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La Sicilia come la Grecia

La Sicilia come la Grecia
Febbraio 01
22:532014

Servono collaborazione e cooperazione tra istituzioni e forze sociali. E un piano strategico da presentare a Roma che si regga su entrate certe e spese efficienti” Non possiamo rischiare di diventare come la Grecia. “Nei prossimi giorni lavoreremo per ricompattare, su una proposta comune, il sindacato unitario, Cgil Cisl Uil. E per convincere le imprese a far fronte comune con noi per salvare la Sicilia dal fallimento, puntando sul lavoro produttivo e sulla crescita economica e sociale”. Così Maurizio Bernava, segretario della Cisl Sicilia, concludendo un’intervista rilasciata all’agrigentina Radio Vela. Per Bernava, a monte dell’impugnativa del commissario dello Stato che “non è causa ma conseguenza” dei problemi della Sicilia, e aldilà della pubblicazione in Gazzetta senza le parti impugnate, il punto è che “il governo Crocetta, in continuità con quello Lombardo, non ha assunto il problema della crisi economica e sociale come elemento fondamentale della propria politica”. Né ha lavorato a un “piano strategico di ristrutturazione e riqualificazione” per assicurare alla Regione maggiori e più certe entrate e minori e più efficienti spese.
“La Cisl – si augura Bernava – vorrebbe ritrovarsi fianco a fianco con il mondo delle associazioni e delle imprese. Ma assieme anche al governo, al Parlamento regionali e agli enti locali, per l’elaborazione di un piano strategico da presentare a Roma affinché la Sicilia non faccia la fine della Grecia”. “A noi non interessano le maggioranze politiche all’Ars. Non è nostro compito fare politica. La Cisl – precisa – vorrebbe che si creasse un clima positivo per fare assieme cose necessarie e difficili. Ma se il presidente Crocetta pensa di fare da solo, sbaglia”. “Noi offriamo collaborazione”, aggiunge il segretario. “Anche per ristrutturare spese che riguardano il personale e per assicurare maggiore entrate fiscali purché le maggiori entrate siano destinate ad abbattere il debito e al tempo stesso a un piano di crescita. Insomma, risanamento e crescita devono andare di pari passo”.
Bernava sottolinea ancora, parlando a Radio Vela, che il taglio strutturale va fatto “senza colpire i poveracci ma eliminando spese che nessuno ha mai toccato: quelle del funzionamento della macchina della Regione, di dipartimenti, assessorati, enti locali, società partecipate, laddove si annidano sprechi, ruberie, tangenti, storicamente parlando. Lì – afferma – c’è da risparmiare. Invece finora non è stato fatto nulla di tutto questo. E noi – ricorda – lo abbiamo chiesto anche portando settemila persone in piazza a Palermo, davanti a Palazzo d’Orleans, sabato 23 novembre. Non è successo nulla. Si è preferito privilegiare gli equilibri elettorali tra governo, deputati e sindaci, senza affrontare i problemi veri”.
Da qui l’impugnativa del prefetto Aronica. Di una Finanziaria che, oltretutto, era fatta male sul piano giuridico-formale, “figlia dell’improvvisazione e dell’approssimazione”. Anche per questo, e perché la guerra tra istituzioni porta solo danni, la croce non può essere buttata sul commissario dello Stato. Farlo è stato “un errore grave” del presidente Crocetta.
Ora, il tema è evitare che la Sicilia diventi la Grecia d’Italia. A Roma infatti col governo nazionale si è parlato poco di Finanziaria e molto di bilancio. Cioè, “il governo nazionale ha messo gli occhi sul grande buco storico del bilancio della Regione. E noi siamo preoccupati”, ripete il segretario Cisl. Perché, “se il governo regionale si perde ancora in iniziative strampalate e ritarda il varo di un piano strategico di risanamento e crescita che faccia leva pure su fondi Ue; se ritarda ancora il necessario piano straordinario per il lavoro produttivo per orientare un po’ di risorse verso l’edilizia, la Sicilia – rimarca – rischia, com’è successo alla Grecia, che Roma imponga il suo piano di rientro, tutto lacrime e sangue. E a essere colpiti sarebbero i più deboli, i dipendenti pubblici, i precari, i forestali. Tutto questo, mentre sopravvivono sprechi strutturali che la politica non vuole toccare”.
“Noi non lo possiamo permettere”, sono le parole del numero uno della Cisl Sicilia. Per questo, “chiediamo l’abbattimento del debito, il taglio degli sprechi, politiche di risanamento. E insieme – puntualizza – una strategia per attrarre investimenti, per il lavoro produttivo. Per la crescita economica e sociale. (ug)

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