battute tra le associazioni animaliste, Lav e Aida, e il consigliere Sonia Migliore. Una querelle assai particolare, innanzitutto per i toni nervosi, troppo nervosi, e poi perché la Migliore ha presentato un’interrogazione in Consiglio dove non accusava l’Aida, ma nonostante ciò questa si è sentita in dovere di difendere il proprio lavoro ed attaccare la Migliore.
Tutto è iniziato lo scorso 26 febbraio quando la Migliore chiese all’Amministrazione delucidazioni sulle continue proroghe per la gestione del canile municipale, da ottobre a febbraio sono state ben 4. Due, come mai il Comune, nell’ultima gara d’appalto per la gestione del canile, poi andata deserta, ha deciso di stanziare solo 1,50 euro per la spesa giornaliera di ogni cane a fronte dei 3,50 euro del bando precedente. Ed infine perché il Comune ha firmato un protocollo d’intesa in febbraio con l’Aida, che gestisce il canile, per ulteriori 10 mila euro, e così si arriva a più di 63 mila euro in quattro mesi, quando questi servizi potevano esser inseriti nel bando di gara.

Stranamente non è il Comune a rispondere bensì l’associazione Aida, che se da un lato difende il suo operato, dall’altro precisa: “ il tema del randagismo viene utilizzato politicamente per fini di speculazione propagandistica”. Quindi, chiedere all’Amministrazione dei chiarimenti oltre a esortare un ritorno alla normalità, che superi una volta per tutte l’istituto della proroga, che è sempre un’ultima spiaggia, da oggi diviene sinonimo di propaganda politica.

Rimane oscuro il motivo per cui l’Aida si affretta a precisare che già loro avevano criticato quel bando, non rendendosi conto che le medesime critiche le ha rivolte la Migliore, non a loro ma all’Amministrazione. “Anche in occasione della gara – continua la nota dell’Aida -, andata deserta, abbiamo cercato il dialogo e di informare i consiglieri su alcune contraddizione e su certi aspetti contrari alla normativa”, perfetto, ma hanno sbagliato interlocutore. Dovevano rivolgersi all’assessore o al dirigente, le gare d’appalto non le scrive la Migliore, che tra l’altro è pure d’accordo con loro, ma tant’è.
Un aspetto controverso, ma siamo certi che le associazioni avranno modo di spiegare, è la questione dei farmaci. Infatti, l’Asp fornisce i farmaci al canile comunale, perché nella sua nota l’Aida afferma il contrario? “Parla di assistenza sanitaria – scrive l’Aida, riferendosi alla Migliore – di cure veterinarie e di fornitura di farmaci da parte dell’Asp senza alcuna cognizione. Basterebbe chiedere all’Ufficio preposto e s’accorgerebbe che questo aspetto funziona molto diversamente”. Bene, noi abbiamo telefonato all’Asp e loro ci hanno confermato che il Servizio veterinario regolarmente fornisce il canile di farmaci. A questo punto o è l’Aida a fare propaganda o è l’Asp che mente.

Se tutto il ragionamento svolto sin qua dalle associazioni animaliste ci sembra viziato, quanto meno da un preconcetto, appare delirante l’ultimo libello spedito alle stampe dove in un vortice di distinguo e accuse non si capisce se la Migliore sia il burattinaio dei media locali, visto che nel loro lunghissimo atto d’accusa la citano molte volte affiancandola a vari articoli e giornalisti che si sono permessi di avanzare qualche dubbio sull’intera faccenda.

Sono un fiume in piena e mescolano “politici di professione, giornalisti e direttori di giornali” che non fanno il loro mestiere perché concentrati sull’inessenziale, mentre ignorano colpevolmente la situazione dei canili privati, che costano troppo e non danno alcun servizio. Se gli animalisti sanno qualcosa perché non la denunciano? Perché non ne parlano con l’Amministrazione alla quale sono molto vicini? Perché le associazioni animaliste continuano a rimarcare la loro professionalità, che nessuno ha messo in dubbio? Forse alla luce di tutto ciò la Migliore fa bene a ricordare la celeberrima locuzione latina: excusatio non petita accusatio manifesta.

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Rosario Distefano

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