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Tares a Ragusa, l’Ascom: “Molte imprese commerciali hanno subito un vero e proprio salasso. Difficile resistere”

Dicembre 13
10:402013

CesareSorbo“Rischia di essere l’ultima goccia, quella che fa traboccare il vaso, determinando la riduzione del personale che opera nelle attività commerciali o, peggio ancora, la chiusura di quelle stesse incapaci di reggere la portata di una pressione fiscale arrivata ai massimi livelli”. E’ quanto asserisce il presidente della sezione Ascom di Ragusa, Cesare Sorbo, facendo riferimento al pagamento della Tares richiesto dal Comune che inciderà sui bilanci delle imprese operanti sul territorio comunale. “Sono quelle stesse imprese – aggiunge Sorbo – che speravano nel periodo natalizio per riavviare i consumi. E invece difficilmente ciò si concretizzerà se si pensa che le famiglie saranno tutte impegnate a corrispondere il dovuto o poco o nulla resterà per le spese natalizie. Sarebbe stato opportuno adottare modalità differenti piuttosto che fare gravare sul capo di cittadini e commercianti questo peso che rischia, nella maggior parte dei casi, di diventare insostenibile. Ed è per ciò stesso comprensibile come la situazione diventi davvero complicata per tutti”. Sorbo, poi, punta l’attenzione sulle modalità di calcolo della tariffa. “Quando diciamo che il Comune sarebbe potuto intervenire in maniera differente – afferma ancora il presidente – lo sosteniamo a ragion veduta nel senso che non viene fatta pagare l’effettiva produzione dei rifiuti ma si registrano anomalie in quanto gli uffici si sono limitati a prendere come base di riferimento dei coefficienti di natura statistica che, chiaramente, non possono essere calati nella realtà. Attività come quelle del settore alimentare, della ristorazione, della frutta e verdura, giusto per fare qualche esempio, si sono visti recapitare veri e propri salassi che non risultano assolutamente giustificabili. Ecco perché chiediamo che l’Amministrazione comunale si adoperi per rivedere le tariffe e per trovare forme di alleggerimento di questo carico fiscale ormai insopportabile. Questo avrebbe dovuto essere il Natale della speranza per imprese commerciali che hanno una storia ultradecennale. Invece, quasi certamente, sarà il Natale della disperazione”.

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