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Creare le condizioni attraverso cui i siciliani possano costruire il loro futuro:

Luglio 19
18:322012
raffaele-lombardo-presidente-della-siciliaChe figura! La Sicilia  esce con le ossa rotte  dopo essere  stata messa alla gogna con  cinismo  e soddisfazione . Ma è giusto  dichiarare così facilmente e con gusto la morte civile di una Regione?  “La Sicilia e’ fallita”, hanno titolato a tutta pagina i quotidiani nazionali  “La Sicilia e’ già fallita: niente Statuto speciale alle Regioni sprecone. Con un debito di otre cinque miliardi di euro la Sicilia e’ la Grecia d’Italia e gli regaliamo 400 milioni per salvarla ”.Ma i tecnici sanno che si tratta di bugie almeno per quanto riguarda il regalo :  la Regione siciliana che ha un bilancio di 27 miliardi di euro e 400 milioni sarebbero appena una goccia ma la somma trasferita appartiene di diritto alla Regione, non e’ una regalia. La Sicilia, infatti, svolge funzioni che nelle altre regioni vengono svolte dallo Stato (motorizzazione civile, forestali ecc), e riceve pertanto le compensazioni derivanti da queste incombenze. Inoltre i siciliani pagano le tasse, come i liguri, i lombardi e gli altri. Ed una quota delle tasse spetta alla Regione. Essendo, però, una Regione a Statuto speciale, come le sue consorelle, non trattiene la parte che gli spetta direttamente, ma li ottiene attraverso un trasferimento dallo Stato. Siccome, com’e’ noto, Roma e’ in crisi di liquidità, e prima di Monti in crisi di volontà, le risorse della Sicilia non sono state trasferite, provocando problemi di liquidità. I 400 milioni di euro, dunque sono un’anticipazione della somma dovuta di più di un miliardo di euro.  Queste le giuste speigazioni portate da Lombardo che dobbiamo dire, qui, ha ragione. Ma da tiutte le parti arrivano messaggio poco incoraggianti. Il segretario regionale della Cisl scrive:  In Sicilia siamo alla fine di un’epoca. Siamo al tramonto di un modo di governare e fare politica. Perché il rischio del fallimento della Regione è tanto reale quanto pesante, e oggettiva è la natura finanziaria ed economica della crisi, che parte da lontano e non ha senso occultare la verità con confuse argomentazioni e giustificazioni politiche dal respiro corto. Se l’Europa richiama gli Stati a politiche di salvataggio con il rientro dal debito, è giusto che il governo nazionale pretenda che la Regione d’Italia più indebitata e con minor crescita, dia priorità alle politiche per risanare l’indebitamento e attivare economia e reddito. Esattamente quello che in Sicilia chiedono da due anni i sindacati e le associazioni delle imprese.  E ancora più difficile è immaginare un quadro sereno per i prossimi mesi di recessione, guardando allo tsunami sociale ed economico che si abbatterà sulle controllate e le partecipate di enti locali già in condizioni di dissesto. Su questa dura realtà, con verità e responsabilità, bisogna che si concentrino tutte le rappresentanze della comunità siciliana e, in primo luogo coloro che, attraverso la politica, si candidano a governare l’Isola. La rappresentanza politica ha il dovere di dare un esempio concreto. Ma su questo fronte, assistiamo ogni giorno al riciclo di vecchie, obsolete e insostenibili pratiche di occupazione del potere: quei costumi tipici della politica che ha generato e alimentato il fallimento piuttosto che arginarne l’esplosione.  Governare, e amministrare, non deve servire a riprodurre il potere di chi fa politica. Quest’epoca è finita e le tensioni di questi giorni attorno al default della Regione, ne sono solo effetti. Chi governa oggi, in tempi di crisi, prima che spendere bene e in fretta quanto dispone della comunità, deve qualificarsi per la capacità di produrre nuove risorse e recuperarne attraverso una buona amministrazione.  Chi vive e opera in Sicilia, sa quant’è devastante questa crisi che non dà segnali che possano indurre all’ottimismo. Anche perché nel governo delle amministrazioni e nelle scelte di governo, assieme all’assenza di strategie continua a prevalere la pericolosa mancanza di etica e del senso di responsabilità che la crisi, invece, imporrebbe. Per questo il governatore Lombardo non può che prendere atto: se i vertici del governo e dello Stato si assumono il problema Sicilia, è per le dimensioni vaste e per le cause strutturali della crisi economica, sociale e finanziaria, che la Regione vive. Lombardo lasci perdere invettive e richiami personalizzati, gli insulti, le evocazioni di complotti e di congiure golpiste. Nessuno può vestire i panni dell’agnello sacrificale. Serve solo consapevolezza e senso della misura. Serve creare le condizioni attraverso cui i siciliani possano costruire il loro futuro: un domani, per le loro figlie e i loro figli, all’insegna dello sviluppo, della serenità, della coesione sociale, della giustizia, del lavoro”.

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