Reteiblea

E Scarso pensa di ricorrere alla Corte Costituzionale

Luglio 21
17:212012

scarsoIl Consiglio dei Ministri ha definito i criteri per il riordino delle Province in Italia stabilendo che resteranno in vita gli enti con almeno 350 mila abitanti e con 2500 km quadrati di superficie avviando un iter normativo che dovrebbe concludersi entro il 2012. Questa scelta del Governo italiano ‘stride’ con le determinazioni dell’Assemblea Regionale Siciliana che con la legge 14/2012, oltre a commissariare le Province di Ragusa e Caltanissetta, ha stabilito di legiferare sul riordino delle Province entro la fine dell’anno fissando funzioni e competenze. Intrecci legislativi e normativi tra Stato e Regione che non aiutano a delineare il futuro di un Ente intermedio come la Provincia.

Sull’ultima decisione del Governo Nazionale interviene il commissario straordinario Giovanni Scarso: “Avevo esplicitato già nei giorni scorsi la mia posizione, dichiarandomi contrario all’accorpamento con la provincia di Siracusa. L’ennesima decisione del Governo sul riordino delle Province contribuisce a creare confusione e persevera nella violazione dialcuni principi costituzionali come quelli che prevedono che lo Stato riconosca e conferisca agli enti territoriali locali funzioni di amministrazione attiva (articoli 114, 117 e 118 Cost.). Nell’insistere con lo svuotamento funzionale delle Province – per di più con un atto legislativo eccezionale ma di rango ordinario – si appalesa un attacco reiterato all’assetto costituzionale e territoriale della Repubblica quale quello fissato dall’art. 5 Cost., laddove il principio di riconoscimento, secondo la lettura che ne dà la teoria della garanzia istituzionale di matrice ibero-germanica e che in Italia trova riscontri giurisprudenziali costituzionali a partire dalla fine del secolo scorso, sta a significare la presa d’atto, l’assunzione di un limite da parte del legislatore financo costituzionale che “lo Stato non può lecitamente sottrarre competenze alle autonomie locali al punto da renderne irriconoscibile la rispettiva identità”. E su quest’aspetto credo che ci siano i presupposti di una nostra iniziativa per un eventuale ricorso all’Alta Corte.  Questo è un aspetto, poi vi è l’aspetto anche questo incostituzionale su cui dovrebbe muoversi soprattutto la Regione Siciliana che il decreto legge del Governo Italiano è in contrasto con l’articolo 15 dello Statuto Siciliano. Quindi ci sono argomenti straboccanti sul piano giuridico per ribadire il no all’accorpamento della Provincia di Ragusa con altre province, restano poi gli aspetti culturali ed economici che non sono secondari sull’identità del nostro territorio rispetto a Siracusa e ora addirittura a Catania”.

Giovanni Scarso esprime preoccupazione per queste notizie che hanno un effetto devastante nei confronti dei cittadini che stanno perdendo i loro riferimenti istituzionali.

“Se apprezzo e condivido pienamente i tentativi del Governo nazionale di diminuire la spesa pubblica in questi tempi difficili di crisi globale, non posso condividere l’ipotesi dell’eventuale e irrimediabile perdita dell’identità e dell’orgoglio “ibleo”. In un passato non così lontano, 85 anni fa per la precisione, è stata istituita la provincia di Ragusa, distaccando una parte del territorio dalla Provincia di Siracusa, perché quest’ultima non era in grado di rispondere con la dovuta attenzione, alle specifiche esigenze del mondo agricolo ed industriale di questo territorio confinante con la provincia di Caltanissetta. Un accorpamento irrazionale e fatto solo sulla fredda regola dei numeri sarebbe indubbiamente un atto antistorico ed impopolare, che penalizzerebbe il lavoro quella popolazione ragusana estremamente ligia al proprio dovere civico e che, a fatica, ha costruito la sua identità grazie alla sua intraprendenza e laboriosità nel campo produttivo e culturale”.

 

 

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