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Peccati di superbia. D’Asta fa infuriare gli altri renziani

Peccati di superbia. D’Asta fa infuriare gli altri renziani
Febbraio 15
13:55 2014

Povero Partito democratico. Eternamente diviso su tutto. Sono renziani, cuperliani e civatiani, ma neanche queste tre correnti riescono a rappresentare l’eterogenea galassia di questo partito alla continua ricerca di una sua identità.

Ieri in una nota il vicesegretario provinciale del Pd, Mario D’Asta, ha sostenuto che l’area Renzi, domenica, voterà fausto Raciti, nulla di più sbagliato, visto che la risposta, degli altri renziani della provicia non si è fatta attendere. “Non si comprende – dichiara Paoletta Susino, anch’ella vicesegretario provinciale del Pd – a che titolo ed in quale veste, D’Asta, possa dichiarare che l’area Renzi sosterrà la candidatura di Fausto Raciti. E’ noto, infatti, come ribadito durante la conferenza stampa del 13 febbraio scorso, che né i circoli Big Bang di Scicli, Ispica, Pedalino, Pozzallo, Modica ed altri, né altre componenti che compongono l’area Renzi della Provincia, sosterranno il candidato alla segreteria regionale Raciti”, infatti questi sosterranno il segretario uscente Lupo.

La Susino coglie infine l’occasione per ricordare a D’Asta, e ai sostenitori del Pd, che l’unico vero responsabile del disastro delle amministrative dello scorso anno a Ragusa,  ha un nome e cognome: Rosario Crocetta. Colui che impose la candidatura di Cosentini, bypassando le primarie, che avevano identificato in Peppe Calabrese il candidato a sindaco per il Partito democratico.
Come può D’Asta, si chiede la Susino, dimenticare tutto ciò? Come può ricadere ancora una volta in quel tritacarne politico, in quella logica machiavellica ordita a Palermo, da Crocetta e dai suoi alleati di sempre, Crisafulli, Cracolici, Speziale, Capodicasa e Lumia, co-responsabili dell’appoggio al governo Lombardo? Non si può dimenticare, ribadisce la Susino, come quel modo di fare politica abbia dato i natali a  Megafono, mentre dimezzava i consensi del Partito democratico siciliano.

“Chi vuole usare Matteo Renzi  – continua la Susino – come marchio commerciale per nascondere giochi di potere, faccia pure”, quasi una blasfemia, verrebbe da dire, questo voler accostare il nome di Renzi a certi giochetti di palazzo.

Uno scandalo, un orrore, un peccato capitale per un renziano doc, come Mario D’Asta, genuflettersi a queste squallide strategie. Come, ci chiediamo, un esponente dell’ala renziana, un politico che ha sottoscritto e condiviso il programma di Matteo Renzi, il rottamatore della seconda Repubblica, colui che ha resuscitato, in nome del popolo italiano, la prima Repubblica, come, quest’uomo, Mario D’Asta, possa accettare una candidatura, voluta da Crocetta e dalla vecchia politica, senza batter ciglio?

“A Ragusa, come in tutta la Sicilia – conclude la Susino – c’è chi ha mostrato coerenza sul campo dall’inzio alla fine, non solo sostenendo Matteo Renzi in tempi non sospetti ed aderendo al suo progetto di partito plurale ed aperto, ma rimanendo libero mentre altri venivano schiacciati dalla cieca obbedienza a vecchi e nuovi capicorrente da sempre impegnati in lotte fratricide per mantenere reciproche quote di potere acquisito. Un partito che riparte dal basso non è mai contro qualcuno, ma è sempre per qualcosa: cambiare la Sicilia dal basso e rottamare i veri responsabili dell’immobilismo del partito democratico siciliano”.

Le poltrone, il potere, la democrazia e la voglia di governare, quanti dilemmi. Povero Partito democratico eternamente diviso, lacerato, dalle spinte nuoviste e dall’irresistebile voglia di difendere la tradizione. Un pot pourri di renziani e d’alemiani, di segretari vecchi, nuovi e futuri, di progressisti, popolari e democristiani, che ripugnano le vecchie alleanze con Lombardo e l’Udc, mentre strizzano l’occhio alla rediviva Forza Italia, il tutto in quell’affascinante e sempre seducente valzer delle vanità, che asi appresta a scrivere un’altra pagina memorabile della sua storia domani, domenica 16 febbraio.

 

 

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Rosario Distefano

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