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La lettera di Mancini.

La lettera di Mancini.
Dicembre 15
22:432012

comiso-aeroportGli ultimi anni della storia nel settore aereo, in Sicilia, sono ricchi di avvenimenti particolari e spesso negativi. Ma molti dei passaggi più interessanti hanno visto, come protagonista, quel Luigi Crispino che agli inizi degli anni novanta, del secolo scorso, fondò la compagnia Air Sicilia. Domenica sera alle ore 21 a Teleiblea, sarà ospite proprio Luigi Crispino che risponderà alle domande del direttore Mario Papa. Naturalmente si parlerà abbondantemente di Comiso e delle sue prospettive che purtroppo non sembrano buone. Da cosa viene questa perplessità? La prima cosa da dire riguarda una lettera che  il ripescato presidente della SAC ha inviato alla Soaco. Mancini, che sappiamo è uno che con Comiso è sempre andato con i piedi di piombo, richiama il direttivo comisano agli obblighi inseriti nella famosa convenzione con l’Enav firmata il 5 novembre. Mancini ricorda che in caso di ulteriori ritardi nell’avvio della struttura, oltre la data stabilita del 5 aprile 2013, si incorrerà in delle penali da versare al ministero competente.Per la Sac infatti non si è ancora riusciti a concludere accordi con compagnie aeree disposte a volare su Comiso e questo potrebbe essere motivo di gravi ritardi. Non sappiamo se questa nota Mancini la ha inviata per spronare a far presto o per rimproverare quelli che si sono battuti in sua assenza per la convenzione senza rendersi conto delle difficoltà. E’ vero che nella lettera c’è scritto che, se ci fosse bisogno, Catania potrebbe offrire la propria competenza ed esperienza ma bastava telefonare piuttosto che scrivere a mo’ di rimprovero. Comunque il significato finale è che si prospetta un ulteriore ritardo nella consegna e Mancini sembra mettere le mani avanti! Giorno 21 dicembre intanto è convocata l’assemblea dei soci della SAC per l’elezione del nuovo presidente che quasi certamente non sarà più un ragusano. Cosa accadrà? Nessuno ora lo può sapere ma l’unica certezza è che passerà un’ altra stagione. Intanto nel panorama siciliano scoppia la polemica tra gli aeroporti di Palermo e Catania. Riportiamo un articolo pubblicato su Siciliainformazioni.com L’aeroporto di Palermo non decolla. Pur essendo più esteso degli altri scali siciliani, sembra destinato a recitare una parte da non protagonista nel traffico aereo dell’Isola. Confrontando lo scalo palermitano con Fontanarossa, il “cugino” catanese, salta subito all’occhio che il Falcone e Borsellino è costretto a inseguire, viaggiando su un volo in mezzo al temporale. Pur essendo dotato di due piste, di cui una lunga 3.270 metri e l’altra 2.040, l’aeroporto di Punta Raisi è secondo come flusso di voli rispetto a Catania, che ha invece una sola pista lunga 2.438 metri. Da gennaio a settembre di quest’anno, i passeggeri atterrati e decollati dallo scalo palermitano sono stati poco più di 3 milioni e 600 mila, il 6,8% in meno dell’anno scorso; mentre Fontarossa, nello stesso periodo ha avuto un traffico passeggeri di oltre 5 milioni, confermandosi il primo aeroporto del Mezzogiorno d’Italia. E lo scalo di Palermo non arriva neppure secondo: preceduto da Napoli Capodichino, si piazza al terzo posto, pur avendo ben due piste a disposizione. CATANIA VOLA – Facendo, inoltre, una stima di quali siano gli aeroporti più frequentati dai viaggiatori siciliani, appare evidente come il Falcone e Borsellino sia, di fatto, utilizzato prevalentemente da chi vive a Palermo e provincia. Trapani ha lo scalo di Birgi, che grazie ai voli low-cost, vanta un traffico che si aggira intorno al milione e mezzo di passeggeri. Il resto dei siciliani, dalla provincia di Agrigento a quella di Messina, preferisce volare da Catania. Il motivo è più semplice di quello che sembra: Fontarossa è più facile da raggiungere, si trova appena fuori Catania ed è ben collegato con la città dalla comoda tangenziale. In sostanza, per prendere l’aereo nello scalo etneo non è necessario entrare in città, come, invece accade a Palermo. PALERMO ARRANCA – L’aeroporto Falcone e Borsellino è da sempre tristemente noto per la sua pessima posizione geografica, che in passato è stata anche causa di tragici incidenti aerei. Se le nuove tecnologie hanno, in parte, sopperito ai limiti fisici della collocazione delle piste, rendendo più sicuro lo scalo, non si è ancora fatto abbastanza per consentire ai viaggiatori di raggiungerlo più agevolmente. Il punto, come già detto, è che per arrivare a Punta Raisi, tranne che non si parta dal Trapanese, bisogna attraversare la lunghissima circonvallazione di Palermo: ovvero sai quando parti, ma non quando arrivi. Il traffico perenne che affligge viale Regione Siciliana, nonostante i tanto decantati sottopassi, costituisce un ostacolo troppo grande per chi deve prendere un aereo in orario. In alternativa c’è il Trinacria Express, il treno che unisce la Palermo Centrale al terminal, ma è troppo poco per la mole di passeggeri che un aeroporto come quello del capoluogo siciliano dovrebbe ambire ad avere. Il risultato è un gigante dai piedi d’argilla e un’occasione sprecata. Almeno per adesso

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