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Il Cisl…indro di Bernava

Marzo 03
11:532013

bernava cislLo scontro sulla questione delle Province fa traballare le alleanze all’Ars. Crocetta, che è stato amministratore locale, sa quanto le stesse, con le dovute modifiche, possano essere importanti per la Sicilia. Altri, ormai colpiti dalla sindrome del “cancellare” o del cancellieri ,vogliono fare piazza pulita di tutto anche di quel po’ di buono che innegabilmente c’è. E questo tira e molla rischia di creare fratture che in breve possono diventare insanabili. Va bene i per i Grillini che nel loro Dna è fortemente alimentata la componente “del tutti a casa” ma non riusciamo a capire cosa stia facendo il segretario della Cisl Bernava. Ogni giorno tira fuori dal suo “Cisl..indro” un pensiero che mira all’abbattimento dell’ente provincia ma lo fa senza dare un minimo di spiegazione e soprattutto senza indicare come si potranno superare tutti i problemi che ne deriveranno. “Tagliare i costi della politica è diventato un dovere morale, oltre che economico e sociale. Non è una invocazione di principio, né un semplice appello, ma un imperativo categorico, molto concreto.~Significa abolire le province, anzitutto. Cosi dice il segretario però non accenna a come affrontare il dopo province. Facciamo anche un piccolo riferimento al sentimento campanilistico che, devo dire, per noi siciliani e in particolar modo per noi del sud est, spesso dimenticati e limitrofi, è stato motivo di rivalsa e di crescita. Non per nulla eravamo l’Isola nell’Isola e il famoso modello Ragusa era un orgoglio tutto nostro. Pur piccoli e irraggiungibili , senza ferrovie, strade, porti e quant’altro, abbiamo tracciato una strada poi copiata, e spesso inquinata, da altri. Grazie all’economia agricola, la zootecnia all’avanguardia, anche un industria estrattiva e di produzione, un artigianato fra i migliori d’Italia, la provincia di Ragusa ha saputo crescere mentre tutti la volevano ridimensionare. Anche il turismo e è stato importante con il barocco, l’Unesco, Montalbano ed i ristoranti stellati. Purtroppo però, secondo Barnava e i criteri di Monti che il segretario invoca, probabilmente eravamo troppo piccoli per restare in piedi e subito la voglia di accorparci con qualcuno. Meglio Catania o Siracusa e la Cisl parte in quarta: facciamo un tutt’uno tra SR e RG facciamo SG. Una mossa forse avventata dal punto di vista della politica amministrativa ma valida per le finanze del sindacato che va a risparmiare i costi di una sede, del personale e forse anche di un segretario provinciale. Ma questo non basta per buttare tutto a mare. Ma andiamo per ordine lo statuto siciliano tanto auspicato ed agognato all’art. 15 recita :

1. Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell’ambito della Regione siciliana.
2. L’ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui Comuni e sui
liberi Consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria.
3. Nel quadro di tali principi generali spetta alla Regione la legislazione esclusiva e l’esecuzione diretta in materia di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali.

Dunque le province non ci sono più. Bernava non lo può ricordare ma quando questa variazione allo statuto originario entrò in vigore si presentò il problema di chi avrebbe potuto guidare l’esercito dei comuni pronti a nuove esperienze. Caltagirone voleva……Gela invece…… E Marsala, Alcamo, Modica, Vittoria, Taormina e via via fino a Rosolini o addirittura Frigintini che vantavano giuste rivendicazioni. Si decise allora di lasciare gli ambiti dove prima c’erano le province. E fu un gran bene. Ora bisogna aggiustare il tiro e Bernava deve puntare l’attenzione su questo. Le province hanno comunque una organizzazione, personale, uffici, mezzi, polizia provinciale, forestale, sanità, manutenzione etc etc. Allora serve solo migliorare la strategia. Basterebbe togliere qualche giocattolo alla regione. A che servono le ASI se sono provinciali, gli ato che lavorano in ambito provinciale e gli IACP, i consorzi universitari ed almeno altre 10 o 15 organizzazioni inutili che fanno riferimento alla provincia. Quando furono cancellate le AAPIT , con grande giubilo da parte del governo regionale di allora, si pensò a nuove formule di governance turistica che ancora oggi dopo 8 anni stentano ad essere riconosciute. Giusta invece la richiesta di diminuire i costi della politica provinciale riducendo gli eletti e gli amministratori. Qui basta indovinare la formula ed andare avanti. Bernava saprà bene come districarsi in questi meandri politici e dare qualche buon suggerimento.

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