Reteiblea

La lotta nissena mortifica la Sicilia

Luglio 28
11:082013

provinciaAbbiamo annunciato il meeting di Caltanissetta organizzato dal Movimento 5 stelle a cui hanno partecipato i capigruppo parlamentari dell’Ars. Nel corso dell’incontro, Cancelleri, coordinatore del Movimento a Palazzo dei Normanni, ha tracciato il nuovo confine della riforma. “I liberi consorzi saranno nove, ricalcando l’attuale territorialità”, ha detto chiaro e tondo il capo dei grillini. Poi ha aggiunto, perchè non ci fossero dubbi sulle ragioni della rigidissima griglia: “E’ fuori discussione la creazione di quello di Gela o altri carrozzoni”. Ha detto proprio cosi’, carrozzoni. I consorzi, è il timore di Cancelleri, potrebbero rivelarsi tali? “Carozzoni e nuovi centri di potere”. Fermo restando che noi di Reteiblea siamo d’accordo con Cancellieri perchè la suddivisione in nove parti della Sicilia è ormai, come diciamo da tempo, metabolizzata, occorre però capire cosa vuol dire “liberi” consorzi. Liberi di che? C’è una contraddizione nella parola se massimo sono nove vuol dire che non ne possono nascere altri e quindi nessuno è libero di farlo. Quindi perchè nove, e non otto o sette? Le province sono nove, i consorzi restano nove. Accadde lo tesso 25 anni fa, quanto le province divennero province regionale invece che liberi consorzi come dice l’articolo 15 dello statuto. I consorzi dei Comuni, che sono nello statuto della Regione siciliana, e solo nello Statuto, da più di sessanta anni, potrebbero modificare la mappa delle strutture pubbliche territoriali dell’Isola. Il governo regionale, in verità, ha assicurato che i capoluoghi di provincia saranno tutti quanti sede dei capoluoghi del consorzio, con l’eccezione delle città metropolitane, ma questo non non basta, a quanto, pare. Si tradurrebbe in una perdita secca dei capoluoghi, a vantaggio delle città emergenti, come Gela (e non solo, ci sono in lista d’attesa tanti Comuni, come Caltagirone, Sciacca, Noto, Termini Imerese, Mazara del vallo, Canicattì Modica ecc). Sarebbe inevitabile il trasferimento di enti, organizzazioni politiche, uffici pubblici ecc. Insomma a noi sembra che ci si sta accorgendo della ca……ta fatta e non potendo, tuttavia, fermare l’abolizione delle province, si stia combattendo, solo apparentemente, una guerriglia che serve a lasciare le cose come stanno, o quasi. Ora ci vogliamo mettere un pò di pepe in questa discussione . Infatti la sfortuna ha voluto che alla testa dei due fronti contrapposti ci siano un cittadino di Gela, Rosario Crocetta, ed un cittadino di Caltanissetta. Giancarlo Cancelleri è nisseno purosangue, nato e vissuto a Caltanissetta; Rosario Crocetta, il Presidente della Regione, è un gelese senza rimedio. Il primo è entrato in politica da meno di un anno, ma ha imparato abbastanza presto a districarsi, il secondo è stato amministratore comunale, sindaco, eurodeputato e ha il pelo sullo stomaco lungo ed ispido. Fra le due città, fra il capoluogo di provincia e Gela, si combatte da sempre una guerra fredda. Ci fu un tempo in cui mancava solo il filo spinato una trentina di anni fa, Gela non aveva nemmeno il tribunale e dipendeva in tutto e per tutto, nonostante avesse il doppio di abitanti dal capoluogo. Da qui le proteste, assai vivaci. I morti di mafia – Cosa nostra contro la Stidda negli anni ottanta – più che le proteste, convinsero Roma ad istituire una sede di tribunale.

Poi, grazie alla politica, Gela ha effettuato il sorpasso: più parlamentari, più uomini politici emergenti. Il trasferimento della stanza dei bottoni a sud ha reso i gelesi meno esigenti.

Ed i nisseni?

Hanno fatto buon viso a cattivo gioco, è la democrazia, coi suoi numeri, e non c’è niente da fare. Piu’ abitanti, piu’ elettori. Il muro, pero’, non e’ stato abbattuto, e la linea Maginot oggi passa attraverso l’abolizione delle province, che priverebbe Caltanissetta del suo status symbol (e forse, qualcosa di piu’, come le sedi di uffici pubblici ) e regalerebbe a Gela il coronamento di un sogno a lungo cullato ( A quei tempi si scrisse a Roma dicendo “Duce, niente vogliamo, Gela provincia e bacino montano…”) I nisseni stanno in guardia, diffidenti e vigili, perchè la riforma amministrativa potrebbe impoverire la città, che ha subito la fine dell’industria mineraria (mentre a Gela nasceva il petrolchimico). Giancarlo Cancelleri è l’ultimo samurai, Rosario Crocetta il Cid campeador di Gela capoluogo(di consorzio, meglio che niente).
Noi Ragusani conosciamo un po questa storia per averla vissuta ma con toni ormai molto scoloriti tra le due città di Modica e Ragusa . A gela è un’altra cosa e ci dispiacerebbe che per far piacere ai compaesani si debba stravolgere il normale vivere quotidiano. Come finirà? Il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge che svuota la funzioni delle province, che diverranno enti di secondo livello, avranno compiti di indirizzo. Gli amministratori non saranno eletti a suffragio diretto, non riceveranno gettoni e assumeranno compiti di indirizzo. La Sicilia, che ha anticipato le intenzioni romane, votando l’abolizione delle province, accusa già qualche ritardo, non ha ancora legiferato sull’organizzazione territoriale dei consorzi e sul trasferimento delle funzioni (dalle province ai comuni). I segnali che vengono da Caltanissetta non consentono di essere ottimisti.

Notizie tratte da Siciliainfomazioni.com

About Author

Direttore

Direttore

Related Articles