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La protesta dei sindacati alla Regione parte da Scicli.

La protesta dei sindacati alla Regione parte da Scicli.
settembre 25
13:51 2012

Un coro unanime di protesta. Una voce unica che voleva farsi ascoltare fino a Palazzo dei Normanni, quella che si è levata questa mattina da Scicli. Davanti al Municipio si sono riunite le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil. Una scelta non casuale dato che nella famosa fiction Montalbano, il Comune sciclitano è sede del Commissariato di Vigata, presidio di legalità e giustizia. Presenti i segretari generali della Cgil delle provincie siciliane che con il portavoce Michele Palazzotto hanno deciso di far partire da Scicli la loro protesta contro la Regione Sicilia a che taglia i trasferimenti in modo sostenuto e indiscriminato tanto che i comuni non ce la fanno più a pagare gli stipendi ( dai tre ai quattro mesi di arretrato per quattro enti in crisi in provincia di Ragusa) e a rendere servizi adeguati ai cittadini. I segretari, oltre le opinioni espresse nei vari interventi di Aldo Mattisi, segretario generale della P Cgil di Ragusa, Gianfranco Marino, segretario generale della Cisl Fp di Ragusa e Ettore Rizzone della Uil Fps ragusana, hanno parlato dello stato di crisi finanziaria degli enti locali: indossando dei pantaloni bianchi e incatenandosi simbolicamente sugli scalini del Municipio. La manifestazione si è poi spostata nell’aula consiliare dove la protesta è continuata con la decisione di occupare la sede del civico consesso. Tale azione dovrebbe estendersi ai comuni della provincia, almeno quelli che evidenziano una maggiore sofferenza, come Modica, dove questa mattina si sono riuniti in assemblea sit-in i dipendenti comunali. “Ormai la misura è colma e non ci sono più margini di manovra per poter andare avanti – commentano Michele Palazzotto, segretario generale della F.p. Cgil Sicilia e Aldo Mattisi segretario generale della F.p.Cgil di Ragusa – Lo Stato e la Regione, con lo strumento della spending review, tagliano i trasferimenti in modo abnorme e scaricano le loro crisi sul territorio e quindi sui comuni. Oggi si rischia la rivolta sociale. Non ci sono più le condizioni per fronteggiare questa situazione in modo civile e con le regole della democrazia. I dipendenti degli enti sono allo stremo con tre o quattro stipendi di arretrato. E’ venuto il momento di sbracciarsi. I sindaci sostengano la nostra causa e comincino a fare i compiti in casa propria stanando gli evasori e gli elusori fiscali, tagliando gli sprechi e le spese futili e inutili e mettendo in campo una seria politica delle entrate che faccia affidamento sulle possibilità degli enti di introitare somme proprie per garantire gli emolumenti ai dipendenti e rendere servizi ai cittadini. A questo ragionamento,oggi non intravediamo valide alternative.”

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