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L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello

L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello
Febbraio 04
21:142014

Qualcuno glielo dovrebbe spiegare. Stamane il Movimento cinque stelle è uscito con un comunicato stampa nel quale si lamenta del fatto che ieri, in consiglio Comunale, le opposizioni, in disaccordo con la nomina del presidente del Corfilac, hanno abbandonato l’Aula. Certo i pentastellati ci sono rimasti male, sul più bello si sono trovati a parlare tra di loro. “Immaginate – scrivono nel comunicato – se durante l’intervento di uno o più consiglieri delle minoranze, il Sindaco, la sua giunta e i consiglieri di maggioranza abbandonassero l’aula. Cosa verrebbe detto nell’immediato, quale commento a latere? Probabilmente che sindaco, Giunta e maggioranza consiliare, oltre a essere dotati di non rispetto dei luoghi istituzionali non sono nelle condizioni di amministrare, di stabilire un civile dialogo tra le parti”.

No. Se succedesse questo, molto probabilmente, si potrebbe pensare ad un improvviso bisogno fisiologico della maggioranza oppure ad un’inaspettata frenesia alimentare dei cinque stelle. Forse si potrebbe addirittura pensare che a questi ragazzacci sfugge il gioco dei ruoli esistenti all’interno del Consiglio o magari che non hanno ben compreso come funziona un’Aula consiliare o parlamentare. Ecco i ruoli in questo caso sono molto importanti. Le opposizioni hanno svariati modi per contrastare o criticare l’operato della maggioranza, uno di questi è quello di lasciare l’Aula, il regolamento infatti non lo vieta. E’ una protesta, grazie alla quale, si impedisce lo svolgimento normale dei lavori e si lancia un messaggio forte. Se la stessa cosa, però, venisse fatta dal sindaco Piccitto, dalla Giunta e dai consiglieri della maggioranza, risulterebbe quanto meno astruso capirne il senso ultimo, non si capirebbe bene il motivo della protesta e soprattutto contro chi questa protesta è rivolta. Contro sé stessi? Beh ci troveremmo, e la cosa sarebbe enormemente preoccupante, dinnanzi ad un disturbo schizoide della personalità, ma per fortuna non sembra questo il caso. Ma non contento l’autore del comunicato stampa ribadisce: “sottolineamo soltanto che, in questi sei mesi di attività non è mai accaduto che Amministrazione o maggioranza abbandonassero i lavori quale strumento per dissentire sulle posizioni espresse dalle opposizioni”, per fortuna verrebbe da dire, per i motivi di cui sopra. Comunque, a chi potrebbe interessare se l’Amministrazione è d’accordo o meno con le posizioni delle minoranze? I ruoli sono differenti e questo ne determina le funzioni. E’ lapalissiano, ma tant’è: le minoranze hanno il compito di modificare e determinare, secondo il loro sentire, le proposte dell’Amministrazione, che poi la maggioranza va ad approvare, specie con questi numeri. In pratica ha senso parlare della critica che l’opposizione rivolge alla maggioranza, per lo stesso motivo però non ha senso il ragionamento inverso.

Il Movimento, però, non ci sta e giudica “inaspettato, irrispettoso ed inappropriato” questo modo di protestare. A questo punto forse sarebbe il caso che le minoranze concordasse prima con la maggioranza le strategie. Così da non indispettire nessuno. I cinque stelle ritengono inoltre “di non dover entrare neanche nel merito del punto trattato”, questo è un male perché è qui che si delinea il confronto democratico, la protesta nasce dalla nomina del presidente del Corfilac, non da altro, comunque loro stigmatizzano “un simile atteggiamento, e chiediamo al presidente del Consiglio di prenderne atto e di richiamare al rispetto dell’Aula e delle istituzioni, chi evidentemente ancora non ha inteso come ci si comporti, ben al di là delle posizioni politiche e delle divergenze di opinioni e vedute”, noi vorremmo dare, invece, un altro consiglio al presidente Iacono ossia quello di fornire ai consiglieri, ma anche ai loro sostenitori, una copia del regolamento del Consiglio, così per evitare futuri fraintendimenti.

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Rosario Distefano

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