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Siamo verdi dalla rabbia. Ma anche noi…

Gennaio 29
19:02 2013

hulk-arrabbiatoLe tegole ormai non le contiamo più . Ogni giorno ne arriva  una sulla pista di Comiso. Oggi tocca al ministro Passera che prima di andarsene, a quel paese,  con tutti i suoi colleghi ha deciso di dare un colpo mortale anche alla  nostra infrastruttura senza dimentica però anche Catania. Riportiamo da “il messaggero” on line:  Concentriamo  sforzi e investimenti sugli aeroporti che rientrano nei piani infrastrutturali europei e, al tempo stesso, confermiamo il ruolo degli scali territoriali che servono importanti realtà locali. Attraverso la razionalizzazione dei servizi, un piano di infrastrutturazione a medio periodo, la costituzione di reti aeroportuali, – ha  detto Passera  l’Italia può davvero ambire ad avere un sistema all’avanguardia e competitivo a livello internazionale, evitando sprechi di risorse pubbliche». Gli scali non di interesse nazionale  dovranno essere trasferiti alle Regioni competenti, che ne valuteranno la diversa destinazione d’uso e/o la possibilità di chiusura. Oggi sono 112, in Italia, gli aeroporti operativi. Di questi, 90 sono aperti al solo traffico civile (43 aperti a voli commerciali, 47 a voli civili non di linea); 11 militari aperti al traffico civile (3 scali aperti a voli commerciali, 8 a voli civili non di linea), 11 esclusivamente a uso militare. Sono, quindi, nel complesso 46 gli aeroporti commerciali: ai 43 civili se ne aggiungono i 3 militari (Grosseto, Pisa e Trapani Birgi). I 31 aeroporti di interesse nazionale individuati nella proposta sono classificati in base alla rilevanza e al traffico: 10 sono inseriti nella ‘Core Network’, cioè considerati di rilevanza strategica a livello Ue in quanto pertinenti a città o nodi primari; 19 in totale nella ‘Comprehensive Network’, tra quelli con traffico superiore a 1 milione di passeggeri annui (13) e quelli con traffico superiore a 500mila passeggeri annui e con specifiche caratteristiche territoriali (6), compresa la continuità; a cui si aggiungono altri due aeroporti non facenti parte delle reti europee, ma in espansione.  Dunque di Comiso  neanche l’ombra e forse Passera non sa nemmeno che esiste grazie anche alla “attenta” opera di promozione fatta fino ad ora. Ma nell’elenco, se andiamo a controllare bene,   i 10  super big sono Bergamo , Bologna, Genova, Milano Linate, Milano Malpensa, Napoli, Palermo, Roma Fiumicino, Torino, Venezia.  Catania come vedete non c’è e si vede superato in considerazione da Palermo. L’aeroporto etneo  è inserito tra i 13  con oltre un milione di passeggeri come Alghero, Bari, Brindisi, Cagliari,  Firenze, Lamezia Terme, Olbia, Pisa, Roma Ciampino, Trapani, Treviso, Verona e dunque Catania. Una bella batosta per le mire egemoniche della SAC convinta di poter accedere al gotha aeroportuale. E così arrivano ora le lamentele  «Il mancato inserimento dello scalo di Comiso nel nuovo Piano nazionale per lo sviluppo aeroportuale, come si evince dall’atto di indirizzo emanato oggi dal ministro dei Trasporti, Corrado Passera, è un duro colpo per il territorio ibleo e, più in generale, per l’intera economia della costa est della Sicilia».  Lo hanno dichiarato Enzo Taverniti e Rosario Dibennardo, presidenti, rispettivamente, della Sac spa, la società di gestione dell’aeroporto di Catania, e della Soaco spa, gestore della scalo casmeneo.  «Già a metà dello scorso agosto il ministro Passera si era espresso in tal senso», hanno proseguito Taverniti e Dibennardo, «e oggi ha ribadito la sua ben scarsa considerazione per una infrastruttura realisticamente di grande rilevanza per la crescita della nostra regione. Duole osservare come per lo scalo, di fatto pronto per essere operativo, il doversi reggere solo con le proprie forze economiche rappresenterebbe un grave handicap di partenza, in grado di minarne le sorti già dall’inaugurazione».  «La speranza», hanno concluso i due manager, «e che il governo riveda tale nefasto indirizzo e inserisca definitivamente l’aeroporto di Comiso fra quelli di interesse nazionale, facendosi carico di spese che, oggettivamente, competono allo Stato e non alle società o agli enti locali».   Per quanto poi riguarda il mancato inserimento dello scalo di Catania Fontanarossa nell’elenco Core Network Ten-t, inerente la rete dei trasporti individuati come nodi principali in base alla normativa europea, destinatari di alcune decine di miliardi di euro comunitari, il presidente Taverniti ha evidenziato come la decisione sia «in netta contraddizione con il fatto che la stessa agenzia Ten-t abbia finanziato il progetto di fattibilità della connessione intermodale tra l’aeroporto di Catania e la ferrovia. Paradossale che il governo italiano accetti senza contraddittorio una proposta dell’Unione europea, evidentemente costruita sulla base di riferimenti burocratici e amministrativi (aree metropolitane con popolazione superiore al milione di abitanti), senza tenere conto della realtà dei fatti, che vede invece lo scalo di Catania servire il 70% della popolazione siciliana, ossia circa 3 milioni di persone».   La verità  è comunque che nonostante le grandi aspirazioni Catania soffre di tutta una serie di difficoltà logistiche non indifferenti. Noi ci siamo abituati e quindi lasciamo correre ma pensate solo al fatto che l’aeroporto può essere messo in crisi da uno sbuffo dell’Etna oppure guardate alla circolazione stradale. Fontanarossa sembra inserito in un’area depressa con una rete stradale sottosviluppata. I posteggi sono insufficienti e malmessi come pure e questa è una cosa incredibile non è possibile arrivare con i mezzi al terminal delle partenze. In pratica chi deve prendere l’aereo entra dagli arrivi e deve salire alle  partenze con un solo ascensore per i carrelli e una scala mobile stretta e difficoltosa per via di  paletti e barriere. Insomma Catania farà tanti passeggeri ma ha anche tanta improvvisazione e così quando si arriva in aerostazione magari qualcuno potrebbe dire: roba da terzo mondo!

 

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