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Cilia scrive a Barone. Meditate gente meditate….

maggio 14
23:09 2013

spec chioE’  naturale che le dichiarazioni di Sgarbi, assessore designato del candidato Barone,  sulle bellezze di Ragusa facciano nascere molte polemiche soprattutto da parte di chi nel mondo della cultura iblea ha sempre occupato un posto di rilievo. E cosi’ il pittore Franco Cilia scrive a Barone,

Carissimo Ciccio,

ho l’impressione che Vittorio Sgarbi abbia l’idea che Ragusa sia una città pietrificata nella sua bellezza e che consideri i suoi cittadini come dei ciechi che per vedere hanno bisogno dei suoi occhi. Ma non è così, come sbaglia in modo altrettanto eclatante, se non di più, lei che lo vuole come assessore, qualora venisse eletto come sindaco della città..

Ma torniamo seri. Le parentesi comiche lasciamole a Crozza, splendido nelle sue performances .

Ignazio Buttitta, cantore indiscusso di una Sicilia stanca di solitudine, ha scritto: “Un popolo è fottuto quando le parole non figliano parole e si divorano tra loro” e Vittorio Sgarbi deve essersi fatta l’idea che a Ragusa i suoi cittadini non hanno più parole, tesi che sembrerebbe avvalorata dal fatto che la sua proposta di affidare a un pastellista sciclitano, di cui qui non importa fare il nome,il compito di rovinare completamente il prospetto del palazzo INA in piazza S. Giovanni non abbia sollevato discussioni, proteste, avalli, ma silenzio, solo silenzio.

La proposta del giornalista Mario Papa, di mimetizzate la brutta facciata del Palazzo INA con l’installazione di specchi che riflettano l’immagine barocca della piazza, merita maggiore considerazione.

.

Ma tornando alle stravaganze di Sgarbi, ci troveremmo di fronte ad una specie di “silenzio assenso” inaccettabile anche se l’opera di riprodurre sulla facciata dell’immobile fosse di Picasso (ma di Picasso non è!), visto che quest’ultimo è un bene pubblico.

Ci vorrebbe un concorso di idee, un bando di gara da espletare, la presentazione dei bozzetti degli artisti invitati e una commissione di esperti che alla fine decida, oltre naturalmente il parere della Soprintendenza, che voce in capitolo in questi casi – e siamo nel cuore del centro storico di Ragusa Superiore! -ne ha da vendere e che sarebbe bene sentire chiara e forte.

Si chiede troppo, caro Ciccio Barone?

Credo di no. Amministrare – come Lei ben sa – non è un fatto privato: alcuni incarichi si possono dare ad personam, altri no, ne converrà. Lo impediscono, prima della legge, il buon senso e la grande storia di Ragusa, fatta di tanta bellezza artistica che capomastri, artigiani, scalpellini, semplici muratori hanno nel corso dei secoli lasciato.

Se siamo presenti nel Val di Noto con un numero considerevole di monumenti beni dell’Umanità assunti nel catalogo UNESCO lo dobbiamo a loro, al loro oscuro lavoro, portato avanti in silenzio, con passione, come è nel carattere dei ragusani, senza i clamori narcisistici e insolitamente encomiastici di Sgarbi.

Caro candidato Sindaco, se proprio vuole darsi da fare per migliorare l’aspetto urbano delle case, faccia un giro per il centro storico di Ragusa.

Noterà che molte facciate delle case sono rovinate da pitture plastiche dai colori stridenti, graffiati incompatibili con la muratura a pietra degli edifici, che ne espelle buona parte di tali inconcepibili rivestimenti.

Noterà che al posto delle inferriate in ferro battuto, ha preso il sopravvento uno spettrale e anodino alluminio anodizzato, che ritroviamo ormai anche nei portoni e nei finestroni delle case.

Se può e ha tempo, legga anche le lapidi marmoree che ricordano i nostri figli illustri (due sono proprio sotto il municipio, in corso Italia e via Cav. Distefano: noterà che il “qui” è accentato …); dia anche un’occhiata alla toponomastica: Palazzo Cosentini, ad esempio, è indicato come Palazzo Cosentino, ecc. ecc.

Mi fermo qui, e la lascio a ponderate riflessioni che credo siano necessarie, prima di avventurarsi nei deliri sgarbiani.

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