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Ma che ne pensa Licitra, ex presidente del Corfilac

novembre 28
00:29 2013
Giuseppe_LicitraCi arriva in redazione la dichiarazione del prof. Giuseppe Licitra sull’elezione contestata di lunedi scorso dei nuovi vertici Corfilac. “Mi sento in dovere di intervenire in quanto c’è il concreto rischio che, dopo le scelte operate, si possa essere dinnanzi alla perdita del legame tra l’ente di ricerca e il territorio, con la possibilità di trasferire altrove, forse a Palermo, le scelte direttive del Corfilac. Due sono gli aspetti su cui c’è da porre la giusta sottolineatura perché si deve ripartire dalle condizioni di legalità e legittimità degli atti, aspetti che, a norma di statuto, sono stati tralasciati. Come tutti sanno avevo anche personalmente fatto un passo indietro non certo per motivi personali ma nell’interesse del Corfilac avendo l’Università dato la disponibilità non solo della mia persona ma anche del prof. Barbagallo e ancora di altri docenti universitari non presenti nel comitato dei consorziati. Invece siamo stati costretti a prendere atto che, in totale dispregio dello statuto (su cui tutti siamo d’accordo sul suo aggiornamento), si è deciso di mettere da parte il mondo dell’Università. Dobbiamo allora pensare che ci sia stato un disegno politico specifico teso a non dare il giusto riconoscimento al mondo accademico a cui tra l’altro toccava per legge, visto che in questi casi lo statuto è legge? A fronte di tale possibile disegno politico adesso si intende operare al fuori della legalità, con tutti i rischi che ne potranno derivare anche rispetto ai futuri provvedimenti amministrativi, dal pagamento degli stipendi ai lavoratori alle altre necessità che ha il Corfilac. E certamente questo mi dispiace personalmente anche se ho già notizia della scelta dell’Università di Catania di procedere intanto con una diffida per poi valutare altre forme d’azione. E di tale decisione non posso che mostrarmi riconoscente verso l’Università che ha deciso di sostenere la questione fino in fondo, lasciando dunque da parte gli aspetti personali. Piuttosto voglio esprimere la mia grandissima delusione per il comportamento dei produttori, rappresentati da Progetto Natura e da Ragusa Latte, laddove, nella libertà di ognuno e dunque con comportamenti legittimi, hanno però deciso di non appoggiare l’Università e il mondo accademico. Dobbiamo evidentemente ritenere, con rammarico, che non sono soddisfatti del lavoro, della gestione, dei servizi ricevuti a supporto dell’attività zootecnica da parte del Corfilac? Beh, se dovesse passare questo messaggio, mi farebbe davvero molto male sul piano personale visto che, anche fino a pochi minuti prima della votazione, ho ricevuto nuovi consensi sull’attività svolta sotto la mia presidenza. Eppure chi non ha sostenuto l’Università sono le stesse persone che si vantano dei risultati ottenuti parlando, giustamente, del Corfilac come centro d’eccellenza. Ed allora, delle due l’una, o l’Università non ha saputo gestire e dunque va, pur se illegittimamente rispetto allo statuto, emarginata oppure c’è da guardare con assoluta stranezza la necessità di discontinuità rispetto ai grandi risultati raggiunti. Sono cose che mi feriscono come persona e mi stranizza non poco il fatto che i produttori anche di quelle cooperative da una parte mi hanno sempre dato fiducia e sostegno e dall’altra hanno invece adesso allontanato il mondo dell’Università. Spero che si possa tornare a percorrere la strada della legittimità, rivedendo dunque le posizioni assunte perché aver rinnegato l’Università, lo dico in termini generali e assoluti, è un fatto di una gravità enorme che si può giustificare solo se si è stati dinnanzi ad una manifesta incapacità di produrre risultati. Ma se così fosse stato, perché in tutti questi anni, visto che quelle stesse persone erano all’interno del comitato dei consorziati, non hanno parlato, non hanno manifestato perplessità, non hanno suggerito altre tipologie di interventi? Perché oggi dicono che bisogna improvvisamente allinearsi alla discontinuità e buttare fuori l’Università? Ora c’è un centro di ricerca che ha pensato, costruito, lavorato e gestito la ricerca proprio partendo dall’Università e con il lavoro svolto assieme agli altri partner e, senza una motivazione concreta e reale, si dice nei fatti di non volere più l’Università. C’è una regia in tutto questo? Speriamo che la gestione del centro non diventi di tipo politico perché se sarà così, significa che stiamo consegnando il centro di ricerca nelle mani della politica. E a ben guardare, aprendo meglio gli occhi, proprio in questi giorni si è tornato a parlare dell’ipotesi del Governo regionale di creare un unico centro di ricerca su base regionale per le diverse filiere. Questo ci fa capire che, con l’accordo di qualcuno, si è messa in campo una mossa che nei fatti dà il via libera per portarsi tutto da Ragusa. Ovviamente non fisicamente ma l’obiettivo potrebbe essere quello di portare via la gestione per affidarla al mondo della politica. Ma se il Corfilac ha finora raggiunto i suoi obiettivi è perché è un centro di ricerca applicata al territorio, che vive tutti i giorni il territorio e le problematiche dei produttori. E la politica vuole entrare davvero in tutto questo? Da presidente del Corfilac ho sempre difeso il centro di ricerca dai continui attacchi della politica, a tutti i livelli. Ma adesso è ben chiaro che l’unico obiettivo è quello di gestire i fondi in una distinzione netta e chiara dalla gestione scientifica. Allora, è ben evidente, il vero problema è la gestione dei fondi? Io credo che questi due ambiti non possano andare separati. Non è pensabile che la ricerca scientifica debba bussare alla porta della politica per poter acquistare il materiale che serve per il proprio lavoro di ricerca a beneficio del territorio e delle produzioni. Rimetto all’Università la posizione rispetto alla difesa della legalità ma qualcuno ci deve dare risposte chiare sul perché l’Università dovrebbe stare in un centro di ricerca per poi dover chiedere alla politica la possibilità di svolgere la propria attività, come se fosse una concessione. Quale reale disegno c’è sul futuro del centro di ricerca? Il sindaco Piccitto, l’ex vicesindaco Cosentini e la Regione stessa, tutti presenti nel comitato dei consorziati, ci diano delle risposte mentre l’Università, ne sono sicuro, prima di ipotizzare un definitivo passo indietro, lavorerà per far sventolare alta la bandiera della legalità, con l’auspicio che si dia il giusto riguardo alla tutela dei lavoratori e del territorio”.

 

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